La Bank of Japan alza i tassi all'1 per cento, un livello che non si vedeva dal 1995, e apre a nuovi rialzi
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Redazione Economia
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La riunione di giugno della Bank of Japan – che si è tenuta in una cornice per certi versi inedita, vista l'assenza del governatore Kazuo Ueda, impegnato in un ciclo di cure mediche che lo hanno costretto a saltare l'appuntamento – ha segnato un passaggio storico per la politica monetaria del paese.
L'istituto centrale nipponico ha infatti portato il tasso di riferimento allo 0,25%, un incremento che, sebbene ampiamente preventivato dagli operatori, assume un significato particolare perché riporta il costo del denaro in Giappone a un livello che sfiora l'1%, una soglia che non veniva toccata da oltre trent'anni, esattamente dal 1995.
Una decisione, quella del board guidato da Ueda, che è stata votata a maggioranza con un solo voto contrario, quello del membro Toichiro Asada, il quale ha espresso la propria preoccupazione per un contesto internazionale, segnato dalle tensioni in Medio Oriente, che potrebbe penalizzare la produzione e l'occupazione in modo più significativo rispetto ai rischi legati all'impennata dei prezzi.
Il ritorno alla normalità dopo decenni di tassi a zero
Per comprendere la portata di questa mossa, è necessario ricordare come il Giappone, per un trentennio, sia stato il simbolo di un'economia che lottava contro la stagnazione, con una crescita anemica, prezzi bloccati e una popolazione sempre più anziana, che rendevano i tassi di interesse vicini allo zero non solo una scelta, ma una necessità per stimolare un sistema produttivo in perenne difficoltà.
Oggi, quella fase storica sembra definitivamente archiviata e l'istituto centrale sta procedendo con decisione lungo il percorso di normalizzazione della politica monetaria, iniziato già alla fine del 2025, allineandosi di fatto a quanto fatto da altre grandi banche centrali, come la Banca Centrale Europea, che stanno combattendo l'inflazione con misure restrittive.
La decisione di giugno, in particolare, rappresenta il primo rialzo dei tassi da quello di dicembre 2025 e giunge in un momento in cui l'economia giapponese mostra segnali di ripresa, pur con qualche debolezza, e in cui le pressioni inflazionistiche, alimentate in gran parte dall'aumento del costo del petrolio legato al conflitto in Medio Oriente, stanno spingendo i prezzi al consumo verso l'alto.
Le motivazioni dietro la scelta della BoJ
Nella nota che accompagna la decisione, la Bank of Japan ha spiegato come il rischio di un significativo rallentamento dell'economia si sia ridotto, grazie anche alle misure governative per alleviare l'onere del caro-energia sulle famiglie e ai progressi compiuti per garantire fonti di approvvigionamento alternative.
Tuttavia, lo stesso documento mette in guardia sul fronte dei prezzi, sottolineando che il trasferimento dei rincari del petrolio sta avvenendo a un ritmo relativamente rapido nelle transazioni tra imprese e potrebbe estendersi presto a un aumento diffuso dei prezzi al consumo.
In questo contesto, e considerando che le aspettative di inflazione di medio e lungo periodo continuano a salire, l'istituto centrale ha ritenuto opportuno adeguare il grado di accomodamento monetario, nella convinzione che il rischio che l'inflazione core si discosti al rialzo rispetto al target del 2% sia concreto e meriti attenzione.
Le prospettive future e la reazione dei mercati
A differenza di quanto avvenuto in passato, quando le comunicazioni della banca centrale erano spesso caratterizzate da un approccio attendista, questa volta la BoJ ha fornito indicazioni più chiare sulla direzione da seguire, dichiarandosi pronta a procedere con ulteriori rialzi del tasso di riferimento. Una posizione che, sebbene non abbia sorpreso gli analisti, ha confermato la volontà dell'istituto di non fermarsi a questo primo, storico, passo.
La guidance, seppur definita "fiacca" da alcuni osservatori, lascia intendere che il cammino verso una politica monetaria più restrittiva è ormai tracciato e che l'istituto centrale continuerà a monitorare attentamente l'evoluzione della situazione in Medio Oriente, ma senza farsi condizionare più di tanto dalle incertezze del momento.
L'annuncio, come prevedibile, ha scatenato una reazione sui mercati finanziari, con lo yen che ha rafforzato il suo valore e l'indice azionario Nikkei che ha toccato nuovi massimi storici, spinto dalle aspettative di una ripresa economica solida e dalla prospettiva di rendimenti più elevati.




