Permane e il rebus Formula 1: «Cambiare il regolamento, ma senza uccidere lo spettacolo»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’è crisi, nel mondo della Formula 1, che non porti con sé una ridda di proposte contraddittorie; e tuttavia, nell’alba del 2026, il clima che si respira tra i box è quello di una cautela quasi inedita per un ambiente storicamente votato all’impazienza. Alan Permane, team principal della Racing Bulls, prova a mettere un freno all’entusiasmo riformista che aleggia nel gruppo di lavoro incaricato di analizzare le prime tre gare stagionali. I problemi emersi — lo si mormora nei corridoi del paddock — sono reali, ma la soluzione non può tradursi in una corsa affannosa verso correttivi mal ponderati. «Il regolamento va cambiato», ha dichiarato Permane con il tono pacato di chi ha già visto, in passato, interventi chirurgici trasformarsi in ferite più profonde. «Ma senza compromettere lo spettacolo: il rischio che nel tentativo di risolvere un problema se ne creino altri non è affatto remoto».

Il nodo delle power unit, tra software e prudenza

A tenere banco, nelle riunioni che coinvolgono Federazione, squadre e motoristi, è soprattutto il funzionamento delle nuove power unit. Non si tratta, precisa Nikolas Tombazis — responsabile monoposto della Fia — di interventi sui componenti fisici del motore, bensì di correzioni mirate sul lato software e sulla gestione energetica. Misure che, nelle intenzioni, dovrebbero alleggerire alcune criticità senza stravolgere l’architettura tecnica già approvata. Permane, da parte sua, invita a non sottovalutare la complessità della materia: «Ogni modifica al codice che governa l’erogazione di potenza genera effetti a catena sul comportamento in pista». E il confine, qui, è sottile come una linea di aderenza: da un lato la necessità di rendere le monoposto meno ostiche da guidare, dall’altro il dovere di preservare quello spettacolo che ha riempito le tribune anche nelle ultime due stagioni.

Domenicali e il bilancio di un campionato senza panico

Più disteso, ma altrettanto lucido, il quadro tracciato da Stefano Domenicali in una lunga intervista esclusiva rilasciata a Motorsport. Il presidente della Formula 1 parla di «un campionato sano, che sta attraversando una fase straordinaria come mai prima nella sua storia». Le parole di Domenicali non nascondono i punti critici — sarebbe insensato farlo — ma insistono su un approccio comune e costruttivo, radicato nelle basi più solide del nuovo regolamento. «Non si deve scivolare nel panico», ripete tra le righe il manager italiano, che pure sostiene i correttivi in arrivo, a patto che vengano concordati senza isterismi. Un messaggio, questo, che viaggia in parallelo con la prudenza di Permane: la differenza, semmai, sta nel registro retorico, più politico quello di Domenicali, più tecnico quello del team principal della Racing Bulls.

Il paradosso di Liam Lawson: «Veloci, ma senza spingere»

A gettare luce sulle reali difficoltà dei piloti ci pensa, con una testimonianza diretta, Liam Lawson. L’alfiere della Racing Bulls ha descritto ai media selezionati — tra cui Automoto.it — cosa significhi oggi domare una monoposto figlia di questa nuova era tecnologica. «Siamo velocissimi in rettilineo», ha spiegato Lawson, «ma non possiamo spingere come vorremmo in percorrenza: è un paradosso frustrante». La profonda mutazione dello stile di guida imposta dal regolamento 2026 — che ha spinto le squadre verso interpretazioni aerodinamiche estreme — costringe i piloti a un continuo lavoro di adattamento, tra frenate neurotiche e accelerazioni dosate con il contagocce. Il paddock, in questa alba di campionato, assomiglia a un laboratorio a cielo aperto: si cercano soluzioni, si ascoltano i piloti, si misurano i dati. Ma la domanda che aleggia, insistente, è sempre la stessa: quanto si può cambiare senza spezzare l’incanto?

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