Ranucci: "Nessuna inchiesta di Report condizionata da Lavitola. L'esposto di FdI è errato"
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Redazione Interno
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"Non esiste nessuna inchiesta di Report sull'eolico condizionata da Lavitola. In generale non esiste nessuna inchiesta di Report condizionata da Lavitola". Con queste parole, Sigfrido Ranucci, raggiunto dall'ANSA, ha risposto seccamente alle anticipazioni di stampa relative all'esposto che Fratelli d'Italia si appresta a depositare in procura.
Il noto giornalista, al centro di un attentato dinamitardo nell'ottobre del 2025, ha voluto chiarire la posizione sua e della sua redazione, smentendo categoricamente qualsiasi ipotesi di ingerenza esterna nel lavoro della trasmissione d'inchiesta della Rai.
La richiesta ai magistrati, avanzata dal partito guidato da Giorgia Meloni, mira a fare luce sul rapporto tra Ranucci e l'imprenditore Valter Lavitola, nonché sui presunti affari di quest'ultimo nel settore delle fonti rinnovabili nel Lazio, ma per il conduttore di Report si tratterebbe di un atto basato su presupposti completamente sbagliati.
La difesa di Ranucci e il ruolo della redazione
Ranucci ha ribadito con forza la piena autonomia e indipendenza del lavoro svolto dalla sua squadra, sottolineando che tutti i collaboratori che hanno partecipato alle inchieste possono testimoniare la correttezza del metodo adottato. "Questo possono testimoniarlo tutti i collaboratori che hanno partecipato alle inchieste", ha affermato, respingendo al mittente le insinuazioni secondo cui Lavitola avrebbe ispirato servizi di Report contro il partito di governo.
La redazione della trasmissione, del resto, ha già parlato apertamente di un vero e proprio "attacco" alla propria credibilità, in un clima di crescente tensione che circonda il lavoro di inchiesta giornalistica. Le dichiarazioni di Ranucci arrivano all'indomani della diffusione della notizia dell'iniziativa legale di Fratelli d'Italia, che intende chiedere ai magistrati di chiarire i contorni di un presunto rapporto di collaborazione occulta tra il giornalista e l'imprenditore romano, ora indagato.
L'inchiesta giudiziaria e le piste seguite dagli inquirenti
L'attentato che ha colpito Ranucci nell'ottobre del 2025 ha innescato un complesso procedimento giudiziario che vede coinvolte sette persone, tra cui lo stesso Valter Lavitola, il quale si dichiara innocente e nega fermamente di essere il mandante dell'azione dinamitarda. I pubblici ministeri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno disposto il sequestro dei dispositivi elettronici e di alcuni appunti personali dell'imprenditore, elementi ritenuti fondamentali per ricostruire il quadro delle sue attività e dei suoi contatti.
Le indagini si stanno sviluppando su due direttrici principali: la prima, di natura economica, è focalizzata sui meccanismi legati ai 'carbon credit', una sorta di bonus destinato alle imprese che adottano politiche ambientaliste e che avrebbe attirato l'interesse di Lavitola; la seconda, definita dagli investigatori come "dell'ambizione", riguarda invece l'acquisizione di sondaggi che sarebbero serviti a testare il gradimento di Ranucci, alimentando l'ipotesi di una sua possibile candidatura in politica.
Le contestazioni di Fratelli d'Italia e le smentite
Secondo quanto emerso dalle anticipazioni stampa, l'esposto di Fratelli d'Italia si baserebbe sulla presunta volontà di Lavitola di vendicarsi della mancata ottenuta di autorizzazioni regionali per i suoi progetti nel settore energetico, arrivando a condizionare il racconto giornalistico di Report per colpire gli avversari politici. Una ricostruzione, questa, che Ranucci ha definito "del tutto errata", ribadendo l'estraneità sua e della sua trasmissione a qualsiasi dinamica di questo tipo.
La replica del giornalista, netta e circostanziata, rappresenta una presa di posizione importante in un momento delicato per l'informazione italiana, segnato da tensioni tra potere politico e libertà di stampa. Mentre il procedimento penale prosegue e gli inquirenti approfondiscono le due piste investigative, rimane sullo sfondo la questione centrale sollevata da Ranucci: la trasparenza e l'autonomia del lavoro di Report, messo in discussione da accuse che lo stesso direttore definisce infondate e prive di riscontri concreti.




