Gp degli Stati Uniti, Rins e l’inutilità sulla Yamaha: “Mi sentivo inutile sulla moto”
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Redazione Sport
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Il Circuit of the Americas, lo stesso dove Alex Rins aveva trionfato in passato sia con Suzuki sia con Honda, si è trasformato in un palcoscenico di frustrazione silenziosa per il pilota spagnolo, le cui parole – una volta smontato dal mezzo – hanno raccontato più di qualsiasi tempo sul cronometro. Il Gran Premio degli Stati Uniti, andato in scena ad Austin, ha messo a nudo una realtà che in Yamaha si tenta di gestire da mesi, ovvero quella di una M1 che, tra problemi elettronici ricorrenti e un’inerzia tecnica difficile da nascondere, sembra aver smarrito la propria anima competitiva. Rins non ha usato giri di parole: “Mi sentivo inutile sulla moto”, ha dichiarato a caldo, lasciando intendere quanto la sua esperienza in pista fosse ridotta a un mero esercizio di sopravvivenza meccanica. A rendere più amaro il quadro, la consapevolezza che il tracciato texano – storicamente favorevole al suo stile di guida – avrebbe potuto regalare ben altre soddisfazioni, se solo la tecnica avesse risposto presente.
La ribellione silenziosa di Austin: “Che c***o ci faccio qui?”
L’ambiziosa decisione, presa dalla Casa di Iwata, di riprogettare radicalmente la M1 attorno a un nuovo motore V4 per la stagione 2026 – mossa che avrebbe dovuto rappresentare una svolta epocale – ha finito per generare l’effetto opposto, consegnando ai propri piloti una creatura ancora acerba e piena di capricci elettronici. Alex Rins, in particolare, ha vissuto un fine settimana da incubo: problemi di erogazione, spegnimenti improvvisi e una sensazione di impotenza che lo ha portato a chiedersi, senza filtri, “che c***o ci faccio qui?”. Una reazione insolitamente sincera, quella dello spagnolo, che ha rotto l’usuale cortina diplomatica del paddock per mostrare una frustrazione ormai difficile da incanalare. Non si trattava solo dell’ennesimo ritiro o di una posizione d’arrivo anonima; il punto era più profondo, e riguardava il senso stesso di salire in sella a una moto con cui non si riesce a stabilire alcun dialogo, nemmeno nei tratti dove il pilota, in passato, faceva la differenza.
Un quartetto di umori: Quartararo, Miller e l’attesa di Razgatlioglu
Ogni pilota Yamaha, a suo modo, sta metabolizzando il momento storico del costruttore nipponico, e le reazioni non potrebbero essere più diverse. Fabio Quartararo, campione del mondo 2021, appare sempre più fatalista: le sue interviste sembrano quelle di chi ha già visto troppe stagioni sprecate per lasciarsi ancora sorprendere. All’estremo opposto si colloca Jack Miller, l’australiano dal casco colorato, che prova a vestire i panni dell’ottimista di servizio; lui parla di atteggiamento mentale, di “mantenere la testa a posto in attesa di giorni migliori”, pur senza nascondere un realismo di fondo sul livello attuale della moto. Miller ha usato un’immagine curiosa per descrivere la propria condizione: “Mi sono sentito come un agnello che viene condotto al macello”. Una metafora cruda, che però non sfocia mai nella resa completa. E poi c’è Toprak Razgatlioglu, il fenomeno turco delle derivate, costretto a fare i primi passi in MotoGP proprio nel bel mezzo di questa transizione tormentata: per lui, l’impatto è doppiamente duro, perché deve imparare le traiettorie di una categoria spietata su una moto che ancora non sa dove vuole andare.
L’incubo V4 e il rischio di un addio anticipato alla griglia
La situazione di Rins, però, è quella che appare più deteriorata sul piano personale. Lo spagnolo non si è limitato a lamentare la mancanza di prestazioni; ha detto esplicitamente di non divertirsi più, un campanello d’allarme che in uno sport dove il margine si misura in millesimi di secondo equivale quasi a una dichiarazione di incompatibilità. La sua esperienza con Yamaha, fino a questo momento, può essere definita senza mezzi termini un fallimento sportivo, e le voci di un possibile addio alla MotoGP – o perlomeno di un rischio concreto di restare fuori dalla griglia 2027 – stanno prendendo consistenza. Non si tratta di una semplice crisi di risultati, ma di una crisi di fiducia: quando un pilota che ha vinto su due diverse giapponesi in Texas si sente “inutile”, il problema non è solo di messa a punto. La storica scelta del motore V4, che doveva rappresentare il rilancio tecnologico di Yamaha, si è rivelata un azzardo dai tempi lunghi, e in questo 2026 i piloti ne stanno pagando il conto più salato. Rins, dal canto suo, ha già cominciato a guardarsi intorno, anche se le opzioni per un sedile competitivo non abbondano. Nel frattempo, a Iwata, si continua a lavorare; ma il rebus, per chi scende in pista, è uno solo: quanto ancora si può andare avanti senza sentirsi parte del problema, anziché della soluzione?




