Un amplesso a mezzogiorno e la salatissima sanzione da 10mila euro per i due amanti sorpresi in stazione a Montebelluna
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’istinto, si sa, non ha orari, ma talvolta scontrarsi con il codice della strada – e con quello di polizia locale – può rivelarsi un luscio che costa caro, soprattutto quando la geografia degli amplessi si sposta in aree ad alta densità di pendolari e studenti. Nei giorni scorsi, a Montebelluna, in provincia di Treviso, una pattuglia impegnata nel consueto servizio di controllo del territorio ha assistito a una scena, per usare un eufemismo, decisamente fuori dall’ordinario: una coppia, lui italiano e lei straniera stando a quanto emerso in seguito, aveva deciso di consumare un rapporto completo in un luogo pubblico, approfittando dei giardini antistanti la stazione ferroviaria.
Erano circa le 12:30, quindi in piena ora di punta, quando il viavai di viaggiatori e ragazzi delle scuole non è certo un dettaglio trascurabile, tant’è che gli agenti – i quali non hanno avuto alcuna difficoltà a notare i due da lontano – hanno dovuto avvicinarsi per interrompere bruscamente quell’atto di libidine incontrollata. La coppia, probabilmente convinta di essere riparata dal contesto urbano (la zona è delimitata dalla ferrovia e dal sottopasso, circostanza che forse aveva fatto sperare in una momentanea tregua dagli sguardi altrui), non aveva fatto i conti con il passaggio della Volante. La polizia locale, come spiegato dal sindaco Adalberto Bordin, svolge quotidianamente un lavoro capillare che non lascia scampo a chi viola le basilari regole del vivere civile. Non si è trattato quindi di un controllo mirato, ma di una normale perlustrazione trasformatasi in un intervento a sorpresa.
L’accompagnamento al comando e la sanzione da record per atti osceni
Una volta interrotta l’effusione, gli operatori hanno intimato ai malcapitati di rivestirsi e li hanno prelevati per accompagnarli al comando di via Zecchinel, dove si sono svolti gli accertamenti identificativi di rito. Se in passato condotte simili avrebbero potuto configurare un reato penale, oggi la normativa italiana ha subìto una svolta: la maggior parte delle ipotesi di atti osceni in luogo pubblico è stata depenalizzata, trasformando il gesto in un illecito amministrativo. Tuttavia, come hanno potuto constatare i due amanti, la burocrazia non sempre significa clemenza. L’importo della sanzione, in questo caso specifico, è stata fissata nella misura massima prevista: 10mila euro complessivi, vale a dire 5mila euro a testa, una cifra che ha dell’incredibile se si considera la breve durata dell’amplesso.
A pesare sulla decisione degli agenti non è stato solo il luogo, ma anche il contesto temporale e sociale. Alle 12:30, infatti, la stazione di Montebelluna brulica di pendolari che rientrano dal lavoro o si spostano per la pausa pranzo, senza dimenticare gli studenti, alcuni dei quali minorenni, che transitano proprio da quegli spazi per raggiungere i mezzi pubblici. La presenza di soggetti vulnerabili, sebbene non abbia trasformato l’illecito in un reato (circostanza che sarebbe scattata solo in caso di atti commessi "in presenza di minori", fattispecie che mantiene rilevanza penale), ha certamente orientato il verbale verso il massimo edittale, con l’obiettivo di tutelare il decoro urbano e la sensibilità generale dei cittadini.
Il plauso del primo cittadino e le implicazioni sul decoro urbano
Non è certo la prima volta che la zona dello scalo ferroviario finisce al centro di episodi di cronaca legati a comportamenti inappropriati, ma l’entità della multa ha assunto rapidamente i contorni di un caso esemplare. Il sindaco Adalberto Bordin, interpellato in merito alla vicenda, non ha nascosto la propria soddisfazione per l’operato della squadra della polizia locale coordinata dal commissario Paolo Scarpa, sottolineando come interventi di questo tipo siano fondamentali per restituire dignità agli spazi condivisi e contrastare qualsiasi forma di degrado. Le sue parole, riportate dalle agenzie di stampa, elogiano la costanza della vigilanza, unica arma efficace per garantire non solo la sicurezza oggettiva ma anche quella percezione di decoro che rende una città vivibile.
D’altra parte, l’episodio riaccende i riflettori su un fenomeno che, sebbene spesso circoscritto a casi isolati, genera un forte impatto sull’opinione pubblica. In molti avevano dimenticato, fino a oggi, l’esistenza di una sanzione amministrativa tanto pesante per atti osceni, ma la vicenda di Montebelluna ha rinfrescato la memoria collettiva: le aree verdi e i parcheggi, anche quelli vicini ai binari, non sono zone franche dove tutto è concesso. La multa, per quanto possa apparire sproporzionata rispetto all’istinto del momento, si inserisce in un quadro normativo che lascia poco spazio alle scuse legate alla "foga del momento".
La reazione dei diretti interessati e le procedure d’identificazione
Non risultano, al momento, dichiarazioni ufficiali da parte dei due multati, i quali hanno preferito mantenere il più stretto riserbo dopo aver ricevuto la contestazione. Una volta accompagnati al comando, gli agenti hanno proceduto con la redazione dei verbali per violazione dell’articolo 527 del codice penale (nella sua declinazione depenalizzata che fa capo al d.lgs. n. 8/2016), che prevede appunto una sanzione pecuniaria che va da un minimo a un massimo di 5mila euro. In questo caso, come detto, si è optato per la misura più severa, considerata la palese assenza di qualsiasi tentativo di ripararsi alla vista dei passanti.
Sembra che la coppia, dopo lo shock iniziale dovuto all’irruzione degli operatori nel bel mezzo della loro intimità, abbia collaborato passivamente alle procedure di identificazione senza opporre resistenza, probabilmente consapevole dell’evidenza della violazione commessa. Un comportamento, il loro, che ha evitato ulteriori complicazioni legate alla resistenza a pubblico ufficiale, ma che non ha scalfito la rigidità della macchina amministrativa. Per loro, ora, l’unica via d’uscita sarà probabilmente quella di impugnare la multa entro i termini di legge, oppure procedere al pagamento, magari rateizzandolo, di quei diecimila euro che certamente rappresentano un conto salato per un momento di distrazione all’ora di pranzo.




