Attentato a Ranucci, D'Avino ai pm: "Non conosco Lavitola e non so chi sia il giornalista"
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Redazione Interno
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"Non conosco Lavitola, qualche volta ho lavorato con Gomes Clesio Tavares con cui mi conosco da tempo per avere fatto sicurezza insieme nei locali e in cerimonie in Campania. Ranucci? Non so chi sia, non lo conoscevo". Con queste parole, rese nel corso di dichiarazioni spontanee davanti ai pubblici ministeri, Pellegrino D'Avino ha scelto di rompere il silenzio, seppur in modo parziale, sul suo presunto coinvolgimento nell'attentato dinamitardo che lo scorso ottobre ha preso di mira l'abitazione di Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report.
L'uomo, che si trova in carcere con l'accusa di aver fatto parte del gruppo che avrebbe materialmente pianificato e compiuto il blitz, si è comunque avvalso della facoltà di non rispondere alle domande dei magistrati, limitandosi a tracciare un profilo della sua conoscenza con il solo Tavares, il factotum di Valter Lavitola indicato dagli inquirenti come il presunto mandante dell'operazione.
Il ruolo di D'Avino e la strategia difensiva
Secondo la ricostruzione dell'accusa, coordinata dal pm Carlo Villani, D'Avino non avrebbe avuto una parte marginale nella vicenda. A lui, in particolare, è attribuito il compito di aver curato i contatti con Gomes Clesio Tavares, il quale avrebbe svolto la funzione di intermediario tra il presunto mandante e gli esecutori dell'azione criminosa.
L'ordinanza del gip, come riportato dagli atti, tratteggia un quadro in cui D'Avino appare come il tramite con "un soggetto terzo, evidentemente il mandante – o colui che parlava per suo conto", il quale si sarebbe reso disponibile, dopo l'attentato, a garantire un temporaneo allontanamento dal territorio e a fornire risorse economiche per gli esecutori.
La difesa dell'indagato, rappresentata dall'avvocato Antonio Falconieri, ha già depositato ricorso al Tribunale del Riesame, con l'obiettivo dichiarato di far cadere l'aggravante del metodo mafioso, sottolineando come l'accusa di strage, inizialmente ipotizzata, sia già stata esclusa dal giudice in fase cautelare.
Le istruzioni per depistare e il rapporto con Tavares
Nel suo intervento, D'Avino ha confermato il rapporto professionale con Tavares, risalente a lavori di sicurezza svolti in locali ed eventi in Campania, ma ha negato qualsiasi conoscenza diretta di Lavitola e ha dichiarato di non sapere nemmeno chi fosse Sigfrido Ranucci prima dell'arresto. Una dichiarazione che stride, però, con quanto emerso dalle intercettazioni e dalle indagini, dalle quali si evincerebbe un legame più stretto tra i due.
Secondo gli inquirenti, sarebbe stato proprio Tavares a fornire a D'Avino, e a questi al padre, Antonio Passariello, una precisa versione da fornire alle forze dell'ordine in caso di fermo. Le istruzioni, che il gip ha ricostruito nel dettaglio, prevedevano che Passariello dicesse di non essere mai stato a Roma o di esserci andato per vedere una partita della Roma, oppure che avesse piazzato l'ordigno su incarico di un albanese conosciuto per affari di narcotraffico in cambio di tremila euro, senza conoscere la vera identità dell'obiettivo.
Gli accertamenti su Lavitola e la posizione di Tavares
Mentre il procedimento giudiziario prosegue nelle fasi preliminari, l'attenzione degli investigatori si concentra anche sulla posizione di Valter Lavitola, al momento indagato ma non sottoposto a misura cautelare, e sulla figura di Gomes Clesio Tavares, attualmente in Camerun e considerato il suo uomo di fiducia.
Le indagini patrimoniali in corso su Lavitola, come riferito da fonti vicine all'inchiesta, non si limitano a ricostruire il business legato ai crediti di carbonio in Camerun, seguito proprio da Tavares, ma mirano a fare chiarezza sull'intera rete di affari e movimentazioni finanziarie riconducibili all'imprenditore.
Le verifiche bancarie e le analisi sui flussi di denaro rappresentano un tassello cruciale per comprendere se possano esistere dei pagamenti o un circuito economico collegato all'organizzazione materiale dell'attentato, in un'indagine che cerca di ricostruire i contorni di una regia più ampia, al di là dei presunti esecutori materiali già individuati.




