L’aiuto del Golfo spinge Paramount nell’acquisizione di Warner Bros Discovery
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Redazione Economia
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Quando la scalata si fa dura, e il prezzo da pagare sfiora gli 81 miliardi di dollari, anche i colossi dell’intrattenimento americano possono trovarsi costretti a cercare alleati fuori dai confini tradizionali della finanza occidentale. È quanto accaduto a Paramount, il gruppo guidato da David Ellison, che nelle ultime settimane ha accelerato in modo deciso l’operazione per rilevare Warner Bros Discovery, un’acquisizione che – va detto – era stata più volte contestata dalla stessa Warner alla fine del 2025 proprio per la presunta fragilità delle garanzie economiche offerte. A sbloccare la situazione, secondo quanto ricostruito dal Wall Street Journal, è stato un afflusso di capitali senza precedenti proveniente da tre fondi sovrani del Golfo, i quali hanno trasformato una trattativa in stallo in un’operazione ormai prossima alla firma.
Ventiquattro miliardi dai fondi sovrani, con il Pif saudita in prima linea
Il nerbo dell’operazione risiede in impegni vincolanti di capitale per circa 24 miliardi di dollari, una cifra che Ellison e i suoi consulenti hanno saputo mettere sul tavolo dopo mesi di silenzi e interlocuzioni riservate. A fornire la quota più sostanziosa – dieci miliardi – sarà il Public Investment Fund (Pif) saudita, il veicolo attraverso cui Riyadh sta da tempo diversificando il proprio peso economico oltre la rendita petrolifera. Accanto al Pif figurano anche la Qatar Investment Authority (Qia) e la società L’imad Holding, con sede ad Abu Dhabi, tutte convinte – a quanto filtra da fonti vicine al dossier – che l’alleanza con Paramount rappresenti una via d’ingresso privilegiata nel mercato dei contenuti e delle piattaforme americane.
Il risiko dei media e il ruolo di Larry Ellison come garante silenzioso
Prima che l’asse con i sovrani arabi si consolidasse, la strategia di David Ellison aveva già un pilastro familiare: il patrimonio del padre Larry, cofondatore di Oracle, era stato indicato come la prima fonte di solidità finanziaria per rispondere alle obiezioni sollevate da Warner Bros Discovery. Tuttavia, l’entità dell’esborso necessario per chiudere l’acquisizione – otto decine di miliardi che pochi gruppi al mondo possono raccogliere autonomamente – ha reso indispensabile l’intervento esterno. Così, l’apporto congiunto di Pif, Qia e L’imad Holding non si limita a coprire quasi un terzo del valore dell’affare, ma fornisce a Paramount quella massa critica di liquidità che mancava ai tavoli negoziali di fine 2025.
Guerra alle spalle e accelerazione finale sulla Warner
La cronaca di queste settimane racconta di una Paramount che, dopo essersi aggiudicata la sfida miliardaria contro Netflix per il controllo di Warner Bros Discovery, non ha più atteso. Le schermaglie iniziali – quando i vertici della Warner mettevano in dubbio la serietà dell’offerta – hanno lasciato il posto a riunioni convulse e a bozze di accordi viaggiate avanti e indietro tra New York, Riyadh e Doha. Ora, con gli impegni vincolanti formalizzati, l’ultimo miglio appare compiuto: le firme sono attese a breve, e l’intero impianto dell’acquisizione poggia su una struttura di capitale in cui i fondi sovrani del Golfo giocano un ruolo decisivo, senza che per questo – almeno stando alle informazioni pubbliche – sia stato chiesto loro un posto nel comitato esecutivo o un potere di veto sulle scelte creative.




