Poste italiane, gli analisti scommettono su un trimestre solido in attesa dell’opas su Tim
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Redazione Economia
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Mentre il calendario scivola verso il 7 maggio, data in cui Poste italiane presenterà i conti del primo trimestre del 2026, le case d’affari – da Equita a Barclays, passando per Banca Akros – hanno già affilato le proprie stime, consegnando al mercato un quadro sostanzialmente convergente: la partenza dell’anno, a giudicare dai numeri attesi, si preannuncia robusta. Equita Sim, che sul titolo guidato da Matteo Del Fante mantiene un convinto “buy”, ha ribadito il prezzo obiettivo a 27,4 euro, motivando la scelta con l’attesa di “una solida partenza d’anno, con risultati consistenti con la guidance 2026”. Una fiducia, quella del broker milanese, che non trova però pieno riscontro in tutte le scrivanie d’analisi: Barclays, pur confermando la raccomandazione “Equal Weight”, ha infatti limato il target price a 21,6 euro per azione, segnando un ritocco al ribasso del 2% in vista della pubblicazione dei dati trimestrali.
Numeri attesi e il peso di Tim
Secondo le proiezioni raccolte dai maggiori broker domestici e internazionali – e certificate dallo stesso gruppo in un apposito consensus – i ricavi del primo trimestre 2026 dovrebbero assestarsi a 3,39 miliardi di euro, con un minimo di 3,32 e un massimo di 3,44 miliardi. Un dato, quest’ultimo, che andrebbe a superare i 3,2 miliardi realizzati nello stesso periodo dell’anno precedente, suggerendo una traiettoria di crescita netta. Quanto al risultato operativo, le stime parlano di 861 milioni di euro (in un range che va da 813 a 937 milioni), mentre la marginalità sarebbe indicata nell’intorno del 25,5%. Barclays, nel dettaglio, si spinge più in profondità: prevede un utile netto group a 799 milioni di euro – o 580 milioni al netto del contributo di Tim – e un Ebit a 849 milioni, in rialzo del 7% su base annua. L’attenzione, va da sé, non è però solo sui numeri di breve.
L’opas da 10,8 miliardi come sfondo strategico
A catalizzare lo sguardo degli investitori, e in parte anche le forche caudine delle raccomandazioni, è l’offerta pubblica di acquisto (opas) da 10,8 miliardi di euro su Tim, il cui closing è atteso entro il secondo semestre del 2026. Un’operazione che, nelle intenzioni dichiarate dal management, consentirebbe al gruppo combinato di rafforzare l’offerta tecnologica su più fronti: nel mercato consumer, dove Poste è già un player di riferimento, e in quello rate e della pubblica amministrazione, terreno storicamente presidiato da Tim. Proprio l’intreccio tra i conti trimestrali imminenti e la complessa partita dell’integrazione – con le relative sinergie ancora tutte da verificare – spiega perché Equita e Banca Akros parlino entrambe di “solida partenza”, senza però nascondere le incognite legate all’assorbimento dell’ex monopolista.
Un trimestre d’attesa tra conferme e prudenza
La forchetta delle valutazioni – da chi scommette con decisione a chi, come Barclays, preferisce mantenersi prudente pur senza abbandonare la trincea dell’“Equal Weight” – racconta bene la fase che Poste italiane sta attraversando. I conti del 7 maggio offriranno la prima verifica numerica sulla capacità del gruppo di generare utili e flussi di cassa mentre sullo sfondo si muove l’operazione più importante degli ultimi anni, destinata a ridisegnare gli equilibri delle tlc tricolori. Per ora, gli analisti si affidano ai numeri previsti: ricavi in ascesa, marginalità solida, e un utile che – se confermato – darebbe fiato a una macchina organizzativa già proiettata verso l’integrazione con Tim.




