Acque a 30 gradi e notti tropicali, il mare che non rinfresca più: la crisi climatica vista dalle coste italiane

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il mare salernitano è diventato una grande piscina naturale. Caldo, fermo, quasi vellutato, tanto che si entra in acqua senza avvertire più lo stacco con l'aria rovente: 29 gradi dal capoluogo alla Costiera amalfitana, addirittura 30 nel Cilento meridionale e nel Golfo di Policastro. Un "brodo" estivo che accompagna l'assalto alle spiagge alla vigilia di Ferragosto, ma che, come certificato dai dati del monitoraggio regionale dell'Arpac Campania aggiornati con i prelievi effettuati tra il 3 e il 5 agosto, conserva una qualità microbiologica generalmente molto elevata.

Nei 28 punti esaminati da Salerno a Scario, la balneazione è consentita ovunque e in 23 campioni enterococchi intestinali ed Escherichia coli, i due indicatori della qualità igienico-sanitaria delle acque, si fermano entrambi a 10 unità per 100 millilitri, il valore più basso riportato nei referti.

Un'impennata termica che non risparmia i fondali

Le analisi effettuate il 5 agosto nei punti di prelievo di Torrione e Mercatello confermano la classificazione "eccellente", restituendo valori microbiologici largamente inferiori ai limiti previsti: a Mercatello sono stati rilevati 10 enterococchi intestinali e 10 Escherichia coli per 100 millilitri d'acqua, rispetto ai valori limite rispettivamente di 200 e 500, mentre a Torrione gli enterococchi si fermano a 10 e l'Escherichia coli a 20.

Il mare ha raggiunto una temperatura di 29 gradi, con 34 gradi registrati nell'aria, e le ispezioni visive non hanno evidenziato schiume, mucillagini, rifiuti, residui bituminosi o idrocarburi. Le acque del litorale presentano un aumento di ben 3 gradi rispetto ai 26 gradi di luglio, mentre l'incremento è di 4 gradi in mare rispetto a giugno.

Ma il fenomeno non è circoscritto alla Campania. Il Mediterraneo, e Adriatico e Jonio non fanno eccezione, si sta scaldando fin nelle profondità, con conseguenze severe immediate per creature marine fondamentali come coralli e alghe che, per dirla in parole povere, si stanno "cuocendo", e conseguenze severe nei mesi e anni a venire per gli esseri umani che dovranno fare i conti con eventi climatici estremi, specie sulle coste.

Questo è il quadro che emerge dalla lettura di due distinti Rapporti: il primo, diffuso da Greenpeace, è la "Relazione Mare Caldo (2024-2025) - Monitoraggio degli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini bentonici di scogliera", mentre il secondo è di Legambiente e si intitola "Spiagge - Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane".

Il mare come volano termico: l'analisi di Luca Mercalli

Con il progetto "Mare Caldo", sono state impiantate stazioni fisse per la registrazione in continuo delle temperature in mare a diverse profondità: le due stazioni pugliesi, alle Tremiti e a Torre Guaceto, mostrano come si creino colonne di calore che penetrano in profondità. A Torre Guaceto, tra giugno e luglio, le temperature nei primi metri sono prossime a 27–29 gradi; successivamente, il calore scende fino a interessare tutta la colonna d'acqua fino a circa 30 metri di profondità.

Gli scienziati hanno scoperto che la specie che ha mostrato i maggiori segnali di impatto è risultata l'alga corallinacea Lithophyllum, per la quale sono stati registrati valori di moria fino al 90-100%, mentre un impatto severo è stato registrato per le specie Cladocora caespitosa e Leptogorgia sarmentosa. In generale, nel Mediterraneo nell'anno 2025 sono stati registrati valori medi compresi tra circa 1,5 e 2,5 gradi sopra la media climatologica e gli effetti del cambiamento climatico e delle anomalie termiche sono evidenti in tutte le aree di monitoraggio.

Ci sono notti in cui il termometro, anche dopo mezzanotte, sembra essersi fermato lì dove era rimasto nel pomeriggio, e non è una sensazione: è un fenomeno che ha un nome preciso, notti tropicali, ed è al centro della riflessione del climatologo Luca Mercalli.

Per notte tropicale si intende quella in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 gradi, ma nelle zone costiere di questa estate si registrano valori ben più alti, fino a 25-27 gradi, e il motivo va cercato nel comportamento fisico del mare: "Il mare è un gigantesco volano termico, impiega molto tempo a scaldarsi, però una volta che è caldo resta tale per mesi".

Un meccanismo che, con il progressivo riscaldamento del Mediterraneo, sta trasformando le coste italiane in una delle zone più colpite dal fenomeno, portando Mercalli a una conclusione che ha fatto discutere: "Paradossalmente, sarebbe meglio non andare al mare d'estate, e andarci a maggio e giugno".

Il quadro europeo secondo Copernicus

Stando a Copernicus, il programma di osservazione e monitoraggio della Terra della Commissione europea in partnership con l'Agenzia Spaziale Europea, l'Europa occidentale ha rilevato il periodo giugno-luglio più caldo mai osservato e luglio ha registrato la terza e la quarta ondata di caldo da maggio, segnando per quest'estate un periodo di caldo torrido eccezionale.

In gran parte della regione si è assistito al persistere e all'intensificarsi della siccità diffusa osservata a maggio e giugno, con condizioni di caldo e siccità prolungate che hanno portato alla diffusione e all'intensificazione di incendi estremi. Nel luglio 2026 è stata registrata la temperatura superficiale dei mari più alta mai rilevata per il mese di luglio negli oceani extrapolari, pari a 20,96 gradi, superando il precedente record di luglio 2023 di 20,89 gradi, in parte alimentata dallo sviluppo di condizioni di El Niño nel Pacifico equatoriale.

I valori record sono stati rilevati lungo l'Atlantico e nel Mediterraneo occidentale e sono stati associati a ondate di calore marine diffuse, di intensità forte o grave, che hanno colpito le comunità e gli ecosistemi costieri.

Il dato che forse più sorprende, e che invita a una riflessione sull'emotività del momento, riguarda il vecchio continente: la temperatura media sul territorio europeo nel luglio 2026 si è attestata a +20,49°C, risultando l'11ª più alta mai registrata per il mese, ovvero 0,66°C al di sopra della media del periodo 1991-2020. Un dato che smentisce le sensazioni umane, molto condizionate dalla memoria corta e dall'emotività del momento, e che trova spiegazione nel netto contrasto tra ovest ed est nelle anomalie di temperatura.

A completare il quadro, i dati di Legambiente che rilevano come, dal 2010, in Puglia vi siano stati 136 eventi meteo-idro estremi e 11 in Basilicata, con una accelerazione tra il 2015 e il 2026, quando sono stati ben 116 in Puglia e 7 in Basilicata.

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