Leonardo, Jp Morgan taglia il target price e applica uno sconto del 10% per il nuovo ad Mariani

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il rimpasto ai vertici – con l’arrivo di un nuovo amministratore delegato, Mariani, che subentra in una fase delicata per il gruppo – ha indotto Jp Morgan a rivedere al ribasso le stime su Leonardo, introducendo un prudenziale sconto del 10% sul fair value. La decisione, maturata nonostante la banca d’affari abbia partecipato l’8 maggio a un roadshow giudicato “rassicurante” con il cfo Giuseppe Aurilio, riflette essenzialmente un aggiustamento legato al cambio di governance più che a un deterioramento dei conti. E i numeri, del resto, parlano chiaro: la trimestrale pubblicata il 6 maggio scorso ha messo in luce un ebita a 281 milioni di euro, in crescita del 33% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, valore che supera addirittura del 10% le previsioni del consenso. Una performance, quest’ultima, che ha confermato la guidance al 2026, sebbene gli analisti ne abbiano apprezzato soprattutto la solidità strutturale più che l’effetto sorpresa.

La nuova guidance consolidata con Iveco Defence Vehicles alza l’asticella delle attese

L’elemento di discontinuità più significativo, tuttavia, risiede nell’integrazione di Iveco Defence Vehicles, consolidata per nove mesi anziché per l’intero esercizio. Il che non ha impedito a Leonardo di aggiornare al rialzo le previsioni su tutti i fronti: gli ordini balzano a 26,2 miliardi (+10%), superando il consenso fermo a 25 miliardi; i ricavi salgono a 22,1 miliardi (+13%), contro i 21,65 miliardi attesi; l’ebita vola a 2,15 miliardi (+23%), battendo di stretta misura i 2,12 miliardi del consenso; e il free cash flow raggiunge 1,33 miliardi (+32%), ben al di sopra dell’1,12 miliardi pronosticato. Numeri, questi, che raccontano di una macchina industriale in piena efficienza, capace di tradurre ordini record in cassa. Eppure, a Piazza Affari, il titolo ha faticato a tradurre questi risultati in un rally duraturo: la seduta positiva con un +2,02% non ha invertito una tendenza settimanale che appare più fiacca rispetto all’andamento del Ftse Mib.

Tecnicamente il titolo mostra segnali di debolezza, con il mercato pronto a vendere

Il quadro tecnico del contractor italiano nel settore della difesa non lascia spazio a facili entusiasmi: l’analisi grafica suggerisce un’estensione della linea ribassista verso un pavimento individuato a quota 50,04 euro, mentre il tetto – ovvero l’area di resistenza – si colloca a 51,29 euro. Un cedimento di questo tipo, spiegano gli operatori, potrebbe innescare nuove opportunità di vendita da parte del mercato, alimentando un circolo vizioso. La contraddizione, peraltro, è evidente: la spesa militare globale ha toccato nel 2025 i 2.887 miliardi di dollari, massimo storico assoluto e undicesimo anno consecutivo di crescita secondo i dati Sipri, i backlog sono ai massimi da decenni e la visibilità sugli ordini si estende ormai su un orizzonte pluriennale. Eppure, il comparto della difesa europeo vive una delle sue fasi più acute di bear market selettivo.

Guerre, budget record e trimestrali positive non frenano più le vendite sui titoli

La narrativa del riarmo europeo – che per oltre un anno aveva trainato i corsi azionari – non sembra più bastare. Gli ultimi dati trimestrali delle aziende del settore sono stati oggettivamente buoni, come dimostra il caso Leonardo, ma la semplice conferma della guidance non genera più quell’entusiasmo diffuso capace di sostenere le quotazioni. Anzi, proprio mentre i focolai di guerra continuano ad ardere nel mondo, i titoli della difesa sono finiti nelle liste di vendita sia in Europa sia negli Stati Uniti, con i rispettivi benchmark che hanno subito consistenti perdite dopo i rally passati. Il problema, per gli investitori, non è più la quantità della spesa ma la sua qualità: la guerra è cambiata, e con essa il tipo di armamenti necessari. Droni, sistemi elettronici, munizioni intelligenti e logistica rapida contano oggi molto più dei carri armati o delle piattaforme pesanti di vecchia concezione. Le aziende – e Leonardo in primis – saranno giudicate sulla loro capacità di adattarsi a questa nuova domanda, molto più che sulla mole degli ordini ereditati dal passato.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.