Attentato a Ranucci, i pm acquisiscono le interviste di Lavitola e Tavares: l’ipotesi dei messaggi in codice
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Redazione Interno
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Il primo si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai magistrati, limitandosi a rilasciare dichiarazioni spontanee; il secondo ha invece scelto di rimanere in Camerun, sottraendosi di fatto a ogni interlocuzione con i pubblici ministeri.
Ma Valter Lavitola e il suo tuttofare Gomes Clesio Tavares, indagati rispettivamente come presunto mandante e come intermediario con gli esecutori materiali nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato dinamitardo che ha preso di mira il giornalista Sigfrido Ranucci, subito dopo la perquisizione a carico dell’imprenditore hanno aperto una sorta di dialogo pubblico a distanza, concedendo interviste in televisione e sui giornali. Un flusso comunicativo che, a detta degli inquirenti, potrebbe nascondere molto più di quanto appaia in superficie.
Le interviste diventano indizi
I magistrati della Procura di Roma, i pm antimafia Carlo Villani e Edoardo De Santis, hanno deciso di acquisire tutte le dichiarazioni pubbliche rilasciate dai due indagati dopo il 5 luglio, data in cui i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma hanno eseguito la perquisizione nell’abitazione di Lavitola. L’ex faccendiere, oggi ristoratore, è finito nel registro degli indagati come presunto mandante dell’esplosione avvenuta il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore di Report.
La convinzione che guida gli investigatori è che quelle interviste, trasmesse in prima serata su Raiuno e riprese dalla carta stampata, dicano più di tante intercettazioni. Non semplici tentativi di difesa, quindi, ma veri e propri messaggi rivolti all’esterno, forse persino un tentativo di condizionamento nei confronti del lavoro degli inquirenti.
La strategia comunicativa dei due indagati
Lavitola e Tavares hanno privilegiato i palinsesti televisivi di maggiore ascolto per replicare alle accuse, costruendo una narrazione pubblica che ora finisce al centro dell’indagine. L’acquisizione degli atti serve proprio a verificare se in quelle dichiarazioni siano celati elementi utili a comprendere le dinamiche dell’attentato o se, addirittura, siano state formulate con l’intento di inviare segnali a terzi non direttamente raggiungibili dagli atti processuali.
La scelta di Lavitola di parlare a mezzo stampa, pur avvalendosi della facoltà di non rispondere in sede di interrogatorio, e quella di Tavares di restare in Camerun senza rispondere alle richieste dell’autorità giudiziaria, hanno creato un vuoto di interlocuzione che le interviste hanno paradossalmente colmato, ma con un linguaggio che potrebbe rivelarsi volutamente ambiguo.
Il nodo dei messaggi in codice e il ruolo del factotum
L’attenzione degli investigatori si concentra ora sulle frasi pronunciate da entrambi, su certe espressioni che potrebbero apparire fuori contesto o costruite per un destinatario diverso dal pubblico televisivo. Non è escluso che gli inquirenti cerchino di decifrare un possibile codice, una chiave di lettura che trasformi quelle apparizioni mediatiche in prove.
In questo quadro si inserisce anche la posizione di Pellegrino D’Avino, altro indagato nell’inchiesta, che ha reso dichiarazioni spontanee davanti ai pm negando di conoscere Lavitola e sostenendo di non sapere chi fosse il conduttore di Report. D’Avino ha però ammesso di avere lavorato con Gomes Clesio Tavares, che conosce da tempo per aver svolto servizi di sicurezza insieme in locali e cerimonie in Campania.
Un legame, quest’ultimo, che riconduce alla rete di contatti del tuttofare di Lavitola, già finito sotto la lente degli investigatori come anello di congiunzione tra il presunto mandante e gli esecutori materiali del gesto dinamitardo.
L’acquisizione degli atti e le nuove prospettive investigative
L’acquisizione delle interviste non è un atto formale, ma rappresenta una svolta metodologica nell’impostazione dell’indagine: i pm vogliono confrontare ogni singola dichiarazione con gli elementi raccolti dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, dalle immagini delle telecamere di sorveglianza e dai rilievi effettuati sul luogo dell’esplosione. L’obiettivo è verificare se nelle parole pubbliche di Lavitola e Tavares esistano corrispondenze o, al contrario, contraddizioni rispetto al quadro indiziario già ricostruito.
La procura intende così mettere a sistema ogni frammento comunicativo per ricostruire la trama di relazioni e accordi che avrebbe portato all’attentato davanti alla casa di Ranucci. L’indagine, nelle prossime settimane, potrebbe quindi allargarsi ulteriormente, con nuove convocazioni e verifiche incrociate che tengano conto anche delle dichiarazioni rilasciate davanti alle telecamere, trasformate ora in veri e propri atti di indagine.




