La bolla tech si sgonfia? Il crollo dei chip e il ritorno di Apple al vertice
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Redazione Economia
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L'ondata di vendite che ha travolto i titoli tecnologici nella settimana appena trascorsa ha assunto i contorni di un vero e proprio terremoto finanziario, con centinaia di miliardi di dollari di capitalizzazione spazzati via in poche ore. A innescare l'ultimo, violento scossone è stata la presentazione del nuovo modello di intelligenza artificiale Kimi K3 da parte della startup cinese Moonshot AI, avvenuta venerdì in concomitanza con l'apertura della Conferenza Mondiale sull'Intelligenza Artificiale di Shanghai.
La società ha infatti sostenuto che le prestazioni del suo sistema, forte di 2.800 miliardi di parametri, siano ormai paragonabili a quelle dei modelli più avanzati di OpenAI e Anthropic, un'asserzione che ha riacceso i timori di una competizione sempre più agguerrita e potenzialmente deflattiva per il settore a stelle e strisce.
Il ritorno di Apple e la rotazione verso la difesa
In questo clima di crescente incertezza, un dato emblematico ha catturato l'attenzione degli analisti: Apple è tornata a essere l'azienda con la maggiore capitalizzazione al mondo, superando Nvidia, che per quasi un anno aveva detenuto lo scettro. Questo sorpasso, avvenuto in una seduta in cui le azioni del colosso dei chip hanno subito un deciso ridimensionamento, è stato interpretato come un chiaro segnale di cambiamento nel sentiment del mercato.
Gli investitori, preoccupati dall'enorme intensità di capitale richiesta dall'infrastruttura dell'IA e dai tempi di ritorno non sempre certi, sembrano rivalutare le priorità, premiando aziende come Apple che, pur essendo stata a lungo considerata in ritardo nella corsa all'IA, vanta una capacità di monetizzazione del servizio e un ecosistema chiuso che garantiscono una maggiore resilienza degli utili.
Si assiste così a una rotazione settoriale che allontana i capitali dai titoli più speculativi legati ai semiconduttori per avvicinarli a comparti più difensivi, come i beni di prima necessità, le utility e la biotecnologia, considerati un porto sicuro in caso di prosecuzione della correzione.
La metamorfosi degli emergenti: Taiwan e Corea del Sud in primo piano
La scossa che ha investito i mercati globali ha però un riflesso altrettanto interessante sull'universo dei paesi emergenti, la cui composizione è stata stravolta proprio dalla corsa all'oro dei chip. Un investitore che tre anni fa avesse acquistato un indice Msci Emerging Markets oggi si ritroverebbe con un paniere radicalmente diverso: la Cina, che nel 2023 rappresentava quasi un terzo dell'indice, è scivolata sotto il 20%.
Il vuoto è stato colmato dai due veri vincitori di questa fase, Taiwan e la Corea del Sud, che forti del boom dei semiconduttori, di cui sono tra i maggiori produttori mondiali, oggi pesano complessivamente per più della metà dell'indice. La sola Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC) rappresenta ormai quasi il 15% dell'intero indice, mentre i giganti sudcoreani Samsung e SK Hynix, leader nelle memorie ad alta larghezza di banda, pesano rispettivamente per circa il 9% e il 7%.
Questa concentrazione, se da un lato ha premiato chi aveva scommesso sul settore, dall'altro espone ora gli investitori a un rischio specifico notevole, rendendo la performance del benchmark emergente sempre più dipendente dalle sorti di un pugno di aziende tecnologiche.
Un cambio di passo nel paradigma degli investimenti
Gli ultimi eventi hanno messo in discussione la narrazione dominante che vedeva nell'intelligenza artificiale un trend inarrestabile capace di trainare al rialzo l'intero mercato. I crolli verticali dei titoli legati ai semiconduttori, con il Kospi di Seul che ha perso il 23% nell'ultimo mese, hanno costretto gli operatori a una riflessione più ampia. Secondo gli analisti, non si tratta tanto della fine del ciclo dell'IA, quanto piuttosto di una fuga da un settore divenuto eccessivamente affollato e costoso.
La strategia sta virando da un approccio di pura espansione, focalizzato sull'hardware e sulle infrastrutture di calcolo (il cosiddetto "AI beta"), verso una ricerca di qualità, flussi di cassa solidi e minore volatilità, con un'attenzione crescente verso titoli finanziari, ciclici e difensivi che fino a poco tempo fa erano stati trascurati.
In questo scenario, la Cina, pur essendo stata penalizzata nell'indice emergente, sta iniziando a essere rivalutata in chiave tattica, proprio per la sua capacità di offrire un'esposizione alla tecnologia a multipli più contenuti rispetto alle controparti taiwanesi e sudcoreane, bilanciando il rischio di concentrazione del portafoglio.




