Sondaggi, il vento cambia ancora: FdI consolida il primato, il Pd arretra e il caso Vannacci scalda i motori

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La fotografia scattata da Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera restituisce una realtà politica che, almeno per il momento, smentisce le narrazioni di una rimonta imminente del centrosinistra. Fratelli d’Italia, lungi dal risentire del logoramento della maggioranza o delle tensioni internazionali che continuano a gravare sull’esecutivo, vola sensibilmente: il partito guidato da Giorgia Meloni guadagna un punto e mezzo, assestandosi attorno al 27,6%.

Un incremento, questo, che appare ancora più significativo se letto in controluce rispetto al tracollo del principale competitor, il Partito democratico di Elly Schlein, il quale perde ben il 2,2% scendendo al 20,1%, un dato che rappresenta una vera e propria doccia fredda per il Nazareno.

A pesare sulle rilevazioni non è solo l’effetto delle recenti elezioni amministrative – che pure hanno mostrato la tenuta delle coalizioni locali – ma anche una certa difficoltà dell’opposizione a trovare una narrazione capace di intaccare la solidità del consenso meloniano.

L’effetto delle comunali e il peso del generale

Se il centrodestra, complessivamente, mantiene una posizione di vantaggio, l’ago della bilancia potrebbe presto non essere più solo la tradizionale alleanza tra Lega e Forza Italia. La simulazione elettorale, basata sull’ultima ipotesi di riforma dello "Stabilicum" – un meccanismo che riduce il premio di maggioranza rispetto al passato – mette in luce un fenomeno difficilmente ignorabile: l’ascesa di Roberto Vannacci.

Il generale, con il suo movimento Futuro Nazionale, raccoglie oggi un consenso che oscilla tra il 4,3% e il 4,8% a seconda degli istituti, tallonando ormai la Lega di Matteo Salvini e scavalcando di fatto le formazioni centriste. Un risultato, il suo, che lo trasforma in un "osservato speciale" capace di cambiare gli equilibri parlamentari: se la sua lista dovesse restare fuori dalla coalizione di centrodestra, il cosiddetto "campo largo" conseguirebbe un vantaggio tale da scattare il premio di maggioranza, sovvertendo le gerarchie attuali.

I numeri della crisi dem e lo scenario dei seggi

Al di là delle percentuali lisce, è il calcolo dei seggi a rivelare la portata della débâcle democratica e l’effetto moltiplicatore di Vannacci. Con l’attuale legge (il Rosatellum), il centrodestra potrebbe contare su 197 seggi alla Camera senza l’apporto del generale; aggiungendo il suo 4,3% – e i relativi 11 seggi – la forbice si allarga ulteriormente. Dall’altra parte della barricata, invece, nonostante i proclami post-referendari, il Pd fatica a raccogliere i frutti del dissenso verso il governo.

La flessione del partito di Elly Schlein, unita al lieve arretramento del Movimento 5 Stelle (che pure resta stabilmente sopra il 12%), consegna alla sinistra un quadro desolante: l’alleanza ristretta tra Pd, M5S e Avs si fermerebbe a circa 179 deputati, distante dalla soglia per governare senza patemi. Una situazione che alcuni analisti, come Paolo Mieli, hanno letto come il segno di una "vitalità" della destra in contrapposizione a una sinistra che appare invece ideologicamente appannata.

Lo stallo dell’opposizione e il rebus delle alleanze

Mentre i sondaggi consegnano a Giorgia Meloni un gradimento che, nonostante qualche lieve flessione contestuale, mantiene la leadership indiscussa, gli schemi del centrosinistra mostrano tutte le loro crepe. La narrazione che voleva i referendum come apripista di una "cavalcata trionfale" è stata smentita dai numeri: l’elettorato, infatti, non sembra aver premiato la conflittualità interna all’opposizione né le difficoltà nel trovare un candidato unitario credibile.

E se per il centrodestra la gestione della "questione Vannacci" rimane un rompicapo – tra veti incrociati di Forza Italia e aperture timide della Lega – per il Pd il problema è più strutturale: si tratta di una caduta libera che lo porta ai minimi storici, con un elettorato che sembra non riconoscersi più nella segreteria Schlein.

La simulazione di Pagnoncelli, in questo senso, non fa che certificare una fase di stallo per il campo progressista, incapace di sfruttare le difficoltà internazionali e quelle legate alle politiche economiche del governo per guadagnare terreno su una destra che, anzi, continua serenamente a macinare consensi.

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