Il Mondiale indoor di atletica: l’Italia sul tetto del mondo con una squadra senza limiti
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Redazione Sport
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La pista era più corta, appena duecento metri contro i quattrocento canonici dello stadio all’aperto; le corsie, strette di una ventina di centimetri, imponevano una precisione millimetrica a ogni falcata, mentre le curve paraboliche—inclinate come quelle di un autodromo—servivano a contrastare quella forza centrifuga che, altrimenti, avrebbe rischiato di scaraventare gli atleti fuori dal tracciato. È in questo scenario tecnico, che riduce il margine d’errore e trasforma ogni accelerazione in un atto di equilibrio, che si è scritta la pagina più bella della storia dell’atletica italiana ai campionati del mondo indoor. Un’edizione, la ventunesima, che ha consegnato all’Italia il terzo posto nel medagliere: un piazzamento mai ottenuto prima, impreziosito dal record assoluto di ori e dal numero più alto di podi mai conquistati in una singola rassegna al coperto.
Un viaggio di quindici ore per un oro che vale una carriera
Zaynab Dosso, neocampionessa iridata dei 60 metri, ha messo in fila un ritorno fatto di tappe—Torun-Bydgoszcz in autobus, poi Bydgoszcz-Varsavia-Milano Malpensa in aereo, infine Milano Centrale-Roma in treno—per un totale di una quindicina d’ore, partiti poco dopo l’una di notte. Il suo oro, corso in 7” netti dopo essere già scesa sotto la barriera dei 7 secondi (6”99), ha rappresentato la punta di diamante di una spedizione che ha visto trionfare anche Andy Diaz e Nadia Battocletti. A loro si sono aggiunti gli argenti di Mattia Furlani e Larissa Iapichino, a comporre un quadro che racconta di un movimento capace di esprimersi ai massimi livelli anche in una specialità—quella indoor—dove lo spazio ridotto dell’anello e la conformazione delle corsie impongono un adattamento tecnico non indifferente.
Battocletti tra Ramadan e risonanza magnetica: il peso di un Titolo mondiale
Nadia Battocletti ha portato a casa l’oro nei 3000 metri, il suo primo titolo mondiale assoluto e il primo in carriera al coperto. Nei giorni successivi alla gara, il rientro in Italia si è rivelato fisicamente complesso: due ore di sonno in aereo, poi la corsa a Trento per una risonanza magnetica legata a un problema fisico che la accompagna da tempo. Sulla pista polacca, il momento decisivo della sua finale è coinciso con la caduta dell’etiope Freweyni Hailu—un tonfo che l’azzurra ha ammesso di aver sentito in modo netto, esprimendo dispiacere per l’accaduto—ma che ha comunque permesso alla gara di concludersi con un risultato storico per l’Italia.
Dosso: «Libri, pilates e amore. Così ho capito che potevo diventare grande»
La donna più veloce del mondo—almeno per i 60 metri—è italiana. Zaynab Dosso, dopo la vittoria, ha ripercorso mentalmente il cammino che l’ha portata al titolo, sottolineando il lavoro svolto, la fiducia ritrovata e l’esempio di un atleta come Marcell Jacobs, che le ha fatto capire di poter ambire ai vertici. La sua preparazione, ha raccontato, passa anche attraverso pilates, libri e una vita privata che le garantisce stabilità, con il fidanzato e i due gatti a fare da contrappeso alla pressione agonistica. Il volto della velocista, in primo piano sulle copertine, è diventato il simbolo di una spedizione che ha saputo fare dell’atletica italiana un punto di riferimento internazionale, confermando una crescita che parte da lontano e che in queste edizioni indoor ha trovato la sua consacrazione più alta.




