Lavitola e Ranucci, la verità nelle chat. FdI annuncia un esposto in procura

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vicenda dell’attentato dinamitardo a Sigfrido Ranucci procede sul doppio binario del caso politico e dell’inchiesta giudiziaria. Ed è sempre più difficile tenere distinti i due piani, dal momento che le rivelazioni del presunto mandante si intrecciano con le verifiche interne all’azienda di Stato e con le prime reazioni politiche, arrivate puntuali da Fratelli d'Italia.

Le chat e i supporti informatici al centro dell'inchiesta

Chi indaga sul misterioso movente dell'attentato al giornalista di Report spera che nuovi elementi arrivino dall'analisi dei tre cellulari e delle due pen drive trovate nella disponibilità di Valter Lavitola. Il faccendiere, ritenuto dai magistrati della Dda di Roma il mandante del botto del 16 ottobre dello scorso anno davanti alla villetta di Pomezia dove Ranucci vive assieme alla famiglia, rappresenta adesso il nodo cruciale per ricostruire una trama che potrebbe allargarsi ben oltre la gogna mediatica.

Gli inquirenti stanno setacciando i dispositivi alla ricerca di contatti, messaggi e documenti utili a chiarire non solo le ragioni dell'agguato, ma anche eventuali collegamenti con soggetti terzi o interessi occulti. La mole di dati da esaminare è imponente, e gli investigatori non escludono che dalle conversazioni archiviate nelle memorie digitali possano emergere profili inediti della vicenda, capaci di gettare luce su un quadro ancora frammentario.

L'esposto di Fratelli d'Italia e le richieste alla Rai

Sul fronte politico, Fratelli d'Italia ha annunciato un esposto alla Procura, aggiungendo un ulteriore tassello a una partita che si gioca ormai su più tavoli. Dopo le richieste di chiarimenti formalmente inoltrate alla Rai, il partito guidato da Giorgia Meloni ha deciso di varcare le porte dell'autorità giudiziaria per segnalare presunti servizi giornalistici mirati, che secondo la denuncia sarebbero stati orchestrati per colpire chi si opponeva a non meglio precisati interessi nel settore delle energie rinnovabili, facendo riferimento a Valter Lavitola e "soci".

La mossa trasforma di fatto le polemiche politiche in un atto formale, con potenziali conseguenze penali per chiunque fosse coinvolto in un presunto disegno volto a strumentalizzare il racconto televisivo. Il clima, già incandescente dopo le interviste rilasciate da Lavitola, si surriscalda ulteriormente, e la Rai si trova ora a gestire una pressione incrociata che arriva sia dall'esterno, con le iniziative legali di un partito di maggioranza, sia dall'interno, con i dubbi sollevati dagli stessi professionisti dell'azienda.

Il rapporto tra Lavitola e Ranucci: visite in Rai e ospitalità a Cefalù

Proseguono intanto gli approfondimenti di viale Mazzini sulla figura di Lavitola e sul legame che lo univa al conduttore di Report. Quel rapporto, che Ranucci stesso aveva definito in passato come un'amicizia "geniale", si rivela oggi molto più articolato di quanto inizialmente trapelasse. Dai primi accertamenti emergono due accessi del faccendiere negli studi Rai: uno addirittura nel 2019 e l'altro nel 2021, circostanze che hanno spinto l'azienda a interrogarsi sul reale ruolo di Lavitola nella realizzazione di alcuni servizi del programma.

A questi si aggiungono particolari di carattere privato, come l'ospitalità offerta dall'imprenditore a Ranucci nel suo bed and breakfast, le cene consumate nel ristorante di sua proprietà, e persino suggerimenti e dritte sulle inchieste da seguire. Ad alimentare i sospetti è ora la percezione, diffusa tra i vertici di viale Mazzini, che Lavitola possa avere avuto un ruolo quasi di primo piano nella produzione di uno dei programmi di punta della rete, influenzandone la linea editoriale in maniera ben più incisiva di quanto finora ammesso.

La rottura tra i due e il dialogo a distanza

Lo scenario che si delinea è quello di una rottura violenta e ormai consumata, in cui volano i piatti, per usare una metafora che ben si adatta a uno sfondo di rancori e veleni reciproci. Lavitola, che in un solo venerdì ha rilasciato ben quattro interviste, ha cominciato a raccontare dettagli e circostanze di un sodalizio durato anni, gettando ombre pesanti sul lavoro del giornalista.

I messaggi che il faccendiere continua a inviare, le allusioni e le rivelazioni pubbliche hanno di fatto trasformato il confronto in un dialogo a distanza carico di ostilità, dove ogni parola pronunciata dall'uno diventa un attacco per l'altro. Ranucci, dal canto suo, avrebbe già fatto sapere ai colleghi di essere disposto a lasciare Report se i dubbi sulla sua correttezza professionale dovessero persistere, un'eventualità che getta un'ombra lunga sul futuro del programma e sull'equilibrio interno alla redazione.

La tensione, insomma, non accenna a placarsi, e mentre la procura prosegue le sue verifiche tecniche sui dispositivi sequestrati, il dibattito pubblico si arricchisce di nuovi spunti che rischiano di allontanare ancora di più la ricerca della verità giudiziaria, inquinandola con logiche che appartengono a un altro campo.

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