Tragedia sull'Himalaya: alpinisti italiani travolti da valanga nel sonno
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Redazione Interno
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Una tragedia di proporzioni immense, che ha il sapore amaro di un destino beffardo, si è consumata sulle vette himalayane del Nepal, dove cinque alpinisti italiani hanno perso la vita, travolti dal ciclone Montha che ha scatenato tempeste di neve e valanghe. Le autorità locali, le cui comunicazioni si sono intrecciate con quelle della Farnesina nel tentativo di fare chiarezza su una situazione in divenire, hanno confermato il decesso di due scalatori, mentre per altri tre connazionali si parla ancora di dispersi. La furia degli elementi, che si è abbattuta con violenza inaudita su quelle altitudini, ha colpito nel modo più subdolo, durante il riposo, quando gli alpinisti si trovavano all'interno delle loro tende, ignari del pericolo imminente che si stava per abbattere su di loro.
La dinamica dell'incidente sul Panbari
La spedizione sul Panbari Himal, una vetta che sfiora i settemila metri, è stata interrotta bruscamente da una valanga che, seppellendo il campo uno sotto una coltre di neve spessa due metri, ha stroncato le vite di Stefano Farronato e Alessandro Caputo. I due, che erano parte di un trio, sono stati sorpresi nel sonno dall'evento catastrofico; il loro compagno, un alpinista di Pinerolo, si era precedentemente allontanato dal campo a causa di un malore, fatto che, sebbene drammatico, gli ha permesso di sfuggire alla stessa sorte. Le operazioni di ricerca e soccorso, complicate dalle condizioni meteorologiche proibitive e dalla quota elevata, oltre i cinquemila metri, hanno proceduto con lentezza, confermando purtroppo le peggiori aspettative dopo giorni di angosciante attesa.
Un altro fronte di crisi sullo Yalung Ri
Parallelamente alla sciagura sul Panbari, un altro gruppo di italiani è stato coinvolto in un incidente distinto, sebbene causato dalle stesse condizioni atmosferiche estreme, sul versante dello Yalung Ri. Anche in questo caso, una slavina ha investito gli scalatori, e mentre le notizie ufficiali confermano la morte di cinque connazionali in totale tra le due montagne, almeno due di loro risultano ancora dispersi in questa seconda area. La Farnesina, che sta seguendo da vicino la situazione con le autorità nepalesi, mantiene un velo di cautela sulle identificazioni, sebbene si parli di due abruzzesi, una guida alpina e un fotografo, tra le vittime.
I profili delle vittime accertate
Stefano Farronato, cinquantunenne originario di Bassano del Grappa, era un arboricoltore che alla sua professione univa una passione viscerale per le spedizioni in ambienti estremi, come egli stesso amava definirsi. Alessandro Caputo, ventottenne milanese, era uno studente in legge, il cui amore per la montagna lo aveva spinto a confrontarsi con una delle vette più impegnative del pianeta. Le loro storie, così diverse eppure accomunate da un medesimo, tragico epilogo, raccontano di uomini mossi da un'incrollabile determinazione, spentasi sotto la forza cieca della natura.




