Il paradosso dei mutui in Italia, tassi in salita nonostante i tagli Bce

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato del credito immobiliare in Italia sta attraversando una fase quanto mai peculiare, se non contraddittoria, dove le aspettative, alimentate dalle decisioni di politica monetaria della Banca centrale europea, si scontrano con una realtà fatta di numeri che vanno in direzione opposta. Ci si sarebbe aspettati, dopo una serie di otto interventi restrittivi che hanno di fatto dimezzato il costo del denaro portando il tasso principale al 2,15%, una progressiva e significativa riduzione dei tassi applicati alle famiglie per l'acquisto della casa; e invece, gli ultimi dati diffusi dalla Banca d'Italia dipingono uno scenario differente, dove il Taeg, il tasso annuale effettivo globale comprensivo di spese accessorie, ha ripreso la sua corsa al rialzo -3. A dicembre, l'indice ha toccato quota 3,81%, in aumento rispetto al 3,72% di novembre, allungando l'ombra di un accesso al credito che, lungi dall'alleggerirsi, torna a farsi più pesante per i bilanci familiari -3.

A determinare questo scollamento tra i tassi ufficiali e quelli praticati dalle banche sui finanziamenti a lungo termine è, in larga misura, la dinamica dell'Interest Rate Swap (Irs), l'indice che fa da benchmark per i mutui a tasso fisso e che guarda non tanto al presente quanto alle aspettative future sull'inflazione e sulle decisioni della Bce -10. I mercati, di fatto, scontano una normalizzazione lenta e graduale della crescita dei prezzi, tale da non costringere Francoforte a ulteriori manovre espansive nell'immediato, e a questo scenario si aggiungono le incertezze legate al contesto geopolitico e alle politiche commerciali annunciate da Donald Trump, fattori che contribuiscono a mantenere alti i premi per il rischio e, di conseguenza, il costo dei finanziamenti a tasso fisso -10. Paradossalmente, e qui sta la vera anomalia del momento, a risultare oggi più convenienti sono i prestiti a tasso variabile, il cui parametro di riferimento, l'Euribor, sceso in area 2%, permetterebbe una rata iniziale più leggera di diverse decine di euro rispetto alla concorrenza fissa -1-10.

Prestiti in espansione e sofferenze ai minimi, il credito corre nonostante tutto

Eppure, se si guarda al quadro complessivo del credito in Italia, ci si trova di fronte a un sistema che mostra una vitalità inaspettata e che sembra aver definitivamente voltato le spalle agli anni bui della crisi finanziaria. Nonostante il costo dei mutui sia in risalita, l'ammontare complessivo dei prestiti erogati a famiglie e imprese continua a crescere senza sosta, segnando a gennaio 2026 un incremento dell'1,9% su base annua, l'undicesimo mese consecutivo in positivo -2-6. Un trend che, se analizzato nel dettaglio, rivela come le famiglie italiane abbiano ormai ripreso confidenza con il debito bancario da tredici mesi consecutivi, mentre le imprese, spinte forse dalla necessità di investire o di far fronte a esigenze di liquidità, hanno allungato la loro striscia positiva a sette mesi -2-6.

A fare da contraltare a questa espansione del credito è la salute sempre più solida degli istituti di credito, testimoniata dal crollo verticale dei crediti deteriorati. Se si torna con la memoria al 2015, quando le sofferenze bancarie sfioravano i duecento miliardi di euro, il percorso di pulizia dei bilanci compiuto in un decennio appare impressionante, con una riduzione che l'Abi quantifica in 168 miliardi -2. Un traguardo che non è passato inosservato nemmeno a Francoforte, tanto che la Bce ha recentemente annunciato un alleggerimento delle procedure di supervisione sui non-performing loans, giudicando ormai i livelli di rischio, scesi al 2,2% del totale dei prestiti, sufficientemente bassi da poter rendere i processi di vigilanza "più agili e adeguati alla realtà attuale" -4. Una boccata d'ossigeno burocratica per le banche, che vedono riconosciuto il loro sforzo di risanamento.

La forbice tra fisso e variabile e le scelte (prudenti) delle famiglie

L'elemento forse più interessante, sul piano comportamentale, è la reazione delle famiglie di fronte a questa forbice di tassi che si va allargando. Ci si aspetterebbe, in un'ottica di pura razionalità economica, una corsa al variabile, capace di garantire un risparmio immediato e, secondo le curve forward dell'Euribor, destinato a rimanere più conveniente per almeno i prossimi tre anni -1. E invece, la stragrande maggioranza dei mutuatari, nove su dieci, continua a premiare la certezza del tasso fisso, anche se questo significa accettare una rata più pesante -1-9. Una scelta che parla chiaro: la memoria delle impennate dei tassi del biennio 2022-2023, quando le rate variabili sono schizzate alle stelle mettendo in difficoltà migliaia di famiglie, è ancora troppo vivida per essere accantonata in nome di un risparmio immediato ma incerto nel tempo -10.

Questa preferenza per la stabilità, tuttavia, si scontra con un mercato immobiliare che spinge verso l'alto importi e durate dei finanziamenti. La richiesta media di un mutuo ha raggiunto a gennaio i 151.400 euro, un dato che, unito alla durata media di quasi venticinque anni (la più alta dal 2015), racconta di un potere d'acquisto delle famiglie che, per accedere alla casa, ha bisogno di dilazionare il debito il più possibile nel tempo, spalmando su un arco temporale sempre più ampio un impegno finanziario comunque oneroso -1. Il rischio, per chi oggi opta per il fisso, è di rimanere intrappolato in un costo del denaro più alto del necessario, senza poter sfruttare appieno i benefici di una politica monetaria che, seppur con lentezza, rimane orientata al sostegno dell'economia.

Description: I tassi dei mutui salgono a dicembre al 3,81% nonostante i tagli Bce. Crescono i prestiti a famiglie e imprese, crollano le sofferenze bancarie. Il paradosso del credito in Italia.

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