La crisi energetica che trasforma i condomini trentini in un’emergenza silenziosa per 245mila famiglie
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Redazione Economia
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L’onda lunga dei rincari, che avevamo imparato a conoscere durante i mesi più duri del conflitto in Ucraina, non si è mai realmente ritirata. Anzi, oggi si abbatte con violenza inaspettata sui muri spessi e poco isolati dei condomini del Trentino, dove il caro energia cessa di essere un fenomeno congiunturale per radicarsi come una questione strutturale e quotidiana. A lanciare l’allarme, raccolto da alcune agenzie di stampa locali nelle ultime ore, è Nadia Zambotti, presidente di Conf.a.i.co (la Confederazione degli Amministratori Immobiliari e Condominiali di Confesercenti), la quale descrive uno scenario in cui il termometro della socialità – il palazzo dove si vive – segna una febbre pericolosamente alta.
Secondo i dati forniti dall’associazione, che ha monitorato da vicino l’andamento delle voci di bilancio condominiali, le spese legate all’energia sono lievitate mediamente tra il 30 e il 50 per cento nell’arco degli ultimi due anni. Tradotto in cifre, per circa 245.900 famiglie distribuite nel territorio provinciale, ciò significa affrontare rincari annuali che spesso superano quota mille euro a nucleo, una cifra destinata ad aumentare ulteriormente considerando le stime del Fondo Monetario Internazionale, che in alcuni scenari ipotizza un’incidenza fino a 2.270 euro l’anno. La presidente Zambotti sottolinea come l’aumento dei costi delle materie prime – conseguenza diretta delle tensioni geopolitiche che tengono alto il prezzo del gas nonostante le riserve – si traduca in bollette alle stelle per il riscaldamento invernale, ma anche per il semplice mantenimento degli ascensori o dell’illuminazione nelle scale.
Un patrimonio immobiliare datato e il fantasma del Superbonus mancato
Ciò che rende la situazione particolarmente critica per la regione, a differenza forse di altre realtà del Nord Italia, è la vulnerabilità intrinseca del parco edilizio locale. Degli oltre 85mila edifici residenziali censiti in provincia, una percentuale schiacciante è stata realizzata prima dell’entrata in vigore delle moderne normative sull’efficienza energetica. Si tratta spesso di strutture con impianti centralizzati vetusti, cappotti inesistenti e infissi singoli, che disperdono calore e trasformano ogni gigawattora in uno spreco. La consapevolezza di questa fragilità strutturale, come spiega Zambotti, è resa ancora più amara dal fatto che moltissimi di questi complessi non sono riusciti ad agganciare il treno delle agevolazioni fiscali massive. Esclusi dal Superbonus 110% per i più disparati motivi – vizi formali, mancanza di liquidità iniziale o dissidi interni – molti amministratori si trovano oggi a dover gestire condomini che consumano come trent’anni fa, ma con prezzi dell’energia da mercato globale in crisi.
L’effetto domino sui bilanci e la morosità crescente
La pressione economica sta inevitabilmente innescando un meccanismo perverso all’interno delle mura domestiche, che gli amministratorri descrivono come una vera e propria emergenza sociale silenziosa. L’aumento delle spese comuni, inevitabile per coprire i consumi delle parti condivise, si scontra con la morosità incolpevole di chi, avendo già difficoltà a pagare le proprie bollette personali, non riesce a versare la quota per le manutenzioni ordinarie o per il riscaldamento centralizzato. Questa carenza di liquidità rischia di paralizzare la gestione ordinaria degli stabili: se i fondi non arrivano, si rimandano gli interventi di manutenzione, il che peggiora l’efficienza dell’immobile, aumentando i consumi e chiudendo un circolo vizioso che Zambotti definisce pericoloso per la tenuta stessa della vita residenziale.
Le previsioni dei gestori e la fine delle emergenze temporanee
E se qualcuno sperava in una tregua estiva, i confronti tecnici che Confaico ha avuto con i principali operatori del settore energetico locale (tra cui Dolomiti Energia) non lasciano spazio a facili ottimismi. In assenza di una svolta radicale nello scenario geopolitico internazionale, le stime per il secondo trimestre del 2026 indicano che i prezzi dell’elettricità si manterranno su livelli elevati, oscillando tra i 120 e i 130 euro al megawattora, mentre il gas seguirà la stessa tendenza al rialzo. L’associazione evidenzia come, ormai da mesi, a incidere sulle bollette non siano più soltanto i fondamentali economici della domanda e offerta, ma fattori esterni come la disponibilità di Gas Naturale Liquefatto e le tensioni commerciali globali. La crisi energetica, insomma, è entrata nei condomini per restarci, trasformando una voce di bilancio un tempo secondaria nella principale delle preoccupazioni per migliaia di famiglie trentine.




