Quel silenzio sul rating e i successi del governo
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Redazione Interno
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C'è un aspetto perfidamente istruttivo nel modo in cui gran parte della stampa nazionale, quella che tradizionalmente simpatizza per la sinistra, ha scelto di trattare – o, per essere più precisi, di evitare accuratamente – la notizia della promozione del rating italiano da parte dell'agenzia Fitch. Una decisione di indubbio rilievo, che restituisce al Paese un giudizio (BBB+) perduto ormai nove anni fa, è stata infatti accolta con un'imbarazzata scrollata di spalle, privata dei titoli a otto colonne e dei commenti approfonditi che in passato hanno invece caratterizzato le reazioni a giudizi ben più severi. Un silenzio, il loro, che parla più di mille parole e che sembra rivelare una certa difficoltà ad ammettere i progressi compiuti dall’esecutivo in carica sul fronte economico-finanziario.
Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenuto a margine dell'Ecofin di Copenaghen, ha commentato con soddisfazione il risultato ottenuto, affermando che "finalmente ci viene riconosciuto il lavoro che è stato fatto". La valutazione migliorata, accompagnata da un outlook positivo, poggia le sue fondamenta su una serie di indicatori innegabili: i conti in ordine, scelte di bilancio rigorose e un significativo aumento dei livelli occupazionali. Obiettivi primari, per il governo, rimangono ora la riduzione del deficit al di sotto della soglia del 3% e l’auspicata uscita dalla procedura di infrazione europea per eccessivo disavanzo.
Chi oggi tende a sminuire l'importanza di questo traguardo commette, in realtà, un duplice errore di valutazione. In primo luogo, dimentica con troppa facilità quanta enfasi sia stata riservata in passato, specialmente da certa stampa, a questi stessi parametri di valutazione quando, al contrario, veicolavano giudizi negativi. Rating e spread sono stati, in non poche occasioni, utilizzati come leva per attivare sottili operazioni di delegittimazione di governi eletti democraticamente, gettando così le basi per argomentare a favore della loro sostituzione con esecutivi formalmente tecnici.




