Fincantieri affonda a Piazza Affari dopo il collocamento a sconto, analisti al lavoro sui target price
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Redazione Economia
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Corre sui mercati finanziari, o forse sarebbe più corretto dire arranca, un Titolo che sino a poche sedute fa sembrava inarrestabile. Il gigante della cantieristica navale Fincantieri, infatti, sta vivendo una seduta da dimenticare a Piazza Affari, dove il suo titolo viene trascinato in territorio pesantemente negativo dagli effetti di un'operazione finanziaria che, se da un lato ha fatto incassare alla società quasi mezzo miliardo di euro, dall'altro ha finito per penalizzare il valore dell'azione in Borsa. La causa di questo scivolone, che vede il gruppo viaggiare con un calo superiore all'otto per cento e toccare punte del nove, rendendolo di fatto il fanalino di coda del listino principale, è da ricercarsi nel collocamento accelerato riservato a investitori istituzionali portato a termine nella notte. Un'operazione, questa, che ha immesso sul mercato una mole consistente di nuovi titoli a un prezzo inferiore rispetto a quello delle ultime contrattazioni.
La società guidata da Pierroberto Folgiero ha annunciato nella tarda serata di ieri di aver concluso con successo il collocamento di poco più di 32 milioni e mezzo di azioni ordinarie di nuova emissione, una tranche che rappresenta esattamente il dieci per cento del capitale sociale esistente prima dell'aumento. Il controvalore complessivo dell'operazione, gestita tramite la procedura di accelerated bookbuilding (ABB) e riservata a investitori qualificati e istituzionali, si attesta sui 499,25 milioni di euro, una cifra ragguardevole che va a irrobustire le casse del gruppo. Il prezzo di emissione è stato fissato in 15,32 euro per azione, un valore che inra uno sconto del 7% circa rispetto al prezzo di chiusura della vigilia, fermo a 16,47 euro, e che ha inevitabilmente spinto al ribasso le quotazioni odierne, con il titolo che ha addirittura faticato a fare prezzo in apertura.
Nonostante il tonfo in Borsa, l'accoglienza riservata dal mercato all'aumento di capitale è stata a dir poco entusiastica, tanto che la domanda da parte degli investitori ha superato di cinque volte l'offerta disponibile, un dato che testimonia la fiducia riposta nel gruppo triestino e nelle sue prospettive industriali. A valle dell'operazione, la compagine azionaria della società subisce un importante scossone: il flottante, ovvero la quota di titoli in circolazione sul mercato, aumenta in maniera significativa, circa del 34 per cento, raggiungendo una percentuale vicina al 36% del capitale complessivo. Parallelamente, l'azionista di controllo, Cdp Equity, pur mantenendo saldamente in mano le redini del gruppo con una partecipazione che resta maggioritaria, vede la propria quota diluirsi, passando dal 70,67% al 64,25% circa.
La reazione degli analisti e le ripercussioni sul piano industriale
Sull'onda di questa manovra finanziaria, che ha portato nuova linfa ma anche una maggiore offerta di titoli sul mercato, gli analisti finanziari stanno ora limando le proprie valutazioni e i target price sul titolo Fincantieri, cercando di inquadrare l'impatto che questa iniezione di liquidità e la contestuale diluizione avranno sui conti futuri della società. Le prime reazioni delle case d'affari non si sono fatte attendere, con Intermonte che, pur mantenendo un giudizio positivo, ha ridimensionato le stime sull'utile per azione dei prossimi esercizi, prevedendo un taglio nell'ordine del 10% circa, una conseguenza diretta dell'aumento del numero di azioni in circolazione. Gli esperti della sim milanese sottolineano come l'operazione appaia difficilmente conciliabile con il piano industriale 2026-2030, presentato solo una settimana fa, che prevedeva ingenti investimenti per 1,9 miliardi di euro autofinanziati dalla generazione di cassa, lasciando intendere che la logica principale dell'aumento di capitale risieda più nell'ampliamento della base azionaria istituzionale che in una reale necessità finanziaria.
Anche Equita, un'altra importante sim, ha provveduto ad aggiornare le proprie stime, calcolando un impatto diluitivo sull'eps adjusted di circa il 5% per il biennio 2027-28, con un conseguente ritocco al ribasso del target price a 18,1 euro per azione. Sul fronte opposto, Banca Akros, pur confermando il giudizio positivo, ritiene che i proventi dell'aumento di capitale verranno verosimilmente impiegati per finanziare il piano di espansione della capacità produttiva, alla luce di una pipeline di ordini nel settore della cantieristica che si presenta particolarmente solida nel breve termine. La banca guidata da un team di analisti ha quindi leggermente rivisto il target price a 18,7 euro, limando i precedenti 19 euro, ma lasciando invariata la raccomandazione all'acquisto.
Il contesto di Piazza Affari e le altre maglie nere del listino
Il tonfo di Fincantieri, per quanto vistoso e preoccupante per gli azionisti, non avviene in un contesto di mercato particolarmente favorevole, anzi. Le Borse europee, dopo un avvio incerto, hanno infatti accelerato al ribasso nel corso della mattinata, con Piazza Affari che si distingue in negativo e fa peggio delle consorelle del Vecchio Continente. A gravare sull'indice principale milanese, oltre al pesante fardello del titolo cantieristico, contribuiscono anche le performance negative di altri big, come Maire, che sconta un taglio del rating da parte di Kepler Cheuvreux, passato da "buy" a "hold". Non va meglio ai titoli del settore energetico, messi sotto pressione dal via libera del consiglio dei ministri al decreto bollette, un provvedimento che, tra le varie misure, prevede un incremento di due punti percentuali dell'Irap a carico delle aziende energetiche, una mossa che non ha certo giovato al sentiment degli investitori verso il comparto.




