La morte di Sinwar e le conseguenze sul conflitto israelo-palestinese
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Redazione Esteri
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L'uccisione di Yahya Sinwar, leader di Hamas e mente dietro l'attacco del 7 ottobre a Israele, ha scosso profondamente il panorama del conflitto israelo-palestinese. Nonostante la sua scomparsa, Hamas ha dichiarato di sentirsi "rafforzato" e determinato a proseguire la guerra contro Israele, con l'intero asse anti-israeliano radunato sotto l'ombrello dell'Iran: Hezbollah, gli Houthi in Yemen e le milizie in Iraq e Siria. La morte di Sinwar, avvenuta durante un raid israeliano, è stata vista da alcuni esperti come un colpo "fatale" per il movimento, ma le dichiarazioni di Khalil Al-Hayya, uno dei possibili successori, indicano che Hamas intende intensificare la propria resistenza.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, pur riportando una vittoria simbolica importante, si trova ora in una situazione di difficoltà. La recrudescenza del conflitto allontana la possibilità di liberare le 101 persone ancora in cattività, causando irritazione tra quella parte dell'opinione pubblica israeliana che desidera la fine del conflitto. Nel frattempo, la guerra continua e gli occhi di tutti sono puntati su cosa farà Hamas. La conferma della morte di Sinwar è arrivata tramite un videomessaggio di Hamas, e alcune fonti suggeriscono che il corpo del leader ucciso, portato in Israele, potrebbe essere utilizzato come merce di scambio per il rilascio degli ostaggi.
Sul fronte internazionale, la premier italiana Giorgia Meloni, in visita in Giordania e Libano, ha incoraggiato Israele a un cessate il fuoco. Tuttavia, le armi non si placano e i morti in un raid israeliano di giovedì sul campo profughi di Jabalya sono saliti a 33. La situazione rimane tesa e complessa, con entrambe le parti che continuano a dichiarare la propria determinazione a proseguire il conflitto.




