Bonus casa, il rebus delle aliquote dal 2026 al 2034 tra modifiche e limiti di spesa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La detrazione per le ristrutturazioni edilizie, uno degli strumenti più utilizzati dai contribuenti italiani per alleggerire il carico fiscale legato ai lavori in casa, si appresta a vivere una fase di profonda trasformazione. Se per le spese sostenute nel corso del 2025 e fino al 31 dicembre del 2026 il quadro, pur con qualche complessità, è stato delineato dalla Legge di Bilancio 2025, è a partire dal prossimo anno che si entrerà in un vero e proprio labirinto normativo. L'Agenzia delle Entrate, con una guida aggiornata pubblicata di recente, ha provato a mettere ordine tra le varie scadenze e percentuali, offrendo ai contribuenti una sorta di bussola per orientarsi in quello che appare come un percorso a tappe forzate verso una riduzione generalizzata del beneficio -1.

Il meccanismo, infatti, subirà una serie di ritocchi cadenzati che modificheranno non solo le aliquote ma anche i limiti di spesa, creando di fatto cinque diversi regimi fiscali tra il 2026 e il 2034. Attualmente, e lo sarà ancora per tutto il 2026, la regola prevede un doppio binario: per i lavori effettuati sull'abitazione principale da parte del proprietario o del titolare di un diritto reale di godimento, la detrazione rimane al 50 per cento, con un tetto di spesa fissato a 96.000 euro -1-9. Per tutti gli altri interventi, che riguardino quindi seconde case, immobili locati o concessi in comodato, l'aliquota scende invece al 36 per cento, sempre entro lo stesso massimale di spesa -1-5.

Un calendario di riduzioni progressive fino al 2034

La vera e propria stretta, come detto, è stata programmata per gli anni successivi e presenta una complessità non indifferente per chi sta pianificando interventi di lungo periodo. Dal 1° gennaio 2027, infatti, la percentuale di detrazione subirà un primo decremento: si passerà al 36 per cento per gli interventi sull'abitazione principale e addirittura al 30 per cento per le altre tipologie di immobili, fermo restando il limite di 96.000 euro -1-7. Questo rappresenta già un cambiamento significativo, che riduce di un quinto il risparmio fiscale per chi non ristruttura la prima casa.

La situazione è destinata a farsi ancora più complessa a partire dal 2028 e fino al 2033, quando il bonus subirà una doppia decurtazione. In questo arco temporale, l'aliquota unica per tutti gli interventi ammessi sarà del 30 per cento, ma il limite di spesa su cui calcolare la detrazione crollerà a 48.000 euro, tornando di fatto al livello precedente ai vari bonus introdotti negli anni scorsi -1-9. Una riduzione, questa, che dimezza l'importo massimo detraibile e che rischia di scoraggiare interventi di una certa entità economica.

Infine, dal 2034 in poi, è previsto un lieve ritorno al passato, con l'aliquota che risalirà al 36 per cento, pur mantenendo il limite di spesa ancorato ai 48.000 euro del periodo precedente -1-7. Una sorta di assestamento a regime, come chiarito dall'Agenzia delle Entrate, che porterà la detrazione per le ristrutturazioni a livelli strutturalmente più bassi rispetto agli standard a cui i contribuenti si erano abituati nell'ultimo decennio -5.

Il nodo delle comunicazioni condominiali e la fase sperimentale

A complicare l'utilizzo di queste agevolazioni, soprattutto in ambito condominiale, si aggiungono poi le nuove incombenze burocratiche legate alla comunicazione all'Agenzia delle Entrate. Con l'introduzione del doppio binario delle aliquote, gli amministratori di condominio si trovano a dover gestire una mole di dati più articolata per la dichiarazione precompilata. La scadenza per l'invio dei dati relativi alle spese sostenute nel 2025 è fissata per il 16 marzo 2026, e la comunicazione dovrà includere informazioni più dettagliate non solo sul soggetto che ha sostenuto la spesa, con una classificazione che spazia dal proprietario al semplice familiare convivente, ma anche sulla destinazione dell'immobile -4.

Si tratta di una fase sperimentale, come sottolineato dalla stessa Amministrazione finanziaria, in cui l'indicazione relativa al fatto che l'immobile sia o meno l'abitazione principale è stata resa facoltativa per alleggerire il carico sugli amministratori. Tuttavia, questa scelta rischia paradossalmente di rendere il 730 precompilato meno affidabile, scaricando sul singolo contribuente l'onere di verificare la correttezza dei dati e di integrare manualmente le informazioni mancanti per vedersi riconosciuta l'aliquota maggiorata del 50 per cento -4.

Dalle barriere architettoniche all'Iva agevolata, il quadro completo delle misure

Oltre al bonus ristrutturazioni propriamente detto, la pubblicazione dell'Agenzia delle Entrate passa in rassegna l'intero ventaglio di agevolazioni ancora in vigore, offrendo una panoramica che spazia dalla detrazione del 75 per cento per l'eliminazione delle barriere architettoniche – misura che, secondo le ultime indicazioni della Legge di Bilancio 2026, non è stata prorogata e confluirà proprio nel bonus ristrutturazioni generale – alle agevolazioni per l'acquisto e la costruzione di box auto -9. Particolare attenzione viene dedicata anche all'Iva agevolata al 10 per cento per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché alle detrazioni per l'acquisto di immobili già ristrutturati da imprese di costruzione, un settore che mantiene una sua specificità normativa legata all'applicazione dell'articolo 16-bis del Tuir -5.

In questo scenario di progressivo ridimensionamento, anche l'accesso al bonus mobili, che per il 2026 rimane confermato al 50 per cento su un tetto di 5.000 euro di spesa, viene strettamente vincolato all'avvio di un intervento di ristrutturazione agevolato, escludendo di fatto chi effettui solo acquisti di arredi senza lavori edilizi propedeutici -8. Un quadro complessivo, dunque, che obbliga i contribuenti a una pianificazione attenta, dove la scelta del momento in cui sostenere la spesa diventa determinante per massimizzare il beneficio fiscale residuo.

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