Jokic e Valanciunas, infortuni a catena che mettono in ginocchio i Denver Nuggets
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Redazione Sport
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Un’iperestensione al ginocchio sinistro, patita nel modo più sfortunato possibile quando un compagno è ricaduto sulla sua gamba durante la trasferta di Miami, costringerà Nikola Jokic a uno stop forzato di circa quattro settimane. L’assenza del tre volte MVP, pilastro inamovibile e cervello dell’attacco dei Denver Nuggets, rappresenta di per sé un colpo durissimo per le ambizioni della franchigia, la quale si trova a navigare in acque particolarmente agitate in questa fase della stagione.
Una crisi che si approfondisce
La situazione, già complicata, è precipitata ulteriormente con la diagnosi riservata a Jonas Valanciunas, il cui ingaggio estivo doveva servire proprio a fornire una solida alternativa a Jokic nel ruolo di centro. Anche il lituano, infatti, è stato costretto a mettersi da parte dopo aver riportato uno stiramento al polpaccio destro, un infortunio che le valutazioni mediche indicano come più serio del previsto e che ne posticipa il ritorno in campo verso la fine di gennaio. Se ne va così, in un colpo solo, ogni punto di riferimento nel pitturato per l’allenatore, il quale si vede costretto a reinventare la rotazione interna in una congiuntura già critica.
Lo starting five decimato
La lista degli infortunati, alla quale vanno ad aggiungersi quelli di Aaron Gordon e di altri elementi di peso, disegna un panorama allarmante per i Nuggets, con lo starting five praticamente sbriciolato. L’unico titolare rimasto pienamente operativo è al momento Jamal Murray, destinato a sobbarcarsi un carico di responsabilità e minuti di gioco enorme nelle prossime settimane, mentre la panchina dovrà necessariamente alzare il proprio contributo per tamponare un’emergenza che rischia di compromettere il posizionamento in classifica. Alcuni di loro, del resto, hanno già mostrato segni di stanchezza, come dimostrano le difficoltà dalla lunetta in un finale di partita.
Le ripercussioni in campo
Gli effetti di questa tempesta perfetta si sono già materializzati in partite dai finali rocamboleschi, dove la mancanza di esperienza e freddezza nei momenti decisivi ha permesso agli avversari di restare agganciati fino all’ultimo secondo. Episodi come un tiro da tre punti, per quanto spettacolare e capace di far esplodere di gioia il pubblico di casa, arrivato dopo la sirena e dunque ininfluente per l’esito, sottolineano la fragilità di un gruppo provato e in attesa di vedere la luce in fondo al tunnel. La strada per Denver, ora, è in salita e passa obbligatoriamente dalla capacità di resistere fino al ritorno dei suoi uomini chiave.




