Prezzo del petrolio in calo, benzina a 1,88 euro al litro dopo il rientro delle tensioni
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Redazione Economia
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Il prezzo del petrolio torna a scendere e porta la benzina a 1,88 euro al litro, il livello più basso registrato nell’ultimo mese e mezzo. Il movimento delle quotazioni energetiche accompagna una giornata caratterizzata da andamenti differenti sui mercati finanziari internazionali, mentre gli operatori continuano a valutare le conseguenze del conflitto in Medio Oriente e gli effetti dell’accordo tra Stati Uniti e Iran. Il calo del greggio arriva dopo settimane segnate da forti oscillazioni, durante le quali le tensioni geopolitiche avevano sostenuto i prezzi delle materie prime energetiche e aumentato le preoccupazioni sulle prospettive dell’economia globale.
La seduta del 17 giugno mostra un quadro eterogeneo in Asia. Hong Kong arretra dello 0,9%, appesantita dalle prese di profitto sui titoli tecnologici, mentre le Borse cinesi di Shanghai e Shenzhen oscillano attorno alla parità senza indicare una direzione precisa. Di segno opposto l’andamento di Tokyo, che chiude in rialzo dello 0,86%, e di Seul, che mette a segno un progresso dell’1,58%. Parallelamente si rafforzano i titoli di Stato, dagli Stati Uniti al Giappone, con una generale discesa dei rendimenti in attesa delle decisioni della Federal Reserve. In apertura si registra inoltre un calo dello spread tra Btp e Bund.
Le conseguenze dello shock energetico sull’economia globale
Dopo un inizio d’anno considerato promettente per la crescita mondiale, il nuovo conflitto in Medio Oriente ha modificato rapidamente lo scenario. La chiusura dello Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture energetiche dell’area del Golfo sono stati indicati come un forte shock negativo dell’offerta, capace di incidere su numerosi comparti industriali. Gli idrocarburi continuano infatti a rappresentare non soltanto una fonte di energia essenziale, ma anche una materia prima utilizzata dall’industria chimica e dalla metallurgia. L’interruzione dei flussi e le difficoltà produttive hanno quindi avuto effetti che vanno oltre il solo settore petrolifero, contribuendo a rallentare le aspettative di espansione economica.
Nonostante il recente allentamento delle tensioni sui prezzi, il ritorno alla situazione precedente al conflitto non appare immediato. Stati Uniti ed Europa devono riportare ai livelli precedenti alla guerra le riserve di carburante utilizzate per limitare gli effetti degli aumenti registrati nei mesi più critici. A questo si aggiunge il fatto che i flussi di approvvigionamento non saranno identici a quelli osservati nel febbraio 2026. La ricostruzione della capacità produttiva richiederà tempo: serviranno mesi per riportare la produzione nello Stretto di Hormuz ai livelli ordinari e anni per riparare gli impianti danneggiati durante il conflitto.
Secondo quanto evidenziato da Davide Tabarelli, nel medio termine restano comunque elementi di criticità. La discesa dei prezzi potrebbe proseguire nell’immediato, ma senza determinare un crollo delle quotazioni. Questa valutazione riflette la presenza di problemi strutturali ancora aperti sul fronte dell’offerta e della ricostituzione delle scorte energetiche. Il mercato continua quindi a scontare sia il miglioramento del contesto geopolitico sia le difficoltà operative che potrebbero limitare una normalizzazione rapida del sistema energetico internazionale.
Le quotazioni di WTI e gas naturale nella giornata del 17 giugno
Le rilevazioni più recenti mostrano un indebolimento del petrolio greggio WTI. Al momento della rilevazione il contratto viene scambiato a 75,08 dollari al barile, un livello che conferma il riassorbimento dei rialzi registrati durante le fasi più acute del conflitto in Iran. Il superamento della soglia di supporto degli 80 dollari al barile viene indicato come un passaggio che ha portato il mercato in territorio ribassista, cancellando integralmente il premio accumulato nelle settimane caratterizzate da maggiore tensione geopolitica. L’andamento del greggio riflette quindi una progressiva riduzione del rischio percepito dagli operatori.
Di segno diverso il comportamento del gas naturale. La materia prima è riuscita a superare la resistenza dei 3,20 dollari nelle ultime ore, allungando rispetto alla precedente fase laterale. Nella giornata del 17 giugno il gas naturale passa di mano a 3,242 dollari. La divergenza tra l’andamento del petrolio e quello del gas evidenzia come il comparto energetico continui a muoversi su dinamiche differenti a seconda dei mercati di riferimento e delle aspettative degli investitori. In questo contesto, il calo del prezzo del petrolio resta uno degli elementi più osservati, sia per i riflessi sui carburanti sia per il suo impatto sulle prospettive economiche e finanziarie globali.




