Sinner, il ritorno al lavoro tra Doha e il mistero della fiamma olimpica

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Chissà se l’ha vista, se ha distolto lo sguardo, scegliendo di ignorare per un attimo che la finale dell’Australian Open si sia disputata senza di lui. L’ultima immagine che arriva da Melbourne, un fotogramma che racconta più di tante parole, lo ritrae all’aeroporto con il cappuccio della felpa tirato ben sopra la testa, in un gesto che sembra voler sigillare, almeno per il viaggio di ritorno, una cocente delusione. La partenza, anticipata a causa della sconfitta in semifinale contro Novak Djokovic, ha avuto il sapore amaro di un’occasione mancata, quella di difendere il Titolo conquistato l’anno precedente e di consolidare la vetta della classifica, ora sempre più saldamente in mano a Carlos Alcaraz, vincitore del trofeo.

La strada per il riscatto passa per il Qatar

Ora, dopo alcuni giorni di pausa necessari a metabolizzare un match dal quale erano emerse con chiarezza alcune criticità nonostante le statistiche fossero state largamente favorevoli, l’indirizzo certo per Jannik Sinner è l’ATP 500 di Doha, il cui via è fissato per il 16 febbraio. Il torneo nel Qatar rappresenta il primo, fondamentale banco di prova per una rincorsa che deve ripartire, un’opportunità immediata per riaffermare la propria competitività e ritrovare quel ritmo di gioco che a Melbourne, in alcuni frangenti decisivi, ha mostrato qualche intoppo. La sua presenza, da testa di serie di primo piano, attirerà inevitabilmente i riflettori su un evento che si preannuncia come il primo capitolo di una nuova stagione, quella post-Australia, tutta da scrivere.

L’attesa per i tedofori di Milano-Cortina

Mentre il tennista altoatesino si prepara al ritorno in campo, un altro mistero, di natura completamente diversa, anima il dibattito sportivo nazionale a pochi giorni dall’avvio dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina. Se a Torino 2006 toccò a Stefania Belmondo il compito di portare la fiamma fino al calderone, ora la domanda che circola insistentemente è chi avrà l’onore di essere gli ultimi tedofori, uno destinato allo stadio di San Siro e l’altro al palazzetto del ghiaccio di Cortina d’Ampezzo. La tradizione, del resto, suggerisce che quei ruoli siano spesso affidati a campioni olimpici del passato, figure che hanno scritto pagine indelebili dello sport italiano.

I nomi che riecheggiano nella vigilia

Tra i nomi che più frequentemente riecheggiano, spiccano quelli di Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, entrambi capaci di conquistare tre ori olimpici ciascuno in discipline alpine, e seguiti nella loro carriera dalla stessa manager, la quale coordina anche una delle portabandiera designate per la cerimonia inaugurale. Accanto a loro, nel novero degli atleti celebrati che potrebbero ricevere l’incarico, vengono fatti anche quelli di Gustav Thoeni e Manuela Di Centa, icone di un’epoca che ha regalato all’Italia grandi soddisfazioni sulla neve. Il silenzio ufficiale, mantenuto fino a tre giorni dal via, non fa che alimentare le aspettative per un momento che, al di là dell’identità dei protagonisti, segnerà simbolicamente l’inizio di una festa dello sport lungamente attesa.

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