Vendita globale di chip e incertezza sull'AI: il Nasdaq 100 frena, Apple torna regina
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Redazione Economia
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Il momento di grazia dei titoli tecnologici, e in particolare di quelli legati al settore dei semiconduttori e dell'intelligenza artificiale, sembra essersi bruscamente interrotto. L'estate in corso si sta rivelando una stagione di correzioni e ripensamenti per gli investitori, che hanno iniziato a guardare con occhio critico le valutazioni di un intero comparto.
L'iShares Expanded Tech-Software Sector ETF (IGV), indicatore di riferimento per il settore del software nordamericano, è diretto verso la sesta settimana negativa nelle ultime sette, un dato che fotografa un malessere diffuso ben oltre i singoli titoli. Parallelamente, Alphabet, la holding di Google, è in calo nelle contrattazioni premarket, segnale che la tensione non risparmia nemmeno i colossi del web, dopo una seduta di giovedì che aveva già visto il titolo chiudere in territorio negativo.
La fine del beneficio del dubbio
La dinamica delle vendite, che hanno colpito indistintamente chip e software, suggerisce un cambiamento di paradigma più profondo di una semplice rotazione settoriale all'interno del mondo tech. Gli operatori, di fronte a valutazioni stellari e a una crescita che deve ancora tradursi in utili tangibili per molte aziende, sembrano aver sospeso il beneficio del dubbio che per anni ha alimentato la corsa dell'AI.
La domanda che riecheggia a Wall Street è ora una sola: quando si vedranno concretamente i ritorni sugli investimenti miliardari in intelligenza artificiale? In attesa di risposte, si procede con una cautela che sta ridimensionando le ambizioni di un'intera filiera.
Il dato più eclatante di questo nuovo corso è forse il ritorno di Apple al trono della capitalizzazione mondiale: il colosso di Cupertino ha infatti superato Nvidia, diventando nuovamente l'azienda più capitalizzata al mondo, quasi a simboleggiare il ritorno di un "vecchio" modo di intendere la tecnologia, basato su hardware ed ecosistemi consolidati, contro le promesse forse troppo ardite dell'AI.
Taiwan e Corea del Sud: i veri vincitori dei mercati emergenti
La flessione dei titoli legati all'AI e ai chip è ancora più significativa se confrontata con la crescita che questi stessi settori hanno trainato in altre parti del mondo. Un esempio lampante arriva dall'analisi dell'indice Msci Emerging Markets: se un investitore avesse acquistato questo indice tre anni fa, oggi troverebbe una composizione radicalmente diversa. La Cina, che nel 2023 rappresentava quasi un terzo dell'indice, è oggi scesa sotto il 20%, cedendo il passo a due nuovi protagonisti: Taiwan e Corea del Sud.
Queste due economie, forti del boom dei semiconduttori di cui sono tra i massimi produttori globali, pesano oggi per più della metà dell'intero indice Msci Emerging Markets, a dimostrazione di come la domanda di chip abbia ridisegnato la geografia finanziaria dei mercati emergenti, concentrando valore laddove si produce l'infrastruttura tecnologica richiesta dal mercato globale.
Wall Street chiude in rosso, il settore dei semiconduttori affonda
La seduta di giovedì ha confermato le preoccupazioni degli investitori, chiudendo in territorio negativo per tutti e tre i principali indici di Wall Street. La flessione è stata generalizzata ma ha colpito in modo particolare il comparto dei semiconduttori, che ha trascinato verso il basso l'intero listino. Il Dow Jones Industrial Average ha registrato una flessione dello 0,20%, mentre l'S&P 500, nonostante il progresso di otto dei suoi undici settori, ha lasciato sul terreno lo 0,51%.
La performance peggiore è stata quella del Nasdaq Composite, l'indice più esposto ai titoli tecnologici, che ha subito un crollo dell'1,47%, evidenziando come la correzione abbia colpito in modo selettivo ma feroce le società ad alta crescita. La domanda che tutti gli analisti si pongono è se questa sia una semplice pausa di riflessione o l'inizio di una correzione più profonda per un settore che, fino a pochi mesi fa, sembrava inarrestabile.




