Il mistero di Siena: il Corpo di Miriam trovato sul tetto, il conto dei tornelli non torna
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Redazione Interno
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Il corpo di Miriam Oliviero, la giovane di 24 anni scomparsa da Monteroni d’Arbia, è stato rinvenuto senza vita su un terrazzino, un luogo defilato e difficile da scorgere, situato nelle immediate adiacenze della base della Torre del Mangia, proprio a ridosso di piazza del Campo. A scoprirlo, dopo intense ore di apprensione e ricerche che avevano mobilitato, oltre alle forze dell’ordine, anche numerosi volontari e semplici cittadini allarmati dalla diffusione delle sue foto, sono stati i carabinieri coadiuvati dai vigili del fuoco, giunti sul posto seguendo la traccia della geolocalizzazione del suo telefono cellulare. L’intervento dei soccorsi, sebbene immediato, non ha potuto che constatare il tragico epilogo di una vicenda che per quattro giorni ha tenuto col fiato sospeso l’intera provincia senese, lasciando ora spazio a una profonda indagine per far luce su quanto accaduto.
L’enigma del controllo accessi
Proprio mentre le autorità avviano i necessari accertamenti per ricostruire le dinamiche della sciagura, emerge un dato inquietante che trasforma il dolore in un rompicapo dalle proporzioni angoscianti. Il sistema di monitoraggio degli ingressi alla Torre del Mangia, che impone un limite massimo di venticinque visitatori per volta e ne registra il passaggio attraverso appositi tornelli, avrebbe dovuto segnalare un’anomalia già al termine dell’orario di visita. Se ne contavano venticinque saliti, come confermato dal semaforo digitale che indica la disponibilità di posti, ma a fine giornata, quando il monumento è stato svuotato, il conteggio delle uscite non ha corrisposto a quello delle entrate; uno di loro, infatti, non è mai sceso, un’assenza nel flusso regolare dei dati che ora si intreccia in modo drammatico con il ritrovamento del corpo della ragazza, lasciando aperto un interrogativo cruciale su come nessuno si sia potuto accorgere della sua presenza, o della sua assenza, per un lasso di tempo così prolungato.
Le ricerche concentrate nel centro storico
La scoperta è avvenuta in un’area del centro storico di Siena che, del resto, era già fin da subito al centro delle attività di ricerca, dopo che le prime indagini investigative avevano indicato proprio in quel quadrante urbano, cuore pulsante della vita cittadina, l’ultima posizione nota del suo smartphone. I familiari, che l’avevano descritta come una ragazza di circa centocinquantacinque centimetri di altezza, con i capelli corti e neri, e che ne avevano diffuso pubblicamente l’immagine nel disperato tentativo di ricevere notizie, si trovavano a fronteggiare l’amara verità dopo che per giorni si era nutrita la flebile speranza di un ritrovamento in vita, una speranza alimentata dal lavoro instancabile di chi aveva setacciato vicoli e piazze.
Il luogo del ritrovamento e gli sviluppi dell’inchiesta
La posizione precisa in cui è stata ritrovata Miriam Oliviero è stata identificata come il tetto interno del Palazzo Pubblico, una superficie limitrofa alla parte bassa della torre, un punto non immediatamente visibile e di non semplice accesso, il che aggiunge ulteriore complessità al lavoro degli investigatori, chiamati a stabilire con esattezza le modalità e le cause della morte. L’inchiesta, che procede senza sosta, dovrà ora incrociare i dati tecnici forniti dal sistema di contabilità dei visitatori con gli elementi raccolti sul campo e con gli esiti delle indagini medico-legali, cercando di dipanare la matassa di una vicenda che unisce il dolore per una giovane vita spezzata alla necessità stringente di verità.




