Punture di zecca, due casi d’infezione nel Piacentino: i rischi stagionali e le misure di prevenzione

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’arrivo della primavera, con quel progressivo rialzo termico che spinge a riscoprire sentieri e aree collinari, porta con sé un fenomeno spesso minimizzato ma dai contorni sanitari ben precisi: il moltiplicarsi delle punture di zecca. Nel piacentino, proprio in queste ultime settimane, sono emersi due casi di positività a Rickettsia – un batterio trasmesso da questi artropodi – che hanno coinvolto persone reduce da soggiorni in zone naturalistiche della Valnure e della Valtidone. Un campanello d’allarme, questo, che riporta l’attenzione su un pericolo concreto, tanto per l’uomo quanto per gli animali domestici, senza però cedere a facili allarmismi.

Un parassita in espansione, complice il clima che cambia

Negli ultimi anni, lo si osserva un po’ ovunque in Europa, le zecche hanno allungato il loro periodo di attività annuale e, quel che più conta, stanno colonizzando territori un tempo considerati sicuri: non solo il Nord Europa, ma anche quote montane superiori ai 1.400 metri sul livello del mare. L’Italia non fa eccezione, e alcune regioni registrano ormai una presenza massiccia di questi parassiti, con un conseguente incremento delle malattie trasmesse – dalla malattia di Lyme all’encefalite da zecca. Dati e osservazioni sul campo confermano che non si tratta di una mera percezione, bensì di un’evidenza epidemiologica legata ai cambiamenti climatici e ambientali.

Due casi nel Piacentino: cosa è successo e come ci si protegge

I due episodi segnalati in Valnure e Valtidone riguardano persone che avevano soggiornato in aree a elevata densità di vegetazione, probabilmente senza adottare le più elementari misure di autoprotezione. La *Rickettsia*, responsabile di infezioni come la febbre bottonosa, si trasmette attraverso la saliva dell’artropode durante il pasto di sangue. Per ridurre il rischio, gli esperti raccomandano di indossare abiti chiari e coprenti nelle escursioni, di ispezionare accuratamente cute e cuoio capelluto al rientro, e di rimuovere tempestivamente l’eventuale parassita con pinzette a punta fine, evitando di schiacciarlo o di applicare sostanze irritanti che ne favorirebbero il rigurgito.

La stagione calda e la tutela di cani e gatti

Se per l’uomo la minaccia è reale, per gli animali domestici – cani e gatti in testa – la bella stagione si trasforma spesso in un calvario fatto di prurito, dermatiti e, nei casi più gravi, infezioni sistemiche. Le stesse zecche che pungono noi possono annidarsi nel pelo dei nostri amici a quattro zampe, per poi passare inosservate per giorni. La veterinaria interpellata di recente ricorda alcuni errori comuni da evitare: usare prodotti antiparassitari solo dopo aver visto il parassita (quando ormai il danno è fatto), oppure ricorrere a rimedi fai-da-te come l’olio o l’alcol, che aumentano il tempo di contatto e quindi la trasmissione di agenti patogeni. Meglio invece una profilassi regolare, con presidi specifici consigliati dal proprio veterinario di fiducia.

Insomma, tra passeggiate in campagna e giornate all’aria aperta, la convivenza con le zecche impone attenzione costante e qualche accorgimento semplice ma efficace: ne va della salute nostra e di chi ci vive accanto, senza bisogno di rinunciare al piacere della natura.

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