Napoli, forbici nell’addome dopo l’addominoplastica: sette mesi di dolori e una denuncia per il chirurgo
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Redazione Interno
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Si era affidata a una clinica privata del capoluogo campano per quella che doveva essere una normale procedura di rimozione del grasso addominale, ma l’intervento – eseguito il 25 ottobre 2025 – ha finito per trasformarsi in un vero e proprio calvario giudiziario e fisico. La paziente, una donna di 53 anni originaria di Casandrino ma residente in provincia di Piacenza, aveva scelto l’addominoplastica con l’obiettivo di migliorare il proprio benessere; una volta dimessa, però, mentre si trovava a casa dei genitori per la convalescenza, ha iniziato quasi immediatamente ad accusare sintomi ben più gravi di quelli previsti dal decorso post-operatorio. I forti dolori addominali, ai quali si sono accompagnati malori ricorrenti e persino episodi di perdita di coscienza, hanno presto spinto la donna a cercare assistenza, contattando inizialmente i sanitari del 118 che le avrebbero consigliato un immediato ricovero.
La scoperta dopo mesi di sofferenza e il ruolo del medico curante
Contrariamente al parere degli operatori del pronto intervento, la 53enne ha preferito rivolgersi direttamente al chirurgo che l’aveva operata; questi ha gettato acqua sul fuoco, attribuendo i malesseri a sintomi tipici della fase post-operatoria. Dopo alcune analisi che evidenziavano la presenza di un’infezione, il medico ha prescritto una terapia antibiotica senza però indagare oltre. La situazione, lungi dal migliorare, è anzi progressivamente peggiorata, spingendo la paziente a consultare il proprio medico curante, il quale – a differenza del chirurgo estetico – ha deciso di fare chiarezza prescrivendo una tac. L’esame diagnostico, eseguito lo scorso 7 maggio in un noto centro napoletano, ha restituito un referto a dir poco impressionante: su un lato dell’addome era ben visibile un oggetto metallico della misura di oltre 15 centimetri, compatibile con un paio di forbici di tipo chirurgico.
Le pressioni per tornare in sala operatoria e la denuncia alla polizia
La dinamica successiva alla scoperta ha aggiunto ulteriori elementi di inquietudine a un quadro già di per sé grave. Stando alla denuncia presentata dalla donna alla Polizia di Stato, la dottoressa del centro radiologico – anziché indirizzarla immediatamente verso il pronto soccorso più vicino per un intervento d’urgenza – avrebbe invece informato il chirurgo che l’aveva operata. Questi ha rapidamente contattato la paziente, suggerendole di rimuovere l’oggetto estraneo sottoponendosi a un secondo intervento, ma sempre nella stessa struttura dove si era verificato il primo errore; un invito che, secondo quanto riportato nell’esposto, sarebbe stato reiterato anche dalla moglie del professionista. La 53enne, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, ha opposto un netto rifiuto: “Desistevo e decidevo di avvalermi dell’ospedale Fatebenefratelli”, si legge nel documento consegnato alle forze dell’ordine. Attualmente ricoverata proprio nel nosocomio napoletano, la donna attende l’intervento chirurgico per l’asportazione delle forbici.
Le indagini in corso e il supporto della fondazione Caliendo
La vicenda, finita al centro di un’inchiesta giudiziaria, vede la 53enne sostenuta dalla Fondazione Domenico Caliendo – l’associazione nata in memoria del bambino deceduto a Napoli a causa di un trapianto di cuore fallito – e dal suo legale, che ha già annunciato l’intenzione di presentare un’integrazione alla denuncia. Quest’ultima riguarderà specificamente la condotta della dipendente del centro diagnostico che, invece di attivare i protocolli d’emergenza, ha scelto di contattare il chirurgo presunto responsabile della dimenticanza. Le forbici, rimaste nell’addome per oltre sette mesi, sono state finalmente individuate; ora la parola passa agli inquirenti, che dovranno accertare eventuali profili di responsabilità penale legati a quella che appare a tutti gli effetti come una macroscopica ipotesi di malasanità.




