Eni, Akros alza il rating e punta a 26 euro: il mercato premia il coraggio del buyback
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Redazione Economia
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C’è una sottile, ma significativa, differenza tra il giudicare i numeri di un trimestre e il valutare la traiettoria di un’intera strategia. E nel caso di Eni, presentatisi ieri con i conti dei primi tre mesi dell’anno, il mercato – o almeno una parte qualificata di esso, come Banca Akros – ha scelto decisamente la seconda strada. Nonostante l’utile operativo adjusted sia risultato lievemente inferiore alle attese degli analisti, un verdetto che solitamente pesa come un macigno sul sentiment, la banca d’affari ha deciso non solo di confermare il rating “buy”, ma anche di ribadire un target price di 26 euro per azione. Una scelta, quest’ultima, che appare controcorrente solo a un primo, superficiale sguardo.
Un utile in calo che non ferma la macchina da guerra finanziaria
I dati diffusi dal gruppo guidato da Claudio Descalzi raccontano di una realtà sfaccettata, dove la frenata di alcuni indicatori classici viene compensata da audaci mosse di politica azionaria. L’utile netto adjusted attribuibile agli azionisti è sceso a 1,3 miliardi di euro, segnando un calo dell’8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre l’utile operativo pro-forma adjusted si è attestato a 3,54 miliardi. Una contrazione, quella dei profitti, che spesso in borsa equivale a una condanna, ma che in questo caso specifico sembra essere stata archiviata come un accidente di percorso, mitigato forse dall’apprezzamento dell’euro sul dollaro o dalla mancanza di certe voci straordinarie che avevano gonfiato i conti del 2025.
Tuttavia, a catalizzare l’attenzione degli esperti non è stato il conto economico in sé, quanto la gestione prospettica della liquidità. Eni, cogliendo i segnali di uno scenario macroeconomico – si pensi all’andamento del Brent o al prezzo del gas – più favorevole del previsto, ha operato una sostanziosa revisione al rialzo delle stime sul flusso di cassa operativo per l’intero 2026, portandolo a quota 13,8 miliardi. E qui arriva il vero snodo strategico: quell’extra-cash non verrà semplicemente accantonato, ma verrà restituito al mercato in modo massiccio.
Il quasi raddoppio del buyback e la fiducia di Akros
Se la liquidità è il sangue dell’azienda, la decisione di Eni di incrementare il programma di buyback di circa il 90% (da 1,5 a 2,8 miliardi di euro) rappresenta una vera e propria trasfusione di fiducia verso i propri azionisti. È proprio su questo punto che si gioca la partita con gli analisti di Banca Akros. Questi ultimi, pur prendendo atto che i dati operativi del trimestre fossero “leggermente inferiori alle attese”, hanno scelto di focalizzare il loro giudizio sull’impatto complessivo di queste manovre. “Convincono il buyback e le stime sulla cassa”, si legge nel report, un’ammissione che sposta l’ago della bilancia dal passato (i conti chiusi) al futuro (la capacità di generare valore).
Non solo. La banca d’affari ha guardato con favore anche alla dinamica industriale sottostante, in particolare alla crescita della produzione di idrocarburi – aumentata del 9% su base annua – e alle nuove scoperte esplorative, che testimoniano la capacità del gruppo di rigenerare il proprio portafoglio upstream. E in un contesto di prezzi energetici ancora volatili, la solidità operativa dimostrata dal settore Exploration & Production è valsa a Banca Akros come ulteriore certificazione di merito, al punto da mantenere invariato il giudizio positivo.
In definitiva, il verdetto di Akros (confermato del resto da altri istituti come Equita, che pure mantengono un target elevato) suggerisce che il mercato sta imparando a leggere Eni non solo come una macchina per produrre petrolio, ma come una holding finanziaria in grado di ottimizzare il capitale in tempi rapidi. I 26 euro per azione rappresentano una scommessa sul fatto che la disciplina finanziaria e la generosità verso gli azionisti pagheranno, a prescindere da qualche trimestre di “utile soft”.




