Bonus casa, il rebus delle aliquote dal 2026 al 2034 nella nuova guida dell'Agenzia delle Entrate
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Redazione Economia
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L’orizzonte temporale delle agevolazioni per chi intende ristrutturare casa si fa via via più intricato, con un meccanismo a scaglioni che modifica percentuali e tetti di spesa quasi di anno in anno. Se per il 2026 il quadro resta sostanzialmente invariato rispetto al biennio precedente, grazie alla proroga stabilita dall’ultima legge di Bilancio, chi programma interventi per il futuro dovrà fare i conti con un decalage già scritto nella normativa e puntualmente riassunto nella recente guida messa a punto dall’Agenzia delle Entrate -1. Il documento, pubblicato nelle scorse settimane, offre una bussola per orientarsi tra i molteplici cambiamenti che interesseranno il bonus ristrutturazioni, l’ecobonus e il sismabonus, cercando di mettere ordine in un sistema che, dal 2025 in poi, viaggerà su un doppio binario: quello delle abitazioni principali e quello di tutti gli altri immobili -6.
Attualmente, e per tutto il 2026, la detrazione Irpef per i lavori di recupero del patrimonio edilizio è confermata al 50 per cento, ma solo per chi esegue interventi sull’immobile adibito a dimora abituale e ne è proprietario o titolare di un diritto reale di godimento -5. Per le cosiddette “seconde case”, invece, l’aliquota scende al 36 per cento, con un limite di spesa che resta fissato in ogni caso a 96mila euro per unità immobiliare -2. Una distinzione, questa, che l’Amministrazione finanziaria ha cercato di chiarire specificando come il concetto di abitazione principale non coincida necessariamente con quello di “prima casa” agli effetti dell’imposta di registro, bensì con il luogo dove si dimora abitualmente al termine dei lavori -7.
Il calendario delle riduzioni: le cifre cambiano volto
La situazione è destinata a complicarsi a partire dal 1° gennaio 2027, quando scatterà il primo di una serie di ritocchi verso il basso. In quell’anno, la detrazione per chi ristruttura la propria abitazione principale scenderà al 36 per cento, sempre entro il medesimo tetto di 96mila euro; per le altre tipologie di immobili, invece, l’agevolazione sarà ridotta al 30 per cento -1. Una flessione che anticipa il cambiamento più radicale, previsto per il periodo compreso tra il 2028 e il 2033, quando le aliquote si uniformeranno al ribasso: per tutti i contribuenti, a prescindere dalla destinazione dell’immobile, la detrazione sarà del 30 per cento, ma il limite di spesa ammissibile verrà dimezzato, passando da 96mila a 48mila euro -3. Una riduzione secca, che impatterà in modo significativo sul conto finale dei lavori.
A rendere il quadro ancora più frastagliato contribuisce la previsione per il 2034, quando l’aliquota è destinata a risalire leggermente, attestandosi al 36 per cento, ma con il limite di spesa che rimarrà ancorato ai 48mila euro del periodo precedente, senza quindi recuperare i valori più alti -1. Una sorta di “rimbalzo tecnico” che non ripristina però i livelli di partenza, disegnando un percorso a ostacoli per chi deve pianificare investimenti consistenti sulla propria abitazione. Gli esperti del settore ricordano che per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2024 resta invece valida la vecchia regola, quella del 50 per cento indifferenziato su 96mila euro, un’agevolazione che continuerà a essere fruita nei prossimi anni attraverso le rate della dichiarazione dei redditi -5.
Il nodo delle comunicazioni condominiali e le esclusioni
La complessità del nuovo sistema non riguarda solo i singoli proprietari di casa, ma si riversa anche sulla gestione condominiale. Con l’introduzione della doppia aliquota, gli amministratori si trovano a dover gestire una comunicazione più articolata all’Agenzia delle Entrate, dovendo indicare, per ogni condòmino, non solo l’importo della spesa ma anche la natura del diritto vantato sull’immobile e, seppur in via sperimentale e facoltativa per il 2025, la destinazione dello stesso come abitazione principale -4. Un adempimento che rischia di complicare la predisposizione del 730 precompilato, con il pericolo concreto di errori o omissioni che ricadrebbero poi sul contribuente -4.
Parallelamente al riassetto delle detrazioni, la guida dell’Agenzia delle Entrate recepisce anche alcune esclusioni ormai strutturali. Per gli interventi di efficientamento energetico, ad esempio, non sono più agevolabili le spese per l’installazione di caldaie alimentate esclusivamente a combustibili fossili, in linea con le direttive comunitarie sulla transizione ecologica -2. Scompare dal panorama dei bonus, salvo casi specifici legati a ricostruzioni post-sisma, anche il Superbonus, mentre il bonus per l’eliminazione delle barriere architettoniche, che garantiva una detrazione del 75 per cento, non è stato rifinanziato e pertanto, salvo modifiche dell’ultima ora, non sarà più disponibile per le spese sostenute dopo il 31 dicembre 2025 -8.




