Amplifon, il rating di S
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La conferma è arrivata nel pomeriggio di martedì 17 marzo, ed è apparsa subito, agli occhi degli analisti, come una boccata d'ossigeno per il gruppo milanese. S&P Global Ratings ha deciso di mantenere inalterato il giudizio su Amplifon, con un rating fermo a BB+ e un outlook stabile, nonostante l'operazione da 2,3 miliardi di euro che ha portato all'acquisizione della divisione Hearing di Gn Store Nord, e nonostante quei pesanti tonfi in Borsa che, tra lunedì e martedì, avevano visto il Titolo lasciare sul terreno oltre il venti per cento del proprio valore. L'agenzia internazionale, nel motivare la propria decisione, ha spiegato che l'outlook stabile riflette l'aspettativa che la performance operativa della società rimanga resiliente, ma soprattutto che il successo dell'integrazione di Gn Hearing comporterà, nel tempo, un miglioramento della profittabilità complessiva del gruppo.
L’annuncio dell’operazione, avvenuto nella giornata di lunedì, aveva inizialmente spiazzato il mercato, facendo crollare il titolo e costringendo gli investitori a fare i conti con un cambio di rotta strategico improvviso e di portata storica. Amplifon, da sempre considerata un retailer puro di apparecchi acustici, ha infatti deciso di compiere il grande passo, trasformandosi in un leader verticalmente integrato che ora controlla sia la produzione che la distribuzione. Una scommessa, questa, che secondo S&P potrà rafforzare il posizionamento competitivo del gruppo, permettendogli di beneficiare della complementarietà tra le competenze innovative e manifatturiere di Gn Hearing e la propria capillare rete di vendita al dettaglio, con un conseguente maggiore controllo dell’intera catena di approvvigionamento.
La prudenza degli analisti dopo lo scossone in Borsa
Non tutti, però, sembrano condividere l’ottimismo a lungo termine dell’agenzia di rating. Mentre Amplifon cercava di arginare le vendite sul titolo, diverse banche d’affari hanno rivisto al ribasso le proprie valutazioni. Barclays, per esempio, ha ridotto il rating da overweight a equalweight, tagliando il target price da 16 a 10 euro. Gli esperti della banca britannica, pur riconoscendo il potenziale della nuova strategia, hanno espresso forti perplessità in merito ai rischi di esecuzione dell'operazione. Il fascino del modello di business incentrato esclusivamente sulla vendita al dettaglio, che garantiva un pricing power indipendente e l’accesso alle innovazioni di tutti i produttori senza doverne sostenere i costi di ricerca e sviluppo, lascia ora il posto a una "grande scommessa sul settore wholesale" che, se da un lato potrebbe presentare un potenziale di crescita, dall'altro introduce un considerevole fattore di rischio, aggravato peraltro dalle difficoltà del settore retail e da una leva finanziaria destinata ad aumentare.
Jefferies è stata ancora più drastica, spingendo il giudizio da buy a hold e abbassando il prezzo obiettivo a soli 8 euro. Gli analisti hanno puntato il dito contro la diluizione che l'aumento di capitale comporterà per gli azionisti, stimando che l'emissione di nuove azioni, necessaria per finanziare l'esborso in contanti, porterà sul mercato un numero di titoli pari a quasi il quaranta per cento dell'attuale capitale. A questo si aggiunge un altro elemento di incertezza, destinato a pesare sulla performance del titolo nel breve termine: Gn Store Nord, che dopo l'operazione si troverà a detenere circa il sedici per cento del gruppo ampliato, ha già fatto sapere di non considerarsi un azionista di lungo periodo, e la prospettiva di una sua futura uscita dal capitale rischia di creare un'eccedenza di offerta tale da comprimere qualsiasi possibilità di rimbalzo del titolo.
I dettagli dell’operazione e le attese di lungo periodo
L’acquisizione, che segna un vero e proprio spartiacque nella storia dell’azienda italiana, prevede un corrispettivo in contanti di 1,69 miliardi di euro, coperto da un mix di debito (fino a un miliardo) e da un aumento di capitale vincolato fino a 750 milioni. A queste risorse liquide si aggiunge l'emissione di 56 milioni di nuove azioni Amplifon, destinate proprio a Gn. L'azionista di controllo, Ampliter, che detiene oltre il quaranta per cento del capitale e la stragrande maggioranza dei diritti di voto, ha già espresso il proprio sostegno all'operazione, dichiarandosi pronto a partecipare alla ricapitalizzazione.
La società guidata da Enrico Vita punta a generare, entro la fine del 2029, sinergie annue per un valore compreso tra i 60 e gli 80 milioni di euro, calcolate a livello di Ebitda netto. L'ottantacinque per cento di questi benefici dovrebbe derivare dall'internalizzazione dei volumi di produzione, un obiettivo che giustifica, agli occhi del management, l'indebitamento aggiuntivo. Al closing dell'operazione, previsto per la fine del 2026, il rapporto tra indebitamento netto e margine operativo lordo si attesterà intorno a tre volte, una soglia che S&P ritiene gestibile e che, secondo le previsioni dell'agenzia, potrà essere rapidamente ridotta nei successivi ventiquattro mesi grazie alla generazione di cassa del gruppo.
Le reazioni del mercato e le implicazioni per i concorrenti
La mossa di Amplifon, che ha colto di sorpresa gran parte della comunità finanziaria, ha avuto immediate ripercussioni anche sui competitor europei. Barclays e Jefferies, nelle loro note di analisi, hanno sottolineato come l'operazione rappresenti una cattiva notizia per Sonova e Demant, due dei principali fornitori storici del gruppo italiano, che insieme coprivano circa il trentacinque per cento degli approvvigionamenti di Amplifon. Con l'integrazione verticale e la progressiva internalizzazione della produzione, è probabile che questi rapporti commerciali vengano ridimensionati, con un impatto diretto sui conti delle aziende concorrenti. Al contrario, il titolo Gn Store Nord ha registrato un balzo superiore al venti per cento, con volumi di scambio che hanno sfiorato le undici volte la media giornaliera, segno che il mercato danese ha accolto con favore la decisione di cedere la divisione Hearing per concentrarsi sul core business delle periferiche audio e video.
L'operazione, che non necessita dell'approvazione assembleare da parte di nessuna delle due società, dovrà ora superare il vaglio delle autorità antitrust competenti. Il closing, salvo intoppi, è atteso per la fine dell'anno, e solo allora si potranno iniziare a verificare sul campo le effettive sinergie e i benefici prospettati da S&P e dal management di Amplifon. In attesa di quel momento, la Borsa continua a macinare vendite, e il titolo viaggia sui minimi dal 2016, scontando tutto il rischio e l'incertezza che un'operazione così complessa e ambiziosa inevitabilmente porta con sé.




