Mansell: “La F1 con la ricarica? Come uno stallone che a volte non corre”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non è certo la prima volta che una rivoluzione tecnica divide il circus, eppure l’avvento delle nuove power unit ibride, con quella gestione della ricarica tanto discussa, sta producendo un fossato generazionale tra chi quella sella l’ha già imbrigliata e chi la guarda oggi da casa. Nigel Mansell, che di sensazioni al limite se ne intende, ha paragonato la monoposto attuale a “uno stallone che a volte non corre”, un’immagine efficace per descriverne l’indole tradita da un’elettronica invadente. Il problema, spiegano molti ex piloti ascoltati nei giorni scorsi, risiede nella penalizzazione continua imposta dal fattore energetico: un pilota – spingendo al massimo – rischia di ritrovarsi con la batteria in riserva, costretto a gestire anziché attaccare. Dall’altra parte dello steccato, il pubblico generale sembra invece apprezzare quella stessa incertezza; la maggioranza dei telespettatori, va detto, gradisce l’aumento delle sorpassi e quella dose di imprevedibilità che i nuovi sistemi portano in pista.

Permane invita alla cautela: “Il regolamento va cambiato, ma senza compromettere lo spettacolo”

Se i cambiamenti sono ormai sul tavolo – e il gruppo di lavoro istituito dopo le prime tre gare stagionali ne sta analizzando le criticità –, Alan Permane raccomanda però un approccio chirurgico. La sua tesi, suffragata da decenni di trincee tecniche, è che intervenire sul regolamento possa rivelarsi un’operazione tanto necessaria quanto rischiosa: la possibilità che, nel tentativo di risolvere un guaio, se ne inneschi un altro non è affatto remota. Ecco perché, nelle riunioni che in questi giorni tengono banco (e probabilmente continueranno a farlo anche nelle prossime settimane), prevale la linea della prudenza. Nessuno vuole replicare l’errore già visto in passato, quando modifiche affrettate finirono per spezzare l’equilibrio di un campionato. Permane, va ricordato, non chiede di lasciare tutto com’è, ma di procedere per gradi: “cambiare sì, ma senza compromettere lo spettacolo” è il suo mantra.

Domenicali: “Momento straordinario per la F1. Sul nuovo regolamento tecnico servono correzioni”

Mentre il mondiale 2026 osserva una lunga sosta – non voluta, sia chiaro, caduta proprio in aprile – nel paddock virtuale e reale si discute eccome. Stefano Domenicali, CEO di Formula One Group, ha scelto il sito di Autosport per fare il punto. “Lo stato del campionato, lo stato della Formula 1 è fantastico, è straordinario”, ha esordito, quasi a voler blindare il momento d’oro che il motorsport sta vivendo. Poi, però, l’affondo concreto: “Servono delle correzioni in gara e in qualifica”. Parole pesanti, se si considera che vengono dal vertice della categoria. Domenicali ha confermato che le discussioni con FIA, team e – novità di queste settimane – con i piloti stanno procedendo nella giusta direzione. Nessuna rottura, insomma, ma la consapevolezza che i nuovi regolamenti sulle power unit, pur innovativi, hanno generato quelle storture che nemmeno un presidente entusiasta può più ignorare.

Le parole del CEO tra presente, futuro e analisi di una “golden era”

L’intervista rilasciata da Domenicali ha il merito di inquadrare il problema senza drammi, ma anche senza reticenze. Da un lato, l’esaltazione per un movimento che definisce “in una vera e propria golden era”; dall’altro, l’ammissione che la gestione energetica in pista – specie nei momenti chiave della qualifica e nei duelli ravvicinati – sta producendo effetti distorsivi. Il riferimento è a quei sorpassi rimandati perché il pilota in scia non ha abbastanza carica, o a quei giri lanciati rovinati da un repentino calo di potenza. Il gruppo di lavoro, va detto, non ha ancora sciolto i nodi principali; le soluzioni ipotizzate spaziano da una rimodulazione delle finestre di ricarica a un intervento più profondo sul software di gestione. Ma la linea di Domenicali è chiara: ascoltare chi guida le macchine, non solo chi le progetta. E in questo ascolto, la voce di chi ha già corso (Mansell compreso) pesa almeno quanto quella degli ingegneri di fabbrica.

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