Benzina a 1,934 euro al litro, il prezzo tocca il massimo da due anni e mezzo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il dato è secco e, per chi si avvicina al distributore in questi giorni, anche piuttosto amaro: questa mattina, 6 maggio, la benzina in modalità self service – l’opzione più scelta da chi cerca di risparmiare qualcosa – ha raggiunto quota 1,934 euro al litro. Si tratta, come rileva l’Osservatorio del Mimit, del valore più alto registrato sulla rete stradale nazionale dall’11 ottobre 2023, ovvero da oltre due anni e mezzo. Un incremento di 8 millesimi rispetto al dato di ieri, che di per sé potrebbe sembrare trascurabile, ma che inserito in una tendenza al rialzo costante ne rivela tutta la portata. Il gasolio, invece, viaggia su un binario opposto: segna una lievissima flessione, attestandosi a 2,042 euro/litro (-1 millesimo), una stabilità solo apparente se la si osserva alla luce delle dinamiche internazionali.

Il taglio delle accise cambia, e la benzina accelera

La spiegazione di questo movimento – per nulla simmetrico tra i due carburanti – va cercata nella progressiva riduzione del taglio delle accise, un intervento che il governo aveva prolungato ma non in forma immutata. Fino al 30 aprile 2026, data dell’ultimo decreto precedente, lo sconto era uguale per entrambi i prodotti. Ora non più: il provvedimento attuale, in vigore fino al 10 maggio (con possibilità di estensione al 22, stando alle intenzioni già finanziate dall’esecutivo), riduce il taglio a 5 centesimi al litro per la benzina, mentre per il diesel lo mantiene a 20 centesimi. Il risultato, osservando i numeri del Mimit confrontati con quelli del 30 aprile, è una sostanziale tenuta del gasolio (oggi a 2,047 euro/litro sulla rete stradale in self) e una netta impennata della benzina, che si è dovuta adeguare a un minor sostegno pubblico. Una sorta di effetto molla, insomma, che ha restituito al mercato una parte del peso fiscale finora sospeso.

Medio Oriente e stretto di Hormuz: il costo del petrolio non aiuta

Se a ciò si aggiunge il quadro internazionale, ecco che il quadro diventa ancora più complesso. La guerra in Medio Oriente continua a condizionare le rotte energetiche: l’attività nello stretto di Hormuz – passaggio cruciale per le navi cisterna – rimane al minimo, e il costo del petrolio si mantiene su livelli decisamente più elevati rispetto al periodo precedente il conflitto. Non si tratta più, cioè, di una fluttuazione stagionale o di una correzione tecnica, ma di una tensione strutturale che si riflette a cascata sulle quotazioni internazionali delle materie prime. E finché il barile resterà caro, la riduzione dei prezzi alla pompa rimarrà un miraggio, non solo per gli automobilisti italiani ma per chiunque, nel mondo, debba riempire il serbatoio. Nessuna buona notizia, insomma, per gli utenti della strada.

La barriera psicologica di 1,90 euro è stata infranta

C’è poi un aspetto quasi simbolico, che restituisce bene lo stato d’animo di questi giorni: la benzina ha di nuovo superato la soglia di 1,90 euro al litro, una barriera che molti ricordano come il segnale di un’inflazione selvaggia sui trasporti. L’ultima volta che ciò era accaduto risaliva al maggio del 2024, due anni fa esatti. E se allora lo shock era stato improvviso, ora si tratta di un rincaro annunciato, certo, ma non per questo meno pesante. I display dei distributori restituiscono numeri che per la prima volta dopo due lunghi anni riportano indietro l’orologio dei prezzi, e chi si ferma a fare rifornimento avverte un senso diffuso di inquietudine – quella che nasce quando un costo necessario diventa ogni giorno un po’ più difficile da sostenere. Senza drammi ma senza illusioni: il record è stato raggiunto, e le ragioni per attendersi una discesa rapida, oggi, non esistono.

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