Attentato a Ranucci, le chat nel cellulare di Lavitola e il legame con la banda dei bombaroli

Attentato a Ranucci, le chat nel cellulare di Lavitola e il legame con la banda dei bombaroli
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il «selettivo» silenzio degli indagati, quelle risposte mai fornite ai magistrati ma veicolate con cura sotto forma di messaggi a giornali e televisioni, viene ora bilanciato da un tassello investigativo di segno opposto.

Nel corso delle indagini, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno infatti rinvenuto nel telefono cellulare di Valter Lavitola una serie di conversazioni che, secondo la procura, confermerebbero il ruolo giocato dal faccendiere nella strage mancata del 16 ottobre 2025, gettando nuova luce sul legame con la banda che ha materialmente eseguito l’attentato dinamitardo davanti all’abitazione del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, a Pomezia.

I messaggi che confermano il legame tra Lavitola e gli esecutori

A finire sotto la lente degli inquirenti sono stati i flussi di comunicazione intercorsi tra lo stesso Lavitola e il suo uomo di fiducia, Gomes Clesio Tavares, il factotum che avrebbe curato i contatti diretti con la manovalanza. Sarebbero proprio queste chat a contenere gli elementi che legano l’imprenditore ai quattro arrestati per l'esecuzione materiale dell'attentato: Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Tavares avrebbe agito come intermediario tra il presunto mandante e la banda, un ruolo che trova ulteriore conferma nelle intercettazioni telefoniche, dove lo stesso Tavares viene identificato con il soprannome di "O'Nir" e descritto come il soggetto in grado di impartire istruzioni sul da farsi ai membri del commando.

La pista dei finanziamenti e i conti in Africa

Parallelamente al filone delle comunicazioni, le indagini si stanno concentrando con crescente attenzione sui flussi finanziari che avrebbero sostenuto l’operazione. Gli inquirenti, coordinati dal pm Edoardo De Santis, stanno cercando di fare chiarezza sulla provenienza dei capitali che alimentano il business di Lavitola, in particolare quelli legati ai progetti sui crediti di carbonio in Africa, portati avanti proprio insieme al socio Tavares.

L’obiettivo è comprendere come il faccendiere potesse finanziare il suo stile di vita e le sue attività, al di là del ristorante romano che gli faceva da copertura, nella convinzione che il movente dell’attentato possa celarsi proprio dietro gli affari e i possibili conti esteri dell'indagato.

Un silenzio rotto solo dalle apparizioni pubbliche

Mentre gli atti dell'inchiesta si arricchiscono di nuovi dettagli, la strategia difensiva dei principali indagati sembra procedere su un doppio binario. Valter Lavitola, dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai pm, ha scelto di portare la propria versione dei fatti direttamente all’opinione pubblica attraverso interviste, negando con forza ogni coinvolgimento. Il suo factotum, Gomes Clesio Tavares, attualmente in Camerun, ha seguito una linea simile, giustificando la sua posizione con impegni lavorativi.

Di segno opposto, invece, la scelta di Pellegrino D’Avino, che nel corso dell’interrogatorio ha reso dichiarazioni spontanee sostenendo di non conoscere Lavitola e di non sapere chi fosse Ranucci, prima di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.