Sanremo, Conti e il dato degli ascolti in calo: “Pensavo peggio, resto sereno. Stasera più spazio allo spettacolo”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La macchina del Festival, dopo il rodaggio della prima serata, si è rimessa in moto nella sala stampa dell’Ariston per l’incontro quotidiano con i giornalisti. Carlo Conti, affiancato dai co-conduttori della seconda puntata – Pilar Fogliati, Lillo Petrolo e Achille Lauro, oltre alla presenza fissa di Laura Pausini – ha affrontato con la consueta pacatezza il tema che, dalla sera precedente, tiene banco nel dibattito pubblico: il calo degli ascolti del debutto. Un’edizione, la sua seconda consecutiva, che si è aperta con numeri importanti se considerati in termini assoluti – 9,6 milioni di spettatori medi e uno share del 58,4% – ma che segnano una flessione fisiologica, eppure netta, rispetto ai boom dell’era amadeiana, quando si sfioravano i 19 milioni di collegati. Conti, da par suo, ha dribblato le polemiche con una metafora sportiva applicata alla televisione: non si può vincere sempre, e il paragone con il passato, ha spiegato, regge solo fino a un certo punto perché «lo scenario cambia». Se i competitor sono diversi e il mercato dell’attenzione si frammenta, allora un 58% di quota, che rappresenta il quarto miglior risultato dal 1997 a oggi, va letto come un segnale di salute del prodotto, non certo di declino. Del resto, ha confessato il direttore artistico, le sue previsioni alla vigilia erano persino più pessimistiche: «Pensavo al 55%», ha ammesso, e per questo motivo il riscontro del giorno dopo lo ha trovato sostanzialmente soddisfatto, con «lo stesso sorriso» dell’anno precedente, quando pure i record gli piovevano addosso senza che lui se ne prendesse particolari meriti.
Il nodo della prima serata tra esibizioni e varietà
Se i numeri dell’Auditel, pur in flessione, non scalfiscono l’umore del conduttore, a essere messo sotto la lente d’ingrandimento dalla critica è stato invece l’impianto della serata d’esordio. Una maratona di trenta big in gara, uno dopo l’altro, che ha lasciato poco spazio a quella che un tempo si chiamava “arena del varietà”, quella capacità di cesellare momenti di leggerezza e improvvisazione capaci di fare la differenza. Il siparietto con Can Yaman, costruito attorno alla rievocazione di Sandokan con Kabir Bedi, non ha convinto del tutto, e la sensazione diffusa – raccolta tra i cronisti presenti in sala – è stata quella di un meccanismo troppo oliato, privo di quelle scintille che trasformano una puntata in un evento memorabile. Conti, interrogato sulla piattezza di alcune soluzioni, non si è sottratto, ammettendo che «qualsiasi cosa si può fare meglio», ma ha anche spiegato la natura del problema, che è strutturale più che artistico. Con trenta esibizioni da incastrare in una sera, ha argomentato, il tempo per la costruzione di veri e propri pezzi di teatro leggero si riduce all’osso; «non c’è stato modo di provare più di tanto», ha aggiunto, quasi a voler mettere le mani avanti, sottolineando come la mole di cantanti abbia fisiologicamente compresso gli spazi dedicati alla conduzione pura. La promessa, però, è che già dalla seconda serata il registro cambierà: i big in scaletta saranno solo quindici, e questo – ha garantito – permetterà di «dare più spazio alla parte di intrattenimento e di varietà», quella che il pubblico probabilmente si aspetta e che nelle intenzioni del direttore artistico dovrebbe riportare il Festival a un equilibrio più classico tra musica e spettacolo.
Il duetto Lauro-Pausini e il ricordo di Crans-Montana
In questo contesto di riorganizzazione del format, la seconda puntata si presenta con un ventaglio di proposte che cercano di alzare il tiro emotivo e spettacolare. Oltre alla gara vera e propria, che vedrà sfilare in ordine alfabetico i primi quindici interpreti – dalle Bambole di Pezza a Tommaso Paradiso, passando per nomi come Dargen D’Amico, Fedez in coppia con Masini, J-Ax e Patty Pravo – l’attenzione è tutta per i momenti “fuori concorso”. Achille Lauro, che oltre a essere co-conduttore è anche lui in gara, duetterà con Laura Pausini su un brano dal forte valore simbolico, 16 marzo, in un connubio che promette di unire due generazioni e due stili radicalmente diversi. Ma il momento di maggiore intensità, annunciato nella conferenza, sarà probabilmente quello dedicato alla memoria: Lauro si esibirà anche in un secondo brano per ricordare le vittime della tragedia di Crans-Montana, il crollo del 2024 che sconvolse la comunità degli sportivi invernali. Una scelta, quella della Rai e della direzione artistica, che punta a ribadire la funzione di servizio pubblico del Festival, capace di trasformare il palco dell’Ariston in una vetrina per temi civili e commemorazioni collettive, senza per questo scadere nella retorica.
La macchina del Festival tra conferme e aggiustamenti
Accanto ai momenti solenni, non mancano gli innesti pensati per alleggerire il racconto e intercettare pubblici diversi. Sul fronte delle co-conduzioni, Pilar Fogliati porta la sua verve attoriale, Lillo si affida a un’ironia più collaudata e Achille Lauro garantisce quel quid di imprevedibilità che a volte può risolvere una serata. E poi ci sono gli spazi esterni, ormai parte integrante della narrazione festivaliera: Max Pezzali continua il suo collegamento dalla nave Costa, mentre Bresh si esibirà al Suzuki Stage, a dimostrazione di un Festival che ormai dilaga oltre i confini del teatro, invadendo la città e il territorio circostante. La scommessa di Conti, insomma, è quella di riuscire a gestire questa complessità senza perdere di vista il cuore della manifestazione, ovvero le canzoni, ma sapendo che l’appetito del pubblico e dei media si nutre anche – e forse soprattutto – di quello che accade attorno alla gara. Il calo della prima sera, più che un campanello d’allarme, sembra essere stato interpretato come un segnale per calibrare meglio i pesi delle prossime puntate, nella speranza di recuperare quel feeling con il grande pubblico che le edizioni di Amadeus avevano trasformato in un’abitudine. Per ora, il timoniere tiene la barra dritta e non molla il sorriso: «Festival sta bene», ha ripetuto più volte, quasi a voler scacciare con una formula magica i fantasmi del confronto.




