Europa in bilico, tra veti incrociati e la necessità di una riforma profonda

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Unione Europea si trova ad affrontare, in questo frangente storico, una crisi multidimensionale che ne intacca la legittimità e l’efficacia, mentre il mondo attorno cambia a una velocità che le sue strutture faticano a tenere il passo. L’urgenza di una riforma delle procedure decisionali, come sottolineato dalla politologa Alessia Melcangi, è un tema che non ammette più rinvii, poiché l’attuale sistema, basato spesso sull’unanimità, rischia di paralizzare la risposta comunitaria di fronte a sfide epocali. La capacità di reazione, in un contesto internazionale radicalmente mutato, appare infatti drammaticamente inceppata da meccanismi concepiti per un’epoca ormai tramontata, un’epoca in cui la stabilità sembrava un dato acquisito e non un obiettivo da conquistare giorno per giorno.

Il peso di un quinquennio traumatico

La crisi economica strutturale, seguita dalla pandemia, ha scosso dalle fondamenta le società del continente, creando un terreno fertile per l’ascesa di forze politiche che mettono in discussione i valori fondanti dell’integrazione. Il pluralismo e la non discriminazione, pilastri del progetto europeo, hanno subìto un attacco senza precedenti, mentre princìpi alternativi – che pongono al centro il sovranismo nazionale e una concezione ossessiva della sicurezza – guadagnano consenso. A questo quadro già complesso, le guerre in Ucraina e a Gaza hanno aggiunto una dimensione di instabilità geopolitica che costringe l’Europa a ridefinire il proprio ruolo sulla scena globale, un ruolo che non può più essere quello di un attore secondario o di una semplice area di libero scambio.

Il giorno più lungo e il vuoto di pensiero

La percezione di un declino irreversibile è confermata da voci autorevoli, come quella dell’ex premier e commissario Paolo Gentiloni, secondo il quale l’Unione starebbe vivendo il punto più basso della sua intera storia. Questa fase critica, del resto, non è legata soltanto a contingenti difficoltà politiche, ma sembra riflettere una stanchezza più profonda, un “vuoto di pensiero” che rischia di vanificare l’eredità culturale del continente. Come denunciato da alcune analisi, l’utopia federalista e illuminista che animò i padri fondatori appare oggi soffocata, schiacciata tra le egemonie delle grandi potenze e l’incapacità di produrre una visione comune e coraggiosa per il futuro, lasciando l’Europa in una pericolosa posizione di vulnerabilità.

La sfida di un nuovo contesto globale

L’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti introduce, poi, un ulteriore elemento di frizione e incertezza, poiché modifica radicalmente la natura della relazione transatlantica, un cardine della politica estera e di sicurezza europea degli ultimi settant’anni. La necessità di una maggiore autonomia strategica, da anni discussa nei vertici, diventa ora una questione di sopravvivenza politica, imponendo all’Unione di trovare al proprio interno quella coesione che le consentirebbe di non essere “una preda geopolitica”, come temono alcuni osservatori. Si tratta, in definitiva, di un bivio nel quale la costruzione comunitaria è chiamata a un “sussulto di dignità”, per usare un’espressione citata da Gentiloni, per ritrovare non solo la sua efficacia ma la stessa ragion d’essere.

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