Attentato a Ranucci, le chat di Lavitola e il ruolo di Tavares al centro dell'inchiesta
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Redazione Interno
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Le indagini della Procura di Roma sull'attentato dinamitardo che il 16 ottobre 2025 ha preso di mira il giornalista di Report Sigfrido Ranucci, davanti alla sua abitazione a Pomezia, si concentrano ora sulle conversazioni digitali sequestrate a Valter Lavitola. L'ex faccendiere, ritenuto il presunto mandante dell'azione, avrebbe avuto un fitto scambio di messaggi con il suo uomo di fiducia, Clesio Gomes Tavares, cittadino camerunense considerato dagli inquirenti il tramite tra il mandante e i quattro esecutori materiali dell'agguato.
Sono proprio i telefoni di Lavitola a rappresentare il crocevia investigativo più promettente per ricostruire la genesi e la regia dell'attacco, in un quadro ancora denso di zone d'ombra e moventi non definiti.
La figura di Gomes Tavares, l'uomo ombra
La posizione di Clesio Gomes Tavares, che si trova in Camerun dall'ottobre 2025, appare centrale. Secondo le ricostruzioni, egli sarebbe l'intermediario che, per conto di Lavitola, avrebbe contattato gli uomini in grado di procurarsi l'esplosivo e di piazzarlo davanti a casa di Ranucci. Tavares, che risulta dipendente di un ristorante riconducibile a Lavitola dal 2017, è conosciuto negli ambienti investigativi anche per aver curato attività di recupero crediti per il clan Russo di Nola, utilizzando metodi intimidatori.
Il suo profilo si delinea quindi come quello di un factotum dalle molteplici competenze, che avrebbe messo la sua esperienza e i suoi contatti al servizio del presunto mandante per orchestrare l'agguato, curando i passaggi operativi e logistici tra il vertice e il commando. Gli inquirenti avevano intercettato le sue quattro utenze telefoniche già nel maggio 2025, seguendo le tracce di una rete di relazioni che avrebbe portato all'attentato.
I ruoli e le dichiarazioni degli esecutori materiali
Gli esecutori materiali, arrestati alla fine di giugno, sono Pellegrino D'Avino, sua moglie Marika De Filippis, Saverio Mutone e Antonio Passariello. L'ipotesi accusatoria attribuisce a D'Avino un ruolo chiave, quello di aver curato l'approvvigionamento dell'esplosivo, una "gelatina da cava" dalla straordinaria capacità distruttiva, e di aver partecipato al sopralluogo dell'abitazione di Ranucci il 10 ottobre 2025.
Sebbene gli arrestati abbiano tutti precedenti penali e risiedano nell'area tra Napoli e Avellino, secondo gli atti dell'inchiesta avrebbero agito su mandato di terze persone in cambio di denaro. Nel corso di un interrogatorio, Pellegrino D'Avino ha reso dichiarazioni spontanee, negando di conoscere Valter Lavitola e affermando di non sapere nemmeno chi fosse Ranucci, pur ammettendo di aver lavorato con Tavares in qualità di guardia di sicurezza in Campania.
La sua difesa punta a far cadere l'aggravante del metodo mafioso, ritenendo l'impianto accusatorio ancora da dimostrare.
L'attentato e il movente ancora da chiarire
L'attentato, che è costato a Ranucci la distruzione delle due auto parcheggiate davanti casa e alcuni danni alla proprietà, si inserisce in un quadro investigativo complesso. Sebbene la Dda di Roma abbia individuato gli esecutori materiali, il movente resta un'incognita. Lavitola, che ha fatto dichiarazioni spontanee negando ogni addebito, ha definito "fraterno" il rapporto che lo lega al giornalista.
Dal canto suo, Ranucci ha più volte ribadito la sua amicizia con l'imprenditore, dichiarandosi "sconcertato" dall'ipotesi che possa essere il mandante, e sostenendo che l'ordigno potesse essere un "messaggio a qualcun altro". Gli investigatori stanno anche scandagliando le frequentazioni tra i due e i possibili contatti in redazione, ritenendo questi aspetti "di interesse investigativo" per comprendere il possibile movente di un attacco che ha scosso il mondo del giornalismo italiano.
La ricerca dei mandanti, come ribadito dagli inquirenti, resta la partita più delicata dell'inchiesta.
Gli sviluppi finanziari dell'indagine
Un altro fronte aperto dalle indagini è quello dei flussi finanziari. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire il patrimonio di Lavitola e di comprendere l'entità dei fondi a sua disposizione, anche in relazione a possibili prelievi in contanti nelle giornate precedenti il blitz esplosivo. La lente d'ingrandimento è puntata in particolare sugli investimenti legati al mercato dei crediti di carbonio, in cui Lavitola sarebbe stato attivamente impegnato in Africa.
L'obiettivo è stabilire se vi siano state transazioni sospette che possano collegare il mandante alla pianificazione e all'esecuzione dell'attentato, un'indagine che si preannuncia complessa e dai risvolti internazionali.




