Borsa, Milano in rialzo per la terza seduta: l’ipotesi di pace spinge gli indici
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
L’avvio di seduta per Piazza Affari, che ha aperto con un progresso dell’1,21%, si è inserito in un contesto più ampio di euforia controllata sui listini europei, dove il clima di fiducia – alimentato da segnali diplomatici percepiti come concreti – ha finito per prevalere sulle consuete tensioni geopolitiche. A sostenere gli acquisti è stato, in particolare, il forte calo del prezzo del petrolio, sceso del 5% dopo le voci circolate nelle ultime ore riguardo a un possibile allentamento delle ostilità in Medio Oriente. La conferma, giunta direttamente dalla Casa Bianca, circa l’invio a Teheran di una proposta formale di cessate il fuoco ha rappresentato la scintilla capace di riaccendere l’interesse degli investitori, solitamente restii a esporsi in periodi di incertezza sui rifornimenti energetici. In questa cornice, il differenziale tra i nostri Btp e i Bund tedeschi ha registrato un netto arretramento, assestandosi a 87,9 punti, mentre il rendimento annuo del titolo decennale italiano è sceso di oltre 11 punti percentuali, a testimonianza di una ritrovata appetito per il rischio nell’area euro.
Il peso della diplomazia sul sentiment di mercato
Le borse del Vecchio Continente hanno proseguito la loro corsa al rialzo nella seduta di metà settimana, beneficiando di un’impennata delle speranze legate a una de-escalation nei conflitti che coinvolgono le rotte strategiche del Golfo. Non è sfuggita agli analisti la dichiarazione del presidente americano Donald Trump, il quale ha riferito che l’Iran sarebbe intenzionato a «raggiungere un accordo»; una frase, quest’ultima, che ha fatto da preludio alla diffusione di notizie più dettagliate secondo cui gli Stati Uniti avrebbero sottoposto a Teheran un vero e proprio piano articolato in quindici punti. La mediazione, affidata a Paesi neutrali come Egitto, Oman e Pakistan, ha fornito una cornice istituzionale che ha placato i timori più immediati legati a un’eventuale chiusura dello Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale per il transito delle forniture energetiche. Il Brent, infatti, è sceso sotto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, un movimento che ha agito da traino per i comparti maggiormente esposti ai costi dell’energia, ma che ha anche ridotto le pressioni inflazionistiche che da mesi gravano sulle scelte delle banche centrali.
Fincantieri e Avio trascinano Piazza Affari
A Milano, l’indice Ftse Mib ha archiviato la terza seduta consecutiva in territorio positivo, chiudendo con un balzo dell’1,48% a 44.013 punti. A sostenere questa performance ci hanno pensato, in particolare, due protagonisti indiscussi della seduta: Fincantieri, che ha messo a segno un rialzo da record spinto da ordini e prospettive industriali, e Avio, la cui accelerazione ha contribuito a spingere l’intero comparto industriale. I volumi di scambio, sebbene inferiori rispetto ai picchi record di inizio settimana (3,8 miliardi di euro contro i 6 miliardi di lunedì scorso), hanno comunque evidenziato un’ampia partecipazione al rally. In questo quadro di generale ottimismo, non è mancata però una certa cautela su alcuni singoli titoli, come nel caso di Inwit, rimasta ai margini del rialzo collettivo in una giornata segnata anche dallo scontro tra la società stessa e il tandem formato da Fastweb e Vodafone; una dinamica concorrenziale che ha tenuto gli operatori con il fiato sospeso, impedendo al titolo di agganciare la corsa del resto del listino.
Il quadro macro e l’attesa sugli sviluppi giudiziari
Mentre i mercati festeggiavano il crollo del costo dell’energia e le aperture diplomatiche provenienti da Washington, lo scenario giudiziario legato ad alcune operazioni finanziarie è rimasto sullo sfondo, a ricordare come la ripresa dei listini conviva ancora con situazioni di complessa risoluzione. La conferma dell’invio del piano in quindici punti a Teheran ha di fatto spostato l’attenzione degli investitori, i quali hanno preferito concentrarsi sulle implicazioni macroeconomiche immediate – come il calo del differenziale Btp-Bund e l’alleggerimento della pressione sui rendimenti – piuttosto che su possibili frizioni regolatorie interne. In questo senso, la giornata ha rappresentato un esempio classico di come le variabili geopolitiche, quando assumono una connotazione positiva, possano sovrascrivere temporaneamente le preoccupazioni legate ai fondamentali di singole aziende o a vicende giudiziarie ancora in fase di accertamento. L’equilibrio raggiunto dalle borse europee, con Milano in prima fila, ha così fotografato un momento di tregua nei mercati, dove il calo del greggio ha agito da catalizzatore principale per un sentiment che resta comunque vigile sulle prossime mosse diplomatiche.




