La banda della chiave di Topolino, diciotto furti in pochi mesi: due georgiani arrestati, un terzo è ricercato a Bologna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un’attività investigativa minuziosa, condotta dalla Squadra mobile di Bologna, ha portato allo smantellamento di un sodalizio criminale specializzato in furti in appartamento, i cui membri, cittadini georgiani, sono ritenuti gravemente indiziati di aver messo a segno una raffica di colpi in città. Il provvedimento cautelare, emesso dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della procura, ha raggiunto tre indagati, ma solo in due, al momento, sono finiti ai domiciliari. Il terzo complice, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, è riuscito a far perdere le proprie tracce ed è ora attivamente ricercato dagli investigatori, che non escludono possa essersi già allontanato dal territorio nazionale.

Il meccanismo messo a punto dalla banda, secondo quanto ricostruito dagli agenti, era collaudato e tendenzialmente immutabile, un modus operandi che consentiva di massimizzare i profitti riducendo i tempi di permanenza all’interno delle abitazioni prese di mira. Si agiva quasi esclusivamente in orario diurno, prediligendo le fasce orarie in cui i proprietari sono verosimilmente al lavoro e gli appartamenti risultano vuoti. Il gruppo, composto da almeno tre elementi, adottava una precisa suddivisione dei ruoli: uno dei malviventi, infatti, restava all’esterno dei palazzi, spesso in strada o nei pressi del citofono, con la funzione di palo, pronto cioè a segnalare l’arrivo di persone o delle forze dell’ordine. Gli altri due, forzata la serratura del portone d’ingresso o introdottisi grazie all’apertura da parte di un ignaro inquilino, raggiungevano i pianerottoli e agivano sulle porte, armeggiando con grimaldelli e strumenti di precisione.

Il “metodo chirurgico” e l’uso del *tensore* per forzare le serrature

La caratteristica che ha reso particolarmente insidiosa questa batteria di ladri, e che ha catalizzato l’attenzione degli inquirenti, risiede nella tecnica utilizzata per violare le porte blindate, una tecnica che in gergo investigativo viene spesso ribattezzata della “chiave di Topolino” o della “chiave morbida”. Si tratta di un approccio che potremmo definire quasi pulito, se non fosse per la sua natura illecita: i malviventi, infatti, evitano di provocare danni vistosi ai serramenti, il che ritarda la scoperta del furto e lascia meno tracce evidenti per una prima ricostruzione. Nel caso specifico, gli indagati farebbero uso anche di un *tensore*, un piccolo arnese che, inserito nella toppa e ruotato con una certa delicatezza, permette di allineare i perni della serratura e di farli scattare senza rumore, con una rapidità che lascia stupefatti.

Diciotto gli episodi delittuosi contestati in pochi mesi, un numero che testimonia una certa continuità operativa e una difficoltà iniziale, da parte delle forze dell’ordine, nell’arginare il fenomeno. Gli appartamenti visitati, tutti situati nel capoluogo emiliano, sono stati spogliati di denaro contante, gioielli e piccoli oggetti di valore, facili da trasportare e da smerciare. L’indagine, come spesso accade in questi frangenti, si è basata su un incrocio meticoloso di dati: le immagini della videosorveglianza, pubbliche e private, hanno giocato un ruolo cruciale, così come le testimonianze raccolte nei condomini, che hanno permesso di riconoscere movimenti sospetti o volti non abituali nei paraggi. Gli agenti della mobile hanno setacciato ore di filmati per ricostruire gli spostamenti dei presunti ladri, riuscendo a isolare i fotogrammi in cui comparivano i due soggetti poi arrestati, colti insieme in prossimità dei luoghi dei furti poco prima o poco dopo l’allarme lanciato dalle vittime.

La base logistica e il ruolo dei tre cittadini georgiani

Uno degli aspetti che ha facilitato le operazioni del gruppo, almeno fino allo sviluppo delle indagini, era la presenza di una base logistica, verosimilmente un appartamento nella disponibilità di uno di loro, dove i tre si incontravano e da dove probabilmente partivano per le loro scorribande quotidiane. L’esistenza di un punto di riferimento fisso, se da un lato agevola l’organizzazione criminale, dall’altro rappresenta un tallone d’Achille investigativo: pedinamenti e appostamenti, condotti con la necessaria discrezione, hanno infatti permesso di localizzare il covo e di raccogliere ulteriori indizi a carico degli indagati. I tre georgiani, tutti con precedenti specifici per reati contro il patrimonio, agivano con una sintonia che lascia presupporre una conoscenza reciproca consolidata, forse maturata in precedenti esperienze criminali comuni.

L’esecuzione delle misure cautelari, avvenuta nella giornata del 5 marzo, ha rappresentato il momento culminante di una fase investigativa complessa. Tuttavia, il fatto che uno dei destinatari del provvedimento più afflittivo, quello della custodia in carcere, sia attualmente irreperibile, getta un’ombra sull’esito dell’operazione e lascia aperto un fronte di ricerca per gli inquirenti. La polizia scientifica, nel frattempo, sta completando gli accertamenti tecnici sui reperti sequestrati durante le perquisizioni, nella speranza di trovare riscontri biologici o papillari che possano consolidare il quadro indiziario e, eventualmente, estenderlo ad altri episodi ancora senza un responsabile certo. La mole di furti con questa specifica modalità, negli ultimi mesi, aveva destato allarme tra i residenti, e la notizia dei provvedimenti giudiziari, sebbene parziali, ha comunque restituito un senso di sollievo in chi era stato derubato e in chi, semplicemente, temeva di diventare la prossima vittima.

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