Elettra Lamborghini e i “festini bilaterali” sbarcano all’Eurovision 2026: “ci vuole coraggio” contro Victoria Swarovski
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ci voleva, forse, un tocco di incoscienza o semplicemente quella schiettezza che l’ha resa celebre, per trasformare un tormentone nato tra le pareti del Casinò di Sanremo in un marchio di fabbrica esportato fino a Vienna. Elettra Lamborghini, affiancata da Gabriele Corsi nella conduzione della versione italiana dell’Eurovision Song Contest 2026, non ha resistito alla tentazione di rilanciare i celebri “festini bilaterali” – quelle notti insonni diventate virali durante il Festival – proprio nel corso della seconda semifinale, tenendo incollati al video gli spettatori e riaccendendo un immaginario pop che ormai sembra non conoscere più confini geografici. Ma la vera bordata, quella che ha fatto il giro dei social in poche ore, è arrivata quando la Lamborghini ha puntato il mirino contro la collega austriaca Victoria Swarovski, senza troppi giri di parole: “ci vuole coraggio”, ha detto la conduttrice, commentando un dettaglio estetico – i capelli bagnati – con quel tono tra l’ironico e il tagliente che ormai le riconoscono anche i detrattori.
La semifinale che ha rimesso in scena il tormentone delle notti viennesi
Mentre Sal Da Vinci si prepara a tornare sul palco nella finale di sabato con “Per sempre sì”, la macchina dell’Eurovision continua a macinare ascolti e polemiche sorde, e la Lamborghini, dal canto suo, sembra aver trovato una seconda giovinezza narrativa proprio in quell’allergia mai sperimentata prima – come ha confessato in un video pubblicato dal letto, con la testa sul cuscino, i capelli raccolti e un asciugamano avvolto attorno al – che l’ha costretta a convivere con tosse, naso chiuso e i postumi di una cistite. Non è un dettaglio secondario, perché il malessere fisico si è trasformato in una lente attraverso cui l’artista ha raccontato la trasferta austriaca: un racconto intimo, senza filtri, dove l’asciugamano fa da scenografia a una stanchezza che diventa spettacolo. E proprio in quel frangente, tra un colpo di tosse e l’altro, la Lamborghini ha lasciato intendere che l’“inferno” dell’Eurovision non fosse fatto solo di performance e luci, ma anche di dinamiche di spalla poco gestibili.
Quando essere ovunque diventa un problema serio: il rischio di un protagonismo a oltranza
“Troppo protagonista, ma sfortunatamente non è l’unica” – hanno scritto più o meno tutti quelli che seguono la kermesse con il contagocce. Il problema, se di problema si può parlare, è che la Lamborghini occupa uno spazio narrativo che non ammette vuoti: ogni sua uscita, fosse anche una storiella di mezz’ora sui social con l’asciugamano in testa, diventa subito un caso. E nel caso specifico della seconda semifinale, la stoccata a Victoria Swarovski – erede dell’impero dei cristalli, ma qui ridotta a bersaglio di una battuta sui capelli bagnati – ha riaperto il capitolo dei “festini bilaterali” quasi fosse un ritornello obbligato. Non c’è stato bisogno di granché: la Lamborghini ha citato l’espressione, il pubblico ha riconosciuto il tormentone e i riflettori si sono riaccesi. Peccato che, nel farlo, qualcuno abbia notato come l’asse Corsi-Lamborghini rischi talvolta di scivolare in una conduzione a due velocità, dove uno dei due – per l’appunto, lei – finisce per mangiare la scena anche quando basterebbe un semplice passaggio di microfono.
La cronaca di un malessere da palcoscenico e quel video dal letto che spiazza tutti
C’è un’immagine, però, che restituisce meglio di ogni altra lo spirito di questa edizione 2026 dell’Eurovision: quella della Lamborghini ancora una volta sdraiata, con i capelli raccolti e l’asciugamano a coprirle il, che racconta ai suoi follower di un’allergia “mai avuta prima, assurdo”. E lo fa con la stessa naturalezza con cui, qualche sera prima, aveva dato del coraggio alla collega austriaca. Nel video non ci sono scenografie patinate né trucchi di regia: c’è solo una donna stremata dalla tosse, dal naso chiuso e da una cistite che non molla, mentre spiega che Vienna l’ha messa ko come forse neanche il tour più duro aveva fatto. È una narrazione cruda, priva di filtri, che trasforma il malessere in contenuto e il contenuto in condivisione. D’altronde, se c’è una cosa che la Lamborghini ha dimostrato di saper fare – al di là delle cronache di palcoscenico e delle frecciate alle colleghe – è quella di trasformare ogni imprevisto in un’occasione per restare al centro del discorso pubblico, senza bisogno di conclusioni o di giudizi terzi.




