Conti pubblici, Fidanza: non cambia la traiettoria di riduzione del deficit
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Redazione Interno
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L'Italia non uscirà anticipatamente dalla procedura di infrazione europea per deficit eccessivo. A confermarlo sono i dati definitivi diffusi dall'Istat, che hanno certificato per il 2025 un rapporto tra indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche e Prodotto interno lordo pari al 3,1 per cento, un decimale sopra la soglia del 3 per cento fissata dalle regole di bilancio dell'Unione europea.
La posizione di Fratelli d'Italia
Sulla vicenda è intervenuto Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d'Italia al Parlamento europeo. «È un peccato, ma non cambia la traiettoria di riduzione del deficit e di uscita dalla procedura che era già originariamente prevista per il 2027», ha dichiarato a margine della presentazione di un libro. L'europarlamentare ha spiegato che l'intenzione della maggioranza era quella di anticipare l'uscita al 2026 per disporre di maggiore margine espansivo nella manovra, obiettivo che non è stato possibile centrare.
Fidanza ha poi anticipato che nei prossimi giorni verrà presentata una manovra seria, orientata alla riduzione delle tasse in particolar modo per il ceto medio, senza compromettere l'ordine dei conti pubblici garantito negli anni precedenti.
Le reazioni del governo
Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha commentato i dati Istat con una nota nella quale ha espresso il proprio rammarico per il mancato raggiungimento dell'obiettivo: «Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall'Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo, l'Italia non uscirà anticipatamente già quest'anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027».
La posizione del titolare del Tesoro ricalca dunque la tempistica originariamente indicata nel Documento di finanza pubblica, che già collocava al 2027 l'uscita dalla procedura.
I numeri della revisione
La revisione dei conti economici nazionali non ha prodotto i risultati sperati. Il disavanzo del 2025, stimato ad aprile in 69.381 milioni di euro, è lievitato con l'ultima verifica a 69.736 milioni. Nel conto finale sarebbero finiti non preventivati 700 milioni di investimenti di Rfi e Anas, quasi un miliardo assorbito dai partenariati pubblico-privati, mentre le verifiche sui crediti del Superbonus rivelatisi fasulli, che avevano gonfiato il deficit dell'anno precedente, si sono fermate conteggiandone solo una parte, pari a 3,2 miliardi.
Il quadro della finanza pubblica
Nonostante il rapporto deficit-Pil resti sopra la soglia del 3 per cento, il dato segna un miglioramento rispetto al 3,4 per cento registrato nel 2024. Il saldo primario, ovvero l'indebitamento netto al netto della spesa per interessi, è risultato positivo e pari allo 0,8 per cento del Pil, in crescita rispetto allo 0,5 per cento dell'anno precedente. La pressione fiscale complessiva si è invece attestata al 42,9 per cento, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024.
Sul fronte del debito pubblico, il rapporto sul Pil per il 2025 è pari al 136,7 per cento, in aumento dal 134,2 per cento dell'anno precedente.
Le implicazioni per la manovra
La permanenza nella procedura di infrazione comporta per l'Italia l'obbligo di una correzione strutturale media dello 0,5 per cento annuo. Il dato definitivo dell'Istat arriva in giorni cruciali per il cantiere della manovra, con la maggioranza impegnata a ragionare sulle singole misure da inserire nel provvedimento che approderà in Parlamento il mese prossimo. L'ipotesi coltivata dal governo era quella di ottenere una chiusura anticipata della procedura già quest'anno, grazie al miglioramento dei conti, ma i dati aggiornati non lo consentono.
Perché la Commissione europea possa proporre a novembre l'abrogazione della procedura, la notifica Pde di ottobre dovrebbe indicare per il 2025 un deficit inferiore al valore di riferimento del 3 per cento del Pil.
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