Le borse chiudono in rialzo, il gas scende a 45 euro. Milano ai massimi dal 2000, tregua Usa-Iran spinge gli indici

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La settimana si chiude con un segnale inequivocabile per i mercati finanziari, dove il timore di un’escalation generalizzata lascia spazio – almeno per il momento – a un cauto ottimismo. Il prezzo del gas naturale, ad Amsterdam, subisce una flessione del 2,3% portandosi a 45,11 euro al megawattora, un livello che non si vedeva da settimane. A determinare questa discesa, che molti analisti definiscono strutturale più che tecnica, sono i prodromi di una distensione diplomatica: da un lato i previsti colloqui di pace fra Stati Uniti e Iran, in programma nel weekend, dall’altro l’apertura di Israele a negoziati diretti con il Libano. Due fattori che, seppur ancora avvolti da fragilità evidenti, contribuiscono ad allentare la pressione sui costi energetici e a ridurre i cosiddetti “premi al rischio” inrati nelle quotazioni.

Petrolio sotto i cento dollari, effetto Hormuz

Non solo il gas, ma anche il petrolio mostra segni di cedimento. La tenuta – per quanto precaria – del cessate il fuoco tra Washington e Teheran mantiene il barile stabilmente sotto la soglia psicologica dei cento dollari, una circostanza che alimenta la fiducia degli investitori. Lo stesso clima disteso si riflette sulle piazze asiatiche, dove le chiusure sono state positive, e su quelle europee, che hanno aperto la seduta del 10 aprile in leggero ma significativo rialzo. A incoraggiare i mercati contribuisce anche la memoria ancora fresca dei rialzi di Wall Street, mentre si attende l’evoluzione dei negoziati in Pakistan. L’intero sistema finanziario, insomma, appare sospeso tra la speranza di una pace duratura e la consapevolezza della fragilità degli accordi in essere.

Inflazione Usa in crescita ma in linea, consumatori ai minimi storici

Dagli Stati Uniti arrivano segnali contrastanti, che però non sembrano turbare l’umore dei listini. L’inflazione di marzo ha registrato un aumento dello 0,9%, un dato che – pur essendo rilevante – non ha sorpreso gli analisti, restando perfettamente in linea con le loro previsioni. Ben più preoccupante, se si guarda al sentiment reale delle famiglie, è l’indice della fiducia dei consumatori americani: quest’ultimo è sprofondato ai minimi storici, un’anomalia che solitamente precede inversioni di tendenza nei consumi, ma che per ora non ha scalfito l’appetito per il rischio. Le borse europee, infatti, hanno chiuso tutte in territorio positivo: Parigi avanza dello 0,2%, Francoforte si mantiene sostanzialmente stabile, mentre Milano – come vedremo – si distingue per una performance da record.

Piazza Affari recupera tutte le perdite di guerra, nuovo top dal 2000

La notizia più eclatante arriva da Palazzo Mezzanotte, dove il Ftse Mib ha chiuso a 47.609 punti, segnando un progresso dello 0,59%. Un incremento apparentemente modesto, ma che assume un rilievo storico se contestualizzato: Piazza Affari ha interamente ricucito le perdite accumulate dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, issandosi a un nuovo massimo che mancava dal novembre del 2000. Nella seduta odierna l’indice ha oscillato tra un minimo di 47.283 e un massimo di 47.728 punti, mentre l’Ftse Italia All Share ha guadagnato lo 0,77% e i comparti Mid Cap (+1,71%) e Star (+1,58%) hanno fatto ancora meglio. Una risalita, questa, che non cancella le incertezze strutturali, ma che racconta di un mercato capace di guardare oltre l’emergenza immediata, premiando la distensione diplomatica e l’assenza di sorprese negative dall’inflazione americana.

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