Settimana dell’immunizzazione, la Sip: «La prevenzione non si ferma all’infanzia, serve una linea dedicata»
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Redazione Salute
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Numeri che impressionano, se solo ci si ferma un attimo a pensarci: negli ultimi cinquant’anni i vaccini hanno salvato più di 150 milioni di vite umane. Un dato che, tradotto in una scala temporale più familiare, significa circa sei esistenze protette ogni minuto, per cinque decenni consecutivi – una mole impressionante di sofferenza evitata che pochi altri interventi in campo sanitario possono vantare. La Società italiana di pediatria (Sip) lo ricorda con forza, approfittando di due ricorrenze ravvicinate: la Settimana europea delle vaccinazioni (19-25 aprile) e quella mondiale (24-30 aprile), entrambe promosse dall’Organizzazione mondiale della sanità sotto il cappello tematico «I vaccini funzionano per ogni generazione».
L’occasione, per la Sip, diventa dunque il momento giusto per sfatare un equivoco ancora piuttosto radicato. «La prevenzione – sottolinea l’organizzazione dei pediatri italiani – non si ferma all’infanzia». Un passaggio, questo, tutt’altro che scontato: molte delle campagne di sensibilizzazione, e gran parte dell’immaginario collettivo, tendono infatti ad associare la vaccinazione quasi esclusivamente ai primi anni di vita. Eppure lo stesso slogan scelto dall’Oms per il 2026 parla chiaramente di “ogni generazione”, includendo adolescenti, adulti e anziani tra i destinatari della protezione offerta dai vaccini.
Sedute straordinarie e open day: l’esempio della Ulss 9 e della Asl di Sassari
Sul territorio, intanto, qualcosa si muove. La Ulss 9, per citare un caso concreto, ha organizzato sedute vaccinali straordinarie nei propri centri proprio in coincidenza con la Settimana mondiale dell’immunizzazione. Un’iniziativa che si inserisce nel più ampio quadro delle attività promosse dagli Stati membri dell’Oms, i quali hanno l’obiettivo dichiarato – ma non sempre facilmente raggiungibile – di garantire una copertura estesa a tutte le fasce d’età contro le malattie prevenibili.
Più articolato, invece, il programma della Asl di Sassari. Qui, tra il 19 e il 30 aprile, è stato messo in piedi un vero e proprio cartellone di eventi: si va da uno spettacolo teatrale rivolto ai ragazzi delle scuole superiori – un modo, questo, per parlare ai più giovani con un linguaggio diverso da quello strettamente clinico – a campagne d’informazione capillari sul territorio condotte dagli stessi operatori sanitari, fino ad arrivare a giornate di open day vaccinale con accesso diretto, senza bisogno di prenotazione.
Meningite e non solo: l’urgenza di coprire tutte le età
La Asl di Sassari, in particolare, ha puntato i riflettori sulla vaccinazione anti-meningococco, una malattia che può colpire improvvisamente e con esiti devastanti anche in età adulta. Un esempio che la Sip utilizza, indirettamente, per sostenere la propria tesi di fondo: se ci si limita a proteggere i bambini, si lascia scoperta una larga fetta di popolazione che, magari per mancanza d’informazione o per semplice disabitudine, non si rivolge più ai servizi vaccinali.
La linea dedicata alla prevenzione, quella invocata dalla Società italiana di pediatria, non è dunque solo uno slogan. Serve una struttura – fatta di orari, di personale formato, di ambulatori accessibili – che accolga un trentenne come un sessantenne con la stessa naturalezza con cui oggi si accoglie un neonato. Perché il virus, o il batterio, non chiede il documento d’identità prima di attaccare.
Oltre 150 milioni di vite in cinquant’anni: un risultato da non disperdere
Il dato dei 150 milioni di vite salvate, va ricordato, non è una cifra astratta. Dietro ciascuno di quei numeri c’è una persona che ha potuto invecchiare, un genitore che non ha perso un figlio, un nonno che ha visto crescere i nipoti. La Sip lo ripete senza enfasi, quasi con la pacatezza di chi sa di parlare di fatti, non di opinioni. E lo fa in un momento – la doppia settimana europea e mondiale delle vaccinazioni – che l’Oms ha voluto proprio per rimettere al centro del dibattito pubblico un tema che, a tratti, sembrava aver perso urgenza.
L’appello, insomma, è chiaro: la prevenzione vaccinale non può essere un capitolo chiuso con la fine dell’infanzia. Anzi, è proprio lì – in quel passaggio generazionale spesso trascurato – che si gioca una delle partite più decisive per la sanità pubblica dei prossimi anni.




