Prevenzione della demenza, screening gratuiti nella prima giornata nazionale

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Quasi la metà dei casi di demenza potrebbe essere evitata, o quantomeno ritardata, attraverso un intervento precoce su una serie di fattori di rischio modificabili. È questo, in estrema sintesi, il dato scientifico più rilevante emerso dalle ultime stime della Lancet commission on dementia prevention, che individua in quattordici elementi, molti dei quali legati allo stile di vita, la leva su cui agire per una prevenzione efficace. Da questo fondamentale presupposto prende le mosse la prima Giornata nazionale delle demenze, promossa dalla Sindem, un’associazione autonoma aderente alla Società Italiana di Neurologia, che ha trovato una concreta applicazione in diverse regioni italiane, con iniziative mirate a sensibilizzare la popolazione e a offrire strumenti di valutazione accessibili. L’obiettivo, ambizioso ma scientificamente fondato, è quello di intercettare i primi segnali di un declino cognitivo, il quale, come evidenziato da ricerche internazionali tra cui uno studio dell’University College di Londra, può manifestarsi con anticipi anche di decenni attraverso segnali psicologici spesso trascurati, come una perdita di fiducia in sé stessi, considerata un campanello d’allarme insospettabile.

Iniziative sul territorio per la valutazione cognitiva

In Abruzzo, l’appuntamento ha assunto una forma operativa precisa, trasformando i dati della ricerca in servizi alla persona. I Centri per i disturbi cognitivi e demenze, che fanno capo ai reparti di Neurologia degli ospedali di L’Aquila e Avezzano, hanno infatti aperto i propri ambulatori al pubblico per una intera mattinata, offrendo a chiunque avesse almeno cinquantacinque anni la possibilità di sottoporsi a uno screening gratuito della memoria e delle funzioni cognitive. L’accesso, organizzato senza bisogno di prenotazione, ha rappresentato un’opportunità concreta per ricevere una prima valutazione e consulenze specializzate sulla salute cerebrale, una iniziativa che punta a colmare quel divario tra consapevolezza scientifica e azione pratica, ancora troppo spesso presente.

Il quadro scientifico e i fattori di rischio modificabili

La scienza, del resto, ha ormai tracciato un quadro sempre più chiaro dei meccanismi che possono portare alla demenza, indicando con precisione le aree su cui è possibile intervenire. La commissione internazionale di esperti ha identificato, tra i principali fattori su cui agire, l’ipertensione, l’obesità, il diabete, la depressione, la perdita dell’udito, l’isolamento sociale, uno scarso livello di istruzione, il fumo, l’inattività fisica, un’alimentazione non equilibrata, l’abuso di alcol, l’inquinamento atmosferico e i traumi cranici. Agendo su questi elementi, che riguardano diverse fasi della vita, dall’infanzia all’età avanzata, si stima appunto che il 45% dei casi potrebbe essere prevenuto o posticipato, un dato che sposta il focus dalla sola gestione della patologia conclamata a una strategia di sanità pubblica proattiva e a lungo termine.

L’importanza dei segnali precoci e della diagnosi tempestiva

In questo contesto, la capacità di riconoscere i segnali precoci diventa fondamentale, poiché permette di attivare percorsi di controllo e di modificare abitudini dannose prima che il deterioramento diventi significativo. Oltre ai sintomi cognitivi più noti, come le dimenticanze frequenti o la difficoltà a seguire un ragionamento, la ricerca sta portando alla luce indicatori di natura psicologica e comportamentale, la cui comparsa in età non avanzata potrebbe precedere di molti anni una diagnosi clinica. La giornata nazionale, con i suoi screening, si inserisce quindi in una logica di medicina di iniziativa, che cerca di portare la prevenzione direttamente ai cittadini, superando barriere burocratiche o di disinformazione, nella speranza di tradurre le evidenze degli studi epidemiologici in un reale beneficio per la salute collettiva.

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