La F1 tra entusiasmo e critiche: Mansell parla di “stallone” e Domenicali chiede correzioni ai regolamenti ibridi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è chi lo paragona a uno stallone che a volte inciampa nel proprio trotto, e chi invece ne esalta la capacità di tenere incollati gli spettatori allo schermo. La nuova Formula 1, quella dell’era ibrida spinta e della ricarica delle batterie in pista, continua a dividere il paddock in due fazioni opposte: da un lato gli ex piloti, i quali non smettono di ripetere come la gestione dell’energia elettrica rappresenti un elemento penalizzante, quasi un’arma a doppio taglio che finisce per castrare l’istinto più puro dell’acceleratore; dall’altro il pubblico generale, che invece sembra aver trovato pane per i suoi denti nella maggiore quantità di sorpassi e in quella dose di incertezza – tipica di chi non sa mai quando l’erogazione possa cedere il passo alla riserva – che i nuovi sistemi hanno portato in dote. Nigel Mansell, con quella sua verve tipicamente britannica mai doma del tutto, ha sintetizzato il disagio di molti colleghi: «La F1 con la ricarica? Come uno stallone che a volte non corre». Una metafora, la sua, che calza a pennello per descrivere il paradosso di monoposto velocissime sulla carta ma costrette a gestire il fiato come maratoneti alla terza ora di gara.

La spinta di Domenicali e il braccio di ferro con la FIA

Stefano Domenicali, l’amministratore delegato della Formula 1, ha rotto gli indugi e chiede a gran voce «correzioni» al regolamento sui motori ibridi, quello stesso regolamento che in questa stagione sta mandando in crisi più di un pilota abituato a spingere senza mai guardare il quadro strumenti. Le discussioni, che ormai si protraggono da mesi tra la FIA, i team e gli stessi piloti, starebbero prendendo una piega favorevole. «Servono modifiche – avrebbe spiegato Domenicali – e la Federazione deve annunciarle entro il prossimo Gran Premio». Una scadenza, quest’ultima, che trasforma l’ennesima riunione tecnica in un vero e proprio countdown: se non si interverrà in tempi brevi, il rischio concreto è che la componente elettrica continui a dettare legge, trasformando i sorpassi in calcoli matematici anziché in gesti di pura abilità. La FIA, dal canto suo, si trova ora stretta tra le esigenze di spettacolo e quelle, altrettanto legittime, dei costruttori che hanno investito miliardi nella transizione green.

Norris e il fascino contraddittorio delle monoposto 2026

Lando Norris, campione del mondo in carica, ha provato a mettere ordine nella confusione, e lo ha fatto con l’onestà intellettuale che lo contraddistingue. Da una parte ammette che le vetture attuali – con molta meno deportanza e un grip ridotto all’osso – siano entusiasmanti da guidare: si scivola, si recupera, il limite è più sottile di una lametta. «Sorpassi artificiali? Ma gli anni Ottanta ve li ricordate?», si è chiesto retoricamente, quasi a voler smontare la nostalgia di chi rimpiange un passato che forse non è mai stato così epico. Eppure, sul punto della gestione energetica, nemmeno lui può nascondere le contraddizioni: «Con la farina che abbiamo a disposizione – ha aggiunto – serve tirare fuori il miglior prodotto possibile, sapendo che la coperta è corta». Un’ammissione che suona come una doccia fredda per i puristi, ma che fotografa alla perfezione la difficoltà di bilanciare performance e sostenibilità.

Il compromesso nato quattro anni fa e l’abbraccio ai costruttori

Vista con il senno di poi, la direzione imboccata quattro anni fa – in sede di confronto tra Federazione, squadre, motoristi e tutte le parti interessate a investire in Formula 1 – aveva un unico grande obiettivo: accontentare i desiderata tecnici e commerciali dei grandi costruttori automobilistici. La scelta, allora, fu quella di sposare in pieno l’elettrificazione spinta, l’idea cioè che lo sport dovesse dimostrarsi rilevante anche sul fronte dell’inquinamento globale. Nessuno, però, aveva forse calcolato fino in fondo l’effetto collaterale di una simile svolta: piloti ridotti a ingegneri del risparmio, costretti a dosare la ricarica come unico vero discrimine tra una vittoria e un ritiro. Le discussioni, a vari livelli, non sono mai realmente cessate. E se il pubblico, in larga maggioranza, continua ad apprezzare l’azione in pista, gli ex protagonisti del paddock guardano con occhio diverso a quello stallone che, nei momenti meno opportuni, smette semplicemente di correre.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.