Maire, B. Akros alza il target price e gli analisti parlano di risultati “solidi”
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Redazione Economia
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L’istituto Banca Akros ha rivisto al rialzo il prezzo obiettivo su Maire, portandolo da 15,4 a 17 euro per azione, e contestualmente ha confermato la raccomandazione “accumulate” sul titolo del gruppo attivo nell’ingegneria di impianti per il settore energetico e delle infrastrutture. Una decisione, quella dei professionisti guidati dal team di ricerca, che arriva dopo la pubblicazione dei conti del primo trimestre 2026, definiti dagli stessi analisti – i quali hanno parlato esplicitamente di “solidi” – come una base più che solida per giustificare una prospettiva di medio termine ancora favorevole. E non a caso, viene sottolineata anche la conferma dell’outlook “positivo” già comunicato dalla direzione aziendale, un elemento che ha alimentato ulteriormente le aspettative sul futuro andamento del titolo, nonostante qualche scossone di breve periodo osservato sul listino milanese.
Le stime sugli utili salgono e il mercato guarda al lungo periodo
Nel dettaglio, le proiezioni relative all’utile per azione – il cosiddetto Eps – per il quinquennio 2027-2030 sono state incrementate in media dell’1,5%, un aggiustamento che, seppur contenuto in termini percentuali, assume un peso specifico rilevante in un contesto di tassi in evoluzione come quello attuale. Lo stesso gruppo, va ricordato, aveva recentemente annunciato un utile netto salito del 20% circa (precisamente 76,7 milioni, con un +19,9% tendenziale) e un ebitda pari a 131,2 milioni (+15,7%), mentre i ricavi hanno raggiunto quota 1,8 miliardi (+7,6%). Numeri che hanno spinto il titolo ai massimi storici, nonostante – ed è una circostanza che merita attenzione – nelle stesse ore Piazza Affari mostrasse un quadro contrastato: i venditori si sono accaniti in particolare su Maire, con una flessione del 6,42% in una seduta caratterizzata da forte volatilità.
Il confronto con l’indice e la resilienza strategica
A livello comparativo, su base settimanale il trend di Maire evidenzia un movimento più marcato rispetto alla linea di tendenza del Ftse Italia Mid Cap, circostanza che dimostrerebbe una maggiore propensione all’acquisto da parte degli investitori verso l’azienda attiva nell’impiantistica del settore energetico e delle infrastrutture, se paragonata al comportamento medio dell’indice di riferimento. Una dinamica, quest’ultima, che appare coerente con la capacità mostrata dalla società – fondata e presieduta da Fabrizio Di Amato – di “dribblare”, come hanno scritto alcuni analisti, il caos geopolitico che continua a caratterizzare l’area mediorientale. Da Barclays, per esempio, è arrivato un giudizio sintetizzato nell’espressione “tutto bene, per ora”, con la precisazione che non si sono ancora manifestati impatti finanziari evidenti legati alla situazione in Medio Oriente sui conti dell’ingegneria italiana.
I nuovi ordinativi e il peso del backlog sul futuro
Nel primo trimestre 2026, inoltre, i nuovi ordinativi hanno raggiunto quota 4,8 miliardi di euro – una cifra, come ha sottolineato la stessa società, che rappresenta “oltre la metà dell’obiettivo di circa 9 miliardi per tutto il 2026” – portando il backlog complessivo a 15,7 miliardi. Un portafoglio ordini di queste dimensioni, che di fatto garantisce visibilità operativa per diversi trimestri, contribuisce a spiegare la fiducia degli analisti nonostante le turbolenze di breve periodo viste sul listino milanese. E proprio su questi numeri, del resto, Banca Akros ha costruito la propria revisione al rialzo del prezzo obiettivo, ritenendo che la solidità dei risultati e la conferma delle guidance possano sostenere la performance azionaria anche in un contesto macroeconomico ancora complesso.




