Trovato il Corpo di Miriam, giallo sulla morte della giovane bibliotecaria
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Redazione Interno
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Il silenzio di Siena, spezzato solo dai passi affrettati in Piazza del Campo, è stato interrotto da una scoperta che ha riportato a una ricerca iniziata sotto i migliori auspici e conclusasi, invece, nel modo più drammatico. Il corpo senza vita di Miriam Oliviero, la ventiquattrenne scomparsa da tre giorni, è stato rinvenuto nella mattinata di venerdì su un tetto di Palazzo Pubblico, a poche decine di metri dalla slanciata Torre del Mangia, lì dove pochi occhi, di solito, si spingono a guardare. A individuarlo è stato il personale del Comune, il cui sguardo, casualmente o per un tragico destino, è caduto sulla terrazza retrostante la torre, in prossimità degli antichi merli, rivelando una verità che parenti e forze dell'ordine, da mercoledì, temevano di dover affrontare.
Le ricerche e il ritrovamento
Le operazioni di ricerca, condotte senza sosta dai carabinieri e dai vigili del fuoco con l’aiuto prezioso dei volontari, avevano preso il via dopo che la giovane, impiegata presso la biblioteca comunale di Monteroni d’Arbia, non si era presentata al lavoro il giorno precedente, un mancato appuntamento che aveva immediatamente insospettito i familiari. La sua assenza, del tutto inusuale, aveva spinto i genitori Fatima e Gennaro a lanciare un accorato appello, un grido di aiuto che per due interi giorni aveva mobilitato una intera città, la quale adesso, però, deve fare i conti con un epilogo che nessuno si augurava. Il suo percorso, che si ipotizza abbia incluso la salita dei quattrocento gradini che portano alla cima del celebre monumento, si è interrotto bruscamente, lasciando dietro di sé una scia di interrogativi a cui le indagini dovranno dare una risposta.
Le indagini della procura
La Procura di Siena, per voce del pm di turno Valentina Magnini, ha già avviato un fascicolo d’indagine per far luce sulla dinamica della morte, un giallo che tiene con il fiato sospeso chi conosceva Miriam e non solo. Gli inquirenti, stando a quanto emerso nelle prime fasi, propenderebbero per l’ipotesi del gesto volontario, una ricostruzione che cerca conferme, in particolar modo, nelle riprese delle telecamere di videosorveglianza della zona, le quali avrebbero immortalato la caduta. La magistrata, che ha personalmente effettuato un sopralluogo all’interno della Torre e di Palazzo Pubblico protrattosi per circa un’ora, ha disposto l’esame autoptico, un passaggio ritenuto cruciale per ottenere elementi più certi e delineare con maggiore precisione la sequenza degli eventi che hanno portato alla tragedia.
I punti da chiarire
Tra gli elementi che gli investigatori stanno analizzando con attenzione c’è anche il biglietto d’ingresso per la salita alla Torre del Mangia, un dettaglio che, se confermato, stabilirebbe senza ombra di dubbio l’itinerario compiuto dalla ragazza prima di morire. La sua presenza in quel luogo, così iconico e al tempo stesso così isolato, rappresenta il cuore di una vicenda che appare, per molti versi, ancora oscura. Le indagini proseguono ora su un doppio binario, quello tecnico delle perizie e quello, altrettanto importante, della ricostruzione dei suoi ultimi movimenti, nella speranza di dipanare una matassa che, al momento, resta strettamente annodata.




