Pensioni, aumenti differenziati nel 2026: gli importi per fascia di reddito

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A partire da gennaio 2026, le pensioni in Italia saranno rivalutate, ma con importi che variano a seconda dell’assegno percepito. Secondo le stime contenute nel Documento di economia e finanza approvato dal governo lo scorso 9 aprile, l’aumento medio sarà dello 0,8%, calcolato in base all’inflazione, che a febbraio 2025 si attestava all’1,6% per poi salire al 2% a marzo, stando ai dati preliminari Istat. Tuttavia, non tutti i pensionati beneficeranno dello stesso incremento, poiché la normativa prevede una scala di adeguamento proporzionale.

Per chi percepisce fino a 1.000 euro mensili, l’aumento sarà di 8 euro, mentre per gli assegni da 2.000 euro si passerà a 16 euro in più. Le pensioni da 3.000 euro avranno una rivalutazione di 24,63 euro, e quelle da 5.000 euro riceveranno 37,50 euro aggiuntivi. La differenziazione si basa su scaglioni precisi: fino a 2.413,60 euro l’aumento sarà del 100%, mentre per gli importi compresi tra 2.413,61 e 3.017 euro la percentuale scende al 90%. Oltre questa soglia, infine, la rivalutazione si ferma al 75%.

Il meccanismo di perequazione automatica, che lega gli aumenti all’inflazione, mira a preservare il potere d’acquisto dei pensionati, seppure in modo non uniforme. Se da un lato i titolari di assegni più bassi beneficeranno di un incremento pieno, dall’altro chi percepisce importi più elevati vedrà ridotta la rivalutazione. Una scelta che riflette l’intenzione di sostenere maggiormente le fasce meno abbienti, in un contesto economico caratterizzato da un progressivo rialzo dei prezzi.

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