Volkswagen, addio a Bugatti: la cessione delle quote Porsche a un consorzio americano segna la fine di un'era
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Redazione Economia
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La voce circolava nei corridoi del settore da mesi, un sussurro insistente che parlava di un divorzio imminente tra il gruppo tedesco e il marchio francese dalle pedigree inarrivabile, ed ecco che proprio oggi, il 24 aprile 2026, la firma sugli accordi ha trasformato quella supposizione in realtà concreta. Porsche, la casa di Stoccarda che fungeva da longa manus del colosso Volkswagen nell’operazione, ha ufficialmente stipulato un contratto per la cessione integrale delle proprie partecipazioni in seno alla joint venture Bugatti Rimac, l’entità nata nel 2021 dall’unione delle tradizioni automobilistiche transalpine e dell’anima tecnologica croata. L’operazione, che si configura come una delle più significative ristrutturazioni patrimoniali del settore automotive nell’ultimo decennio, vedrà il famoso costruttore di hypercar passare sotto una nuova orbita finanziaria, segnando la fine di un legame durato quasi trent’anni.
Il nuovo assetto proprietario e il ruolo del consorzio guidato da Hof Capital
Nel dettaglio della transazione, che dovrebbe perfezionarsi entro la fine del corrente anno solare, Porsche si smarca completamente da quella fetta di mercato. La casa tedesca, che deteneva una quota del 45% in Bugatti Rimac e una partecipazione del 20,6% nel gruppo Rimac, cederà questi asset a un consorzio internazionale capitanato da Hof Capital, società di investimento con roccaforte a New York e una mole di capitali gestiti che supera i dieci miliardi di dollari. Non si tratta di un semplice passaggio di proprietà, bensì di una vera e propria rivoluzione azionaria: il gruppo acquirente include come principale azionista BlueFive Capital, fondo di private equity con base ad Abu Dhabi, affiancato da un gruppo eterogeneo di investitori istituzionali provenienti sia dagli Stati Uniti che dall’Europa. I termini finanziari dell’accordo, sebbene Bloomberg avesse anticipato a dicembre una valutazione superiore al miliardo di euro, restano al momento coperti da stretta riservatezza, un dettaglio che alimenta il alone di mistero e strategia attorno a questo disimpegno.
La fine del controllo tedesco e il futuro operativo di Rimac
Con la penna di Michael Leiters, amministratore delegato di Porsche, che ha apposto la firma sui documenti, la società di Stoccarda ha sancito la propria intenzione di concentrare le risorse sul cosiddetto "core business", ovvero le attività principali del marchio, lasciando cosi campo libero ai partner croati e ai nuovi finanziatori. Una volta che le autorità regolatorie avranno dato il via libera, Rimac Group assumerà il controllo totale delle operazioni di Bugatti Rimac; in altre parole, la creatura tecnologica di Mate Rimac, che già possedeva la maggioranza del 55%, stringerà ora una partnership strategica con Hof Capital e BlueFive Capital per sostenere la crescita futura del marchio. Contestualmente, il fondo guidato da Onsi Sawiris (rampollo della famiglia egiziana Sawiris) entrerà nel capitale di Rimac Group come azionista di riferimento, affiancando il fondatore Mate Rimac, il quale rimane saldamente al timone come amministratore delegato.
Un addio calcolato: le ragioni industriali di Stoccarda
Guardando al contesto più ampio, l’uscita di scena di Volkwagen – o meglio della sua creatura Porsche – risponde a logiche di razionalizzazione profonda in un mercato globale che soffoca i margini degli operatori europei. Se da un lato l’avventura era iniziata nel lontano 1998, quando Ferdinand Piëch volle rilevare la gloriosa maison francese per sfida personale, oggi la priorità per i vertici tedeschi è un’altra. Leiters lo ha spiegato senza mezzi termini: "Con la creazione della joint venture abbiamo posto le basi per il futuro di Bugatti, ma ora vendiamo per dimostrare che intendiamo concentrare Porsche sul suo business principale". Nonostante il divorzio proprietario, i rapporti non si interrompono del tutto sul piano tecnico: Rimac Technology continuerà infatti a fornire componenti e sistemi (come batterie e propulsori) a Porsche e agli altri brand del gruppo, un filo conduttore industriale che sopravvive alla rottura societaria.




